sabato 20 giugno 2026

S02 E03 - Il demone di sangue


Chi lo sa come ha fatto a trovarmi...

Ho sentito solo il lenzuolo spostarsi. Me lo sono trovato a letto mentre dormivo, ma nessuna delle bestie mi ha avvertito. Evidentemente aveva il mio odore, o non aveva una forma visibile né ha mosso l'aria.

Ma io l'ho visto, il mio demone di sangue. Aveva le sembianze di un amico, un amico vero. Aveva gambe e braccia, un petto, due orecchie e due occhi, e non aveva nessun colore. Solo le dita, di mani e piedi, erano liquide, cremisi di sangue vivo, ed era nudo. Non era né maschio né femmina. 

Non mi ha spaventato e, non so, forse mi aspettavo già qualcosa che mi facesse piangere ancora un po’ a dirotto. Mentre ero al Pronto Soccorso, non lo sapevo, ma era già lui che stava lanciando i sassolini alla mia finestra. Ho dato la colpa all’attesa infinita per verificare l’emoglobina e poi per attendere il chirurgo. Ho dato la colpa alla mia pazienza che si stava esaurendo, come anche le capacità assorbente delle mie garze. Ma non era quello, l’ho capito poi. 

Stava lì fermo, a dire niente e dire tutto in un istante infinito soltanto, e poi è sparito. Non ho nemmeno controllato che ore fossero.

Mi sentivo una cosa sola con lui e non mi sono sentito giudicato, ma accompagnato nella notte, come se fosse sempre stato lì ad attendere il momento giusto per manifestarsi ai miei sensi.
Sapeva di ferro sulla lingua e di pulito nel naso, lo sentivo sulla pelle e dentro le vene. Più che dentro di me, era parte di me.

L'unica cosa che gli ho visto fare è stato estrarre dei guanti dalla guantiera, per accarezzarmi il viso per non sporcarmi. "Ti sei già sporcato abbastanza di sangue, amico". Non le ha pronunciate queste parole, ma le ho comprese comunque. Nulla del dialogo che ne è seguito è avvenuto a parole. Come se le stessi pensando io, per un attimo onnisciente, completo, a pezzi ma unito, pedissequo coi miei malloppi emotivi. 

Sentitevi pure liberi e libere di pensarlo - e potrei pensarlo anche io - che questo sia un mostro, ma c'è un capitolo in cui eventualmente qualcuno l'ha creato questo mostro.
E comunque non vedo nessun cazzo di mostro e, a dirla tutta, ben vengano questi "mostri".

Mi ha solo mostrato di nuovo quella lucidità che piano piano mi sta allontanando dal cratere e che, un intoppo emotivo alla volta, fa tornare il controllo.

"Fatti spazio Ste. Avevi già visto tutto, sapevi già tutto. Le sensazioni ti parlavano già prima, esattamente come sto facendo io adesso. Hai perso il controllo per un momento, ma lo stai recuperando tutto. Ci sei, davvero, e io sono qui con te."

"Ma cosa rimane? Perché a volte è tutto ancora così surreale?"

"Non è abbastanza che resti tu? Ricorda sempre che ne pesterai tante di merde, ma non devi dare la colpa alla tue scarpe. Non essere l'ennesimo Orfeo che si guarda dietro. Guarda avanti, ma fallo per te."

"Ma perché tutte queste porte sembrano sempre trappole? E perché ce ne sono così tante? Quale nasconde un premio invece della fossa?"

"Non esistono porte, non esistono premi e non esistono trappole. Ripensavi ieri al bosco sul Monte Orfano. Vedile come sentieri, piante, percorsi. Cosa vuoi che sia un fruscìo di foglie alle tue spalle? Sei grande abbastanza per non spaventarti, no? Ma se anche aprissi una porta e cadessi...parlavi mica di imparare a evitare le buche o di cambiare strada, con Andrea? Quindi, dai che lo sai che sei tu ad aver costruito una straordinarietà dove invece esisteva solo superficialità."

"Hai ragione. Come ti chiami?"

"Ha importanza? Va bene dare un nome a tutte le emozioni, ma non esagerare. E poi, sei sicuro di non saperlo già? Guarda caso piacciono anche a me gli spiegoni, ma non pensare che ogni vuoto sia da colmare. A proposito, certe cose le sai già dove sono, smettila di cercarle fuori."

"Me lo devo far piacere il vuoto, intendi questo?"

"Intendo che questo non è vuoto e non è da colmare. Questo è il presente e questo sei tu. Non sei più il giocattolo di chi si stanca di ogni luccichio che incontra. Le scelte del mondo non identificano il tuo valore. Ricordati che il trucco per dimenticare il quadro d’insieme è osservare i dettagli da vicino.”

"Ma quindi, tu sei me?"

"Ci voleva tanto?"

La sensazione, svegliandomi tardi sotto la cupola della mutua, è stata quella di sentirmi sopraffatto completamente da quell’istante che è stato sia finito che infinito. 
Sapevo già tutto senza sapere niente. 

Come quando è buio ma so che poi che poi la luce arriva. 



"It's summertime. The sun is shining bright. I'm all alone, lost in time."

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