sabato 28 febbraio 2026
Alene
venerdì 27 febbraio 2026
Ste, non dimenticarti di guardare dietro ogni tanto.
Una strada da trovare, con uno sguardo dietro a vedere cosa mi insegue, ma senza paura che possa raggiungermi, perché finalmente potrei affrontarne le unghie affilate.
Don't forget to look back sometimes."
giovedì 12 febbraio 2026
Il silenzio non chiude mai la porta quando entra.
I merli cantano della pioggia della notte. Ora è mattino.
Le batoste, i rimpianti, i desideri, il silenzio della luce accesa senza una guerra vera da combattere. La porta è rimasta aperta, non so chi deve arrivare.
Le emozioni appassite scelgono la via più facile per cercare l'acqua.
Ma non è autunno, non cadranno ora.
Aspetto il loro rinascere, aspetto che la luce riempia le crepe.
La accoglierò e forse finirà la voglia di camminare all'indietro.
Cambiamento è trasformazione e trasformazione è crescita.
Ci sono strane maniere per ingannarmi e ci sono strane maniere per uccidermi.
L'amore non salva.
The fallow fields, the golden grain.
The tower fell, the star remains.
The token scrawled, into our skin.
They keep on tellin' me our stars are crossed.
But I think that you might be my albatross.
We learned to run before we learned to walk.
There's so much time to steal before the sun goes down."
mercoledì 11 febbraio 2026
Viaggiatore stanco, calloso e dolorante, il tempo e la gravità ti hanno seguito fin qui.
È il coraggio o la paura che serve? È l'orgoglio o l'umiltà che mi insegue? O che pretendo? È davvero tutto ciò che voglio la serenità che inseguo? È il peso di una montagna o di un oceano o quello di una piuma, che devo lasciarmi dietro? O la loro bellezza?
Finiranno mai queste domande? Forse è l'unica cosa di cui sono sicuro, insieme al fatto di non tradire nessun me stesso se rido o vivo, o se vedo il fondale quando l'onda si ritrae per un attimo, anche se so che tornerà.
Ed è tutto così chiaro, cosa deve importarmi davvero. Sono io il viaggiatore stanco?
Leave them behind and show me all about the ocean.
Deep in your eyes, I've never seen the ocean, not like this one.
Show me your eyes, I've never seen the ocean, not like this one.
Look in your eyes, I've never seen the ocean, not like this one"
lunedì 9 febbraio 2026
Curami, avvelenami, con gli occhioni grigi.
Accoglimi Nebbia, nascondimi l’orlo su cui mi porterà il sole.
Accompagnami tu Lola, proteggimi anche oggi dalle tristezze liquide.
Coccolami tu Lain, vibra insieme a me.
"Una medicina che nuoce, un veleno che cura", ancora una volta nella speranza di una pioggia impetuosa che lavi davvero.
"[...] Denial, business as usual. So roll your eyes, shake your head, turn away and call me names. I'm okay with that, too proud.
Unable to listen, we keep speaking. Moted by blood, unable to notice ourselves.
Unable to stop and unwilling to learn."
venerdì 6 febbraio 2026
Og ég fæ blóðnasir, en ég stend alltaf upp. Cronache dalla pozzanghera.
Ci casco sempre nei giorni stanchi, umidi. Proprio io che parlo, scrivo, paro, schivo, ma inciampo ancora nei giorni che iniziano senza sonno, proseguono sbilenchi e finiscono a deflagrare nel torbido della non lucidità e dei rumori di ufficio.
Ci vede lungo la mia razionalità ed è cieca la tristezza dei momenti sbrodoloni. Quante volte si è rotta il naso contro l'asfalto, la mia rabbia quando si veste da incertezza.
Il merito e il non merito, il rispetto e la sua mancanza, la delusione immensa, il dire la mia ma senza l'ascolto, le ferite, l'inconsapevolezza che 'spetta n'attimo, l'essere stronzi, i "tanto per", il sentirmi squoiato, le briciole dei pasti degli altri e le emozioni in prestito finché va bene, ma poi diventa una merda.
