martedì 7 luglio 2026

S02 E05 - Nel parassitario moltiplicarsi dei giorni


Meraviglie da A4, cicale che sfregano le lamine, amici che tornano, amici che partono. Le ferie, il barattolino Sammontana alle noci Pecan del cazzo, le birrette sudate che mi fanno tornare la voglia di andare a correre, il dress code aziendale, il dress code aziendale smentito, le nuove persone che entrano nella mia vita, i vaffanculo all’universo, i “però, quasi quasi…”, i vasi di Pandora. 
Il remare costante, i “chi me l’ha fatto fare” che diventano “ma sai che…”, scopare in piscina, la suoneria degli Europe che suona sempre, i mondiali del cazzo, il piercing al labbro. 
La spesa al MD per fare le facce ogni volta che passo davanti allo specchio del corridoio centrale, ricordarmi cosa non voglio essere e le confessioni a una persona sconosciuta, la arschbombe battle in feinster gaderobe, il crudo col melone e il concerto dei Converge. 
Google translate perché il tedesco non lo parlo, Tomb Raider, le bestemmie, la mia povera zia Giovanna, i God is an Astronaut, Torino. 3 tatuaggi in un pomeriggio e l’aver finito Replaced facendomelo piacere talmente tanto da progettarci un altro tatuaggio, i ravioli con la sua ricetta per l’anniversario della morte di mamma, cuocere dal caldo, i ricordarmi cosa non voglio più nella mia vita ma mancarmi sempre un po’. 

Piovono gocce che non bagnano ma macchiano sotto pelle, in nuovi solchi non per dividere, non per scavarmi, non per bruciare, ma per tracciare ciò che è mentre lo incontro. 
Per vedere il futuro in anticipo e renderlo presente all’istante. 

Svegliarmi

"Suck, suck me dry.
Is this what you wanted? Is this what you had in mind?
Is this what you wanted? 'Cause this, this is what you're getting."

lunedì 29 giugno 2026

S02 E04 - A volte succedono magie

"La dignità ricomincia nel momento preciso in cui smettiamo di chiedere alle parole di smentire i fatti."

Rabdomante coi miei bacchetti di legno, non so bene dove né cosa cercare, ma penso che qualcosa troverò prima o poi.

La semina è parte del processo, il raccolto sarà una conseguenza. A volte però succedono magie, e da alcune frequenze costanti ci si riesce a distrarre. Oh, la sorpresa del ripensarci soltanto dopo!

Come mi manca raccontarti come sto, mamma. Come mi manca dirti che forse in quel punto del mio terreno un po' di acqua nuova l'ho trovata da bere, in questa valle bollente fatta di rimasugli di desiderio e degli arbusti immortali del dilemma di sopravvivere dovendo di nuovo ricominciare da capo con me stesso.

Sono magie vestite di un broccato preziosissimo, con tutti i miei altri me stesso come deuteragonisti, tutti impegnati nel riprendersi dopo la chirurgia lasciando da parte le angherie dell'animo. Ne abbiamo trovato tanto noi, di coraggio. Sono incredibili le risorse a cui sono riuscito ad accedere, per avvallare un nuovo tentativo di cambiamento.

Ed è davvero una questione di dignità, per cui nessuno dei tanti me vuole più picchiare i mignoli. Siamo in tanti adesso. Abbiamo tanti piedi da proteggere e tantissimi spigoli nel nostro cammino.

Non so se sia un atto di resistenza verso tutte le stronzate da cui sono circondato, o un opposto adeguarmi ma alla mia maniera, ma sicuro mi farò bastare ciò che ho continuando a rendere tutto prezioso e perfetto.

L'amicizia, il raccontare senza filtri ciò che mi è successo l'altra sera a casa, l'aggrapparmi a cose minuscole che però mi regalano appigli, sentimenti positivi, battute stupide o confessioni. Un me stesso che mi ricorda che non c'è niente che non va, che tante risposte non le avrò dalla vita, quindi tanto vale mandare in vacca i pensieri, relegarli allo ieri in attesa del domani.

