martedì 28 luglio 2026

S02 E08 - Scatoline piene di sensibilità


Tremavamo di brividi di freddo per la giacchetta leggera, ma brillavamo di luce vera. 
Ci coprivamo le spalle, cercando il calore nelle braccia di un abbraccio quaggiù.
Il cielo, di un verde che non dava nessuna speranza, poi pieno di color notte, non regala mai il lusso di una lamentela. 
Avremmo tutto il diritto di urlare improperi all'orizzonte fino alla fine dei tempi, ma la luce che brilla illumina solo i piedi dove sono appoggiati, un momento alla volta, e continua a farcene mettere uno davanti all'altro. 
I muscoli non devono mai guardare al passato. I muscoli, certi muscoli, spesso non lo sanno cosa sia il passato.
Ogni giorno sfoggiano il loro abito migliore, in tessuto di acido lattico perpetuo. Certi muscoli non guardano all'insù.

Sono abiti e fibre da pettinare con la delicatezza e il rispetto di una madre con il proprio grembo. Fiori.
Con la gentilezza che solo la luce vera sa produrre, quella che viene solo dopo la sofferenza che incolla le dita e spegne la voce con l'interruttore della vergogna, anche quando non esiste vergogna.

Certi momenti sembra che tutto sia piombo indifferente alla vita. 
Ma tutto va attraversato e, anche i passi nell'oscurità più buia diventeranno un merito da sfoggiare, insieme al vestito buono dei nostri muscoli. 

Anche alla luce lo fanno, a volte, di diventare un abisso di bocche che parlano. 
Altre volte, più fortunate, sono mandrie di sorrisi che cercano acqua. 

Nelle mie scatoline vi tengo tutti contati, al sicuro: con o senza sangue, so che non siete inganno.
Insieme a me, siete tutto ciò che deve ancora venire.

"He came from the sunset, he came from the sea.
He came from my sorrow, and can only love me.
Oh, where is the wonderer who wandered this way?"

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