Sono nudo, le provo tutte a non pensarci ma mi sento come un entanglement quantistico che non sempre reagisce nella sua controparte; e va bene se mi vedono tutti. Lo sfido tutti i giorni lo spazio e il tempo, ho affinato le formule e le previsioni danno solo andamenti previsti, tutto corretto. Ma si paga sempre il prezzo, quando il passato che sfiora il presente diventa una minzione dolorosa, di due una risposta la da solo uno. C'è il sovrapprezzo per quell'articolo, signo'.
L'oggi mi si svela, di nuovo, in una forma diversa da quella di ieri. Si spoglia di tante convinzioni e ogni volta mi fa ricominciare da capo.
"Og ég fæ blóðnasir, en ég stend alltaf upp." ("E mi viene il sangue dal naso, ma mi rialzo sempre").
Conscio di me.
Banalmente prezioso.
"Something else is inside, you're not there. Replaced your eyes with empty glass spheres. Crooked hungry urge needs to feed.
Countless empty words fail to mask the constant need.
Promised it's alright, when you disappeared into the night.
Long time ago, they slipped their fingers in. Now in dark corners, you still fear wickedness.
Demons in your head, with no defences. Those you leave behind, always suffer the consequences.
You'll tell me you want to run.
Wanna free yourself from pain, but the demons haunting you hold you in this place.
Glimpses of who you might be revealed through the haze.
Contrast stark reality. Signals sent from the smoke of a life ablaze."
martedì 3 febbraio 2026
Ho un sacco pieno di parole e non so cosa farmene...Indifferenziata?
Sto riordinando tutto quanto, nei miei archivi. Trovo un sacco di cose, e sto cercando di capire cosa buttare, cosa regalare, cosa dimenticare, cosa tenere, cosa lasciare andare. Trovo una marea di cose e tantissime parole lì a metà, volatili, volanti, inespresse e anche espresse.
Ispirato da una cosa che ho letto questa mattina: "Le parole non sono aria che esce dalla bocca e che il vento porta via: sono neurobiologia, memoria, legame. Entrano in noi dalla porta più vulnerabile e ci restano addosso come una seconda pelle".
Una parola non muore dopo che qualcuno la dice, inizia lì a vivere. E' come se vedessi tutte le scie che ogni cosa detta ha lasciato, non ne ho dimenticata quasi nessuna. Sono solchi a volte, più o meno profondi e me li ritrovo un po' ovunque. Aprendo il frigorifero, facendo colazione da solo, mentre mi asciugo dopo aver fatto la doccia, mentre mi lavo la faccia, mentre guido in autostrada, o mentre passo davanti alla stazione di Chiari. Sono in tutti gli sguardi bassi di vergogna o paura, o in tutti i pesi nel petto del giorno di Natale. Le parole restano dentro e anche loro poi finiscono nel cervello-tritatutto che fa vrrr, vrrr, vrrr.
Ho sempre pensato, forse un po' esagerando, che le parole andassero pesate, per far capire meglio ciò che volessi comunicare, per ferire o per non ferire, per sensibilità di condivisione ma mai per crudeltà. E invece ho capito che vanno anche pensate: c'è solo una consonante in più. Mai per far sentire minuscolo chi c'è dall'altra parte.
Basterebbe così poco, perché ci sentissimo tutti visti, basterebbe imparare a comunicare. Perché una cosa è pretenderlo dagli altri per se stessi, un'altra cosa è dimostrarlo. L'incapacità di ascoltare e, come conseguenza, la sparizione dell'altro.
Shock, contrattazione, rabbia, negazione, depressione, riorganizzazione, accettazione. Le sto facendo tutte le fasi. Mi rimane solo da buttare la spazzatura, ecco ciò che devo fare.
I'm lost in the season of fire, and she's coming to collect again.
I'm lost in the season of ice, and she's coming, coming to collect again.
And I'm lost in the season of the flood, and she's coming to collect again."