Sono timido nei confronti della speranza, non le chiederò mai nulla. Diluizione e frammentazione non forniscono certezza del risultato. Senza impostori e senza sindromi con cui auto sabotarmi, resto fermo ad aspettare l'onda che spazzerà via la costa. 

Così forse inizierò ad apprezzare questo mare che è sì bagnato di nostalgia, ma anche di futuro che brilla.

Le mie emozioni non saranno figlie di nessun impostore.

FATUM NOS IUNGET, AMICITIA FORTIOR.

"And I will rise, I willl rise as your son. I will be the one, I will be the one.
And to the warmth of the sun, you will come. I will love and guide you, as you were
my son. And to the sons of the sun, I will pray that no harm will come, it won't be
in your way."

sabato 20 giugno 2026

S02 E03 - Il demone di sangue


Chi lo sa come ha fatto a trovarmi...

Ho sentito solo il lenzuolo spostarsi. Me lo sono trovato a letto mentre dormivo, ma nessuna delle bestie mi ha avvertito. Evidentemente aveva il mio odore, o non aveva una forma visibile né ha mosso l'aria.

Ma io l'ho visto, il mio demone di sangue. Aveva le sembianze di un amico, un amico vero. Aveva gambe e braccia, un petto, due orecchie e due occhi, e non aveva nessun colore. Solo le dita, di mani e piedi, erano liquide, cremisi di sangue vivo, ed era nudo. Non era né maschio né femmina. 

Non mi ha spaventato e, non so, forse mi aspettavo già qualcosa che mi facesse piangere ancora un po’ a dirotto. Mentre ero al Pronto Soccorso, non lo sapevo, ma era già lui che stava lanciando i sassolini alla mia finestra. Ho dato la colpa all’attesa infinita per verificare l’emoglobina e poi per attendere il chirurgo. Ho dato la colpa alla mia pazienza che si stava esaurendo, come anche le capacità assorbente delle mie garze. Ma non era quello, l’ho capito poi. 

Stava lì fermo, a dire niente e dire tutto in un istante infinito soltanto, e poi è sparito. Non ho nemmeno controllato che ore fossero.

Mi sentivo una cosa sola con lui e non mi sono sentito giudicato, ma accompagnato nella notte, come se fosse sempre stato lì ad attendere il momento giusto per manifestarsi ai miei sensi.
Sapeva di ferro sulla lingua e di pulito nel naso, lo sentivo sulla pelle e dentro le vene. Più che dentro di me, era parte di me.

L'unica cosa che gli ho visto fare è stato estrarre dei guanti dalla guantiera, per accarezzarmi il viso senza sporcarmi. "Ti sei già sporcato abbastanza di sangue, amico". Non le ha pronunciate queste parole, ma le ho comprese comunque. Nulla del dialogo che ne è seguito è avvenuto a parole. Come se le stessi pensando io, per un attimo onnisciente, completo, a pezzi ma unito, pedissequo coi miei malloppi emotivi. 

Sentitevi pure liberi e libere di pensarlo - e potrei pensarlo anche io - che questo sia un mostro, ma c'è un capitolo in cui eventualmente qualcuno l'ha creato questo mostro.
E comunque non vedo nessun cazzo di mostro e, a dirla tutta, ben vengano questi "mostri".

Mi ha solo mostrato di nuovo quella lucidità che piano piano mi sta allontanando dal cratere e che, un intoppo emotivo alla volta, fa tornare il controllo.

"Fatti spazio Ste. Avevi già visto tutto, sapevi già tutto. Le sensazioni ti parlavano già prima, esattamente come sto facendo io adesso. Hai perso il controllo per un momento, ma lo stai recuperando tutto. Ci sei, davvero, e io sono qui con te."

"Ma cosa rimane? Perché a volte è tutto ancora così surreale?"

