Ancora un po' confuso - lo ammetto - tra gli effetti Zeigarnik e Ovsiankin, sono proprio contento del sole in questi giorni. Sarà Guccini riesumato per caso, sarà il giubbetto con le toppe nuove e che vuol dire primavera, sarà stata la cena con papà o gli amici o il weekend in giro insieme a Lola, ma mi sento vada bene così per ora.
Faccio strade diverse, mangio cose diverse, "calpesto aiuole nuove", vado via ogni weekend, mantengo un appuntamento mensile dal tatuatore e forse mi farò un piercing. Che sommando tutto so non sia granché in realtà, ma è bello guardarsi i piedi senza per forza far caso a quanto sia affollato il cielo.
Il distacco altroché se è possibile, identificare le emozioni è obbligatorio, discernerle è necessario.
Magari la ricezione di quella frequenza sibilante di fondo continuerà per un po', ma così riesco ad ingannare i miei circuiti neurali, insieme agli amici Amigdala e Ippocampo. Rimanete con me però, la vostra compagnia mi serve comunque.
Senza divinare nessun responso né patibolarmi, ma solo sporcandomi le ginocchia di pavimento e abbonandomi a pensieri completamente miei nelle origini e nelle destinazioni, metto un piede davanti all'altro e, anche oggi, senza l'umore del colore del buio.
"Secondo voi ma a me cosa mi frega di assumermi la bega di star quassù a cantare.
Godo molto di più nell'ubriacarmi, oppure a masturbarmi o, al limite, a scopare. Se son d'umore nero allora scrivo, frugando dentro alle nostre miserie. Di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo."
"Un veliero che venga a trovarsi sull’Oceano in un momento di tempesta, ammaina le vele per non essere trascinato nei gorghi del vento e distrutto. Ritornata la calma, riprenderà la sua rotta e raggiungerà egualmente la meta. Non facciamo quindi di noi stessi l’equipaggio del veliero che s’abbandona alla paura e compromette così le sorti della sua nave, ammainiamo anche noi le vele delle nostre attività e premiamo ogni forza nostra sul timone. Il sereno vien sempre dopo ogni bufera e nel sereno ci rifaremo del tempo perduto."
A livello biologico un pugno in faccia o diventare invisibili sono la stessa cosa. L'empatia apparente, quando viene consapevolmente contingentata e oltrepassa la maleducazione, raccontando una normalità già segnata, invade dove solo la manipolazione mette le dita. È una questione di dignità mancante nel trattare se stessi e le persone intorno? Cosa penserà chi capisce ritrovandosi le valige piene di veleno?
Restare anche quando le parole cadono nel vuoto, o voler bene sperando sia abbastanza, quanto mi ha allontanato da ciò che conta? Non basta la presenza dove non ci sono mani dotate di cuore. Non posso mettere il mio anche per chi sente battere il suo ma non ne ascolta i sussulti (torna, di nuovo, la differenza tra "sentire" ed "ascoltare").
Viene intaccata la fiducia nel prossimo e in me stesso, la considerazione di cosa sia amore, la consapevolezza nel riconoscere una "disonestà progettata", per vergogna o mancanza di vocabolario emotivo? Ma non è una colpa, e non deve intaccare l'amor proprio che ogni giorno ho costruito e costruirò. Perché alla lunga "non importa" chi se ne va (non è vero che non importa, importa eccome), ma è comunque più importante cosa resta, e che resti io per me. Con qualche kilo in meno e qualche buco in più a rendermi un groviera di emozioni che però restano fortissime e che forse sono più potenti di qualunque dolore al sistema nervoso, o di qualunque schiaffo voluto o immaginato.
Il silenzio ora capisco ancora di più vada trattato con altro silenzio, non per resilienza, ma per dignità.
"Ma vi sono dei momenti nella vita ove meglio s’ama tacere ciò che non vorrebbe gridare il cuore, anche se la penna lo farebbe." E la penna lo fa.
La mia luce non smetterà di illuminarmi la strada e ogni giorno la sento splendere un po' di più, perché è soltanto mia e ogni parola diventa solo perdere fiato nei confronti del percorso in salita che mi aspetta. E prima parto, prima arrivo. Mi devo rimettere in viaggio subito, anche se qualche volta sento ancora l'anima tremare. Caos trasversale, buio, distanza, indifferenza, non dovrebbero tangermi. Dovrei imparare di più da ogni giorno che vivo, ma farò un passo per volta.
Non me ne voglia l'anima pura di Gustavo Rol ma, anche "Io sono la grondaia".
"Avevo dato di me stesso una definizione che era piaciuta al caro, compianto Jemolo: «Mi considero una grondaia che raccoglie e convoglia l’acqua che cade sul tetto».
Ed a quanti mi chiedono di rivelare il mezzo col quale si manifestano tanti stupefacenti fenomeni, rispondo che la mia forza sta nel tenere i piedi ben saldi sulla terra. Ammettere e conoscere la realtà, predispone a possibilità le più insperate, le più incredibili, avendo qualsiasi realtà infiniti risvolti."