"Non è abbastanza che resti tu? Ricorda sempre che ne pesterai tante di merde, ma non devi dare la colpa alla tue scarpe. Non essere l'ennesimo Orfeo che si guarda dietro. Guarda avanti, ma fallo per te."

"Ma perché tutte queste porte sembrano sempre trappole? E perché ce ne sono così tante? Quale nasconde un premio invece della fossa?"

"Non esistono porte, non esistono premi e non esistono trappole. Ripensavi ieri al bosco sul Monte Orfano. Vedile come sentieri, piante, percorsi. Cosa vuoi che sia un fruscìo di foglie alle tue spalle? Sei grande abbastanza per non spaventarti, no? Ma se anche aprissi una porta e cadessi...parlavi mica di imparare a evitare le buche o di cambiare strada, con Andrea? Quindi, dai che lo sai che sei tu ad aver costruito una straordinarietà dove invece esisteva solo superficialità."

"Hai ragione. Come ti chiami?"

"Ha importanza? Va bene dare un nome a tutte le emozioni, ma non esagerare. E poi, sei sicuro di non saperlo già? Guarda caso piacciono anche a me gli spiegoni, ma non pensare che ogni vuoto sia da colmare. A proposito, certe cose le sai già dove sono, smettila di cercarle fuori."

"Me lo devo far piacere il vuoto, intendi questo?"

"Intendo che questo non è vuoto e non è da colmare. Questo è il presente e questo sei tu. Non sei più il giocattolo di chi si stanca di ogni luccichio che incontra. Le scelte del mondo non identificano il tuo valore. Ricordati che il trucco per dimenticare il quadro d’insieme è osservare i dettagli da vicino.”

"Ma quindi, tu sei me?"

"Ci voleva tanto?"

La sensazione, svegliandomi tardi sotto la cupola della mutua, è stata quella di sentirmi sopraffatto completamente da quell’istante che è stato sia finito che infinito. 
Sapevo già tutto senza sapere niente. 

Come quando è buio ma so che poi che poi la luce arriva. 



"It's summertime. The sun is shining bright. I'm all alone, lost in time."

lunedì 15 giugno 2026

S02 E02 - A volte senza saperlo, altre volte sapendo fin troppo.


Un fiume non è un fiume se non ci scorre acqua dentro, e io a volte temo di avere troppe fonti, poche foci e tante voci. È acqua, ed è difficile non volerla bere. 
Mi ci specchio per un attimo, ma la guardo solo scorrere.
Mi basta un niente ormai, come un canarino in una miniera, per cantare le paturnie in anticipo. 

Le mie strategie a volte vanno proprio a vuoto. Ho tante frecce da scoccare nella mia faretra e a volte perdo il conto delle ore ma conto i secondi dal prossimo magone. 
Basta così poco. 
E basterebbe così poco. 

Se la vita è per 10 quello che capita e 90 come reagisco, porca di quella troia dovrei avere la pelle spessa come un elefante, e invece resto ancora incredulo dell’indifferenza.

Seriamente senza ironia, darò la colpa alla mia iper sensibilità e al “quanto mai”, invece di darla a chi mi ha buttato via la chiave per uscire. Che poi, magari, una chiave non c'è nemmeno mai stata.
Intanto scavo, schiavo di me stesso, i miei cunicoli. 
Non so quali minerali preziosi si nascondano in quelle rocce, non so mi servirà un piccone o delle cariche esplosive. Non me frega un cazzo dei minerali e sarò pronto anche a farmi crescere le unghie, per scavare a mani nude. 
Mi interessa soltanto andarmene, uscire, bere la mia acqua, respirare. E dare a certe cose lo spazio che meritano, cioè ZERO. 

Cip, cip cip. 

"Won't you join me on the perennial quest?
Reaching into the dark, retrieving light.
Search for answers on the perennial quest
where dreams are followed, and time is a test"

venerdì 29 maggio 2026

S02 E01 - Fides / Amae / Ikigai

Maggio quest'anno ha più le sembianze di una riffa con me stesso, piuttosto che di un mese primaverile come l'ho sempre considerato o vissuto.

- Fides - 

Senza la boria di fare il gradasso che non si spaventa mai, ma l'avvicinarsi del mio soggiorno ospedaliero e dell'anniversario della morte di mamma mi spostano ancora gli stessi pavimenti. Le mie mani sono aperte, e vanno bene così, a definire una fiducia totale nel mio futuro prossimo.

- AmaeIkigai -

Perché non mi vergogna il pensiero della mancanza né l'aver avuto bisogno di aiuto, e se fossi qui, mamma, minimizzerei le tue preoccupazioni su di me per non farti pensare troppo, ma ti abbraccerei fortissimo e tu capiresti tutto...un po' per cedere quel peso che non ha colpe, proprio come un figlio fa con la propria madre, un po' con quel fazzoletto chiuso a tenere quel poco di egoismo sacro che rimane, in una sorta di concetto per cui non c'è un cazzo da spiegare perché gli occhi mostrano già tutto, coi loro riflessi lucidi che fanno claudicare le parole e stringere forte gli abbracci.

Il tempo dell'attesa non mi rende più debole o più fragile di così ed il chiaro del sole, nello scuro della pazienza che a volte si perde, lo vedo eccome ma non mi sta giudicando. Mi sta solo aspettando. Non ho fretta di smettere di pensare all'abbandono, devo nuotarci ancora un po' in quei liquidi meandri mentali che non ricordavo di avere, né che fossero diventati così sensibili e diversi.

È "Il nostro capitale di smorfie, il simbolo dei nostri spasmi di quaggiù.” che mi ha cambiato così tanto, ma so che non sarà eterno. È solo la danza delle mie voci che si confidano di quanto manchino tutti quei colori che c'erano e che ora non ci sono più, ma che ancora esistono, in altri posti: nell'estate dell'anno scorso che, al prezzo peggiore mi ha insegnato cosa sia l'amore, nell'estate di quest'anno, nella mia vita, nel ricordo di mamma e della sua dolcezza infinita, nel mio cuore in deficit di sangue, ma con il midollo osseo ancora in forma per crearne di nuovo. 

Ed è con il magone della gratitudine mista alla gioia di certe bestemmie, che mi convinco di questo. Ma che nodo pieno di piangere in gola a volte, dannazione. 

Ma cercherò meglio! Da qualche parte, nei miei paradossi dove nessuno è autorizzato a guardare, ho lasciato una scatolina piena di me per i giorni così, per le nuove stagioni che iniziano e per non dimenticarmi più nulla sia delle notti attraversate, per arrivare al mattino raccogliendo gli occhi ancora gonfi dei fantasmi del sonno, sia di tutto ciò che "Ero, sono, sarò". Col sorriso però, in punta di piedi.


"Why do I deserve the science, to feel better about you? [...]

But you, amplified in the silence, justified in the way you make me bruise.
Magnified in the science.
Anatomically proved that you don't need me [...]

Let me watch you as close as a memory. 
Let me hold you above all the misery.
Let me open my eyes and be glad that I got here"

lunedì 11 maggio 2026

S01 E10 - "Hai il sole negli occhi!". Un tentativo di parlare a me stesso.

Ho visto tutto, sai? Baci, abbracci strettissimi, birrette, risate senza senso a battute senza senso, late night chiacchiericci, bestemmie e filosofia da giardino, Renatini bevuti, i concerti a cui andare e le tristezze che oggi le lasciamo fuori e domani ci penseremo, sedersi al contrario, l'ASST Franciacorta, la grigliatina, le mancanze che oggi le lasci fuori e domani ci penserai, i sorrisi, i racconti di quando eravate giovani, il pensare a un messaggio che forse non riceverai mai, le vittorie, le sconfitte, il bicchiere di vino rosso alla goccia pensando fosse Coca Cola. Ti ricordi che buono, comunque?

Sabato te lo sei ricordato bene, cosa sia non pensare e vivere la gioia dei momenti. 
Hai amici stupendi e persone bellissime intorno. Nei momenti coltellari a volte te ne dimentichi, ma sii grato a tutti e a te stesso per tutto questo. I mesi balordi sono da buttare nel cesso, devi fare spazio per altro ora, per altre ore così.

Prometti che continuerai a provarci? 
Sarai fiero di te stesso e il peso che porti hai sì la sensazione che sia più grande di te, ma anche se a volte non te li senti, hai grandissimi muscoli funzionanti e non dovrai più elemosinare nulla, figuriamoci dover urlare per essere sentito o visto, o ancora peggio di nasconderti per sentirti al sicuro. Da lì ci sei già passato. 
"Nessun sentimento è definitivo", dicevano. Ma lo sai già, lo sai da sempre. E lo so che lo sai perché le cose le vivi fino in fondo e vai dove nessuno normalmente va, e va bene. Ma stai attento, perché lo sai bene che puoi fermarti quando vuoi. Non devi sentirtela per forza, sai? Hai imparato anche questo, e lo so che non vuoi fare del male alle persone. È per quello che cerchi la razionalità così ardente. Forse proprio perché sai che ti è sfuggita di mano, cerca di tenerla più stretta.
Non avrai più la sconfitta nel cuore, non sentirai più la vicinanza del margine né il vuoto del non essere ascoltato. 
E tienilo bene a mente, che non c'è nessuno che vince né qualcuno che perde. Non serve difendersi dal mondo.

Le giornate vuote continueranno ad essere vuote, ma se ti riempi il petto di libri, di correre, di una birretta con un amico a cui vuoi bene, di musica, non c'è vittoria per forza magari, ma sicuro non c'è sconfitta. 

Il tuo cuore ha uno spazio limitato adesso, nei ventricoli cerca di far passare solo ciò che sai che lo merita. Lascia spazio al sangue buono, alla malinconia della festa della Mamma che hai passato cercando il suo sorriso infinito nell'aria, alle lacrime liberatorie chiuso nella toilette del ristorante, al freddo buono dopo la pioggia di Maggio, alle cose vere.

[“Tieni un capo del filo, con l’altro capo io correrò nel mondo. E se dovessi perdermi tu, mammina mia, tira”.]

Anche se sul momento farà più male che bene, prometti che continuerai a provarci? E se il vuoto ti tirerà indietro per cercare sollievo nell'ovunque del passato pur di non sentirti solo, non sarà la lucidità a chiedere spazio, non cascarci.
Parlano tutti di imparare a lasciare andare, ma in pochi si adoperano per restare, riparare, costruire, scegliere la strada più difficile e quindi sì, a volte perderai comunque.
Ma anche quando perdi, non esiste sconfitta. Non ho dubbi capirai qual è, quando la sentirai, la sconfitta che non uccide.

E ciao Mamma, ancora una volta di mille altre volte.
Ti sento qui, oggi più che mai.
Auguri a me,
Me. 


"I wanna take you somewhere so you know I care. But it's so cold and I don't know where.
I brought you daffodils in a pretty string, but they won't flower like they did last spring. [...]
And if somebody hurts you, I wanna fight.
But my hand's been broken one too many times. So I'll use my voice, I'll be so fucking rude. Words, they always win, but I know I'll lose."

giovedì 7 maggio 2026

S01 E09 - Un po' meno sovrappensiero, sulla giostra impazzita.


"E quindi eccomi Luce, di nuovo a far rimbalzare le pupille tra un freddo Aprile che diventa un nuovo Maggio e un cercare di non farmi sgamare mentre cerco i tuoi occhi nell'aria." 

La giostra dei pensieri gira nelle pupille ad occhi aperti, figuriamoci quando li chiudo. Dormo, fortuntamente, perché arrivo così stanco alla fine delle giornate che il corpo mi ringrazia sempre, anche Lain. 
Sarà che sente anche lei quello che provo, perché ha ricominciato ad accoccolarsi addosso a me ogni notte, schiacciata contro il mio petto.
Sento le sue vibrisse che mi accarezzano il naso mentre mi addormento, prima che si addormenti anche lei. "Smettila Lain, mi fai solletico."
Lola invece è al mio fianco dall'altra parte. Lei ha imparato a non salire sul letto, ma la sento tanto vicina comunque. 

Per fortuna ci sono le bestie, perché in questi giorni pure le nuove fondamenta di me stesso ho l'impressione che fatichino a tenere botta alla magnitudo delle inquietudini.
Faccio il galletto, ma l'attesa dell'intervento mi sta rendendo un po' inquieto. A colpetti fatti di un prelievo prima, di un ECG dopo, poi di una visita con l'anestesista ed infine col chirurgo che però aspetta "Stefano deve tornare perché c'è una cosa che non va. Stavolta però ci vediamo in Cardiologia."
Nulla di che, mi dico. È sempre così, ci si preoccupa e poi è "nulla di che".

"Andrà tutto bene Ste, stai tranquillo!"

Ci metto anche l'anniversario della morte di Mamma in arrivo, che mi aggroviglia le viscere. Il pacchetto di ricordi -non solo legato a lei- che questo anniversario riporterà a galla sarà enorme, ma forse sbaglio a non guardare soltanto il giorno di oggi, che non è quello di domani né quello tra 24 ore, né tantomeno quello tra 24 giorni. Sbaglio a mettere le mani avanti con me stesso e ad aprire il pacchetto dei domani prima di aver aperto quello dell'oggi. 

O forse è solo il mio compleanno che arriverà tra pochi giorni, a ricordarmi che il tempo scorre, fortunatamente solo per i versi curativi/dimenticativi che sto inseguendo.
Ma ci stanno dei piccoli passi indietro, contando quanti ne ho fatti in avanti.

Scolpirmi, colorarmi, scoprirmi, deprimermi, tutto per solcare i miei sentieri come fossero oceani. "E cazzala 'sta randa Ste, una volta per tutte, cristo!"
Come fossero oceani, ma di anestetici, inclusi quelli per l'anestesia spinale, che spero stavolta mi prenda giusta.



"If there's somebody up there could they throw me down a line. Just a little helping hand just a little understanding. Just some answers to the questions that surround me now.
If there's somebody up there will they throw me down a line. Just a little guiding light to tell wrong from right. Just some answers to the questions that I'm asking you. I keep a vigil in a wilderness of mirrors, where nothing here is ever what it seems."

mercoledì 6 maggio 2026

S01 E08 - Le sensazioni di una sera giovane, sovrappensiero. All'Afelio.

C'è la finestra aperta, i bambini giocano al centro sportivo. Lola si agita sempre un po' quando qualcuno urla, vorrebbe solo giocare con loro. Il sole che tramonta è timido, ma non fa freddo. Certi di questi giorni nascono e muoiono come non riguardassero la primavera. Ho il telefono in mano, prendo appunti ispirato dal vento.

Vedo lo scorrere dei profumi primaverili, mi ci rifugio per farli miei prima che spariscano di nuovo, ma senza aver fretta di capirli. Se vanno è perché devono andare, non ne farò nuovamente un cruccio. In giardino è fiorita la siepe, c'è comunque un buon profumo. 

Non ho più bisogno di pinze per spiegare cosa provo, mi muovo tra gli etimi e gli attimi di ciò che so e di ciò che sento, e un momento è diverso da quello precedente e da quello successivo. È difficile perché non ho ancora un equilibrio tale da permettermi di sedermi: ma ci provo. Sto in piedi, sbaglio, riprovo, faccio, disfo, sbadiglio, muoio e vivo di nuovo. Non ho invitato io tutti questi verbi nella mia vita, non volevo nessuno a rompere i coglioni. Ma sono loro in questi mesi a conoscere meglio casa mia, quindi forse mi devo fidare di tutti questi buchini all'infinito in cui mi rifugio. Gli ho dato un nome e anche loro mi conoscono.

Ho avuto paura del dolore ma non devo averne, nemmeno di affondare i passi in un fango non calcolato, dovesse piovere ancora (e pioverà ancora...). Ma so che il sole torna sempre, puntuale come l'alba stessa, a seccare i terreni e a renderli più sodi e solidi. Dando un nome anche al fango, uno all'erba e un altro all'asfalto, saprannno anche loro chi sono e sapranno che non li sto calpestando per il gusto di calpestarli. Sono grato anche a loro per questo, ma non celebro la guarigione e la sofferenza come due amiche narcise da mostrare, ma perché nel mio vivere stanno avendo un ruolo quasi grammaticale e non me ne vergogno.

Insieme al fatto che il terreno torna ad indurirsi col sole, mi accorgo anche che il suono dei miei passi, e di ogni cosa che è ora, risuona diversa, più forte di prima anche quando il mio sistema nervoso trema. E se a volte ho ancora la rabbia nelle dita, mi perdono. Perché mi rendo conto sia l'unico verbo da sostantivare rimasto a tenere vicini la mia testa e il mio corpo all’ombra ormai lunghissima di ciò che non è più, o che chissà, forse non è mai stato davvero. 

E la gratitudine a me stesso, che è tanto complicata da capire e indirizzare all'inizio, diventa immensa e queste cicatrici generose me lo ricorderanno ogni volta; soprattutto ora che sono all'afelio, ora che sto imparando da capo la realtà e come si fa a parlare.

"It was time this whole time. I took inventory of what I took for granted, and I ended up with more than I imagined. It was time this whole time. I've kept it bottled up and to myself in the cellar.
Kept for my ever-changing mental health."

sabato 2 maggio 2026

S01 E07 - Dove non dovrebbe esserci un'isola


Ieri ripensavo a come immaginavo da bambino il mio presente, quando ancora lo chiamavo futuro. 
Non so cosa vedessi quando guardavo in su per cercare quale fosse il mio cielo, in mezzo a tutti quei cieli.

Chissà come e se immaginavo la quantità di scelte, di delusioni, di gioie, di persone conosciute nel bene e mandate affanculo nel male, di quelle conosciute nel bene e restate nel bene, della necessità di compromessi e di tutti i passi falsi, miei e degli altri, di tutti i respiri e di tutte le scarpe consumate per i pasticci miei e di qualcun altro.
Chissà se ci pensassi già, al fatto che sarei cresciuto nel sentirmi stretto nella normalità.
Non so bene come sia successo, ma è successo piano. Forse mi son sempre dato troppo tempo per pensare ad ogni scenario, ad e in ogni momento plausibile e possibile. Ma nonostante mi ritrovi pieno di buchi ad ogni fiorire del giorno, e continui a guardare in su per capire quale sia il mio cielo, sono grato a me stesso per tutte queste domande che non mi riportano all’ovile e nemmeno all’obire, anzi mi costringono a cambiare. 
Il giorno è vivo, io sono vivo.


"The Atlantic was born today, and I'll tell you how. The clouds above opened up and let it out. I was standing on the surface of a perforated sphere, when the water filled every hole. And thousands upon thousands made an ocean, making islands where no island should go.
Most people were overjoyed they took to their boats. I thought it less like a lake and more like a moat.
The rhythm of my footsteps crossing flatlands to your door have been silenced forevermore.
The distance is quite simply much too far for me to row. It seems farther than ever before. I need you so much closer."

martedì 28 aprile 2026

S01 E06 - Sono granulari i giorni

Camminare con le calze scomode è sempre camminare e a volte anche i momenti brutti raccontano storie belle. 

Raccontano di momenti di supporto, di vicinanza, di consigli, di fare l'amore dopo un confronto. Raccontano di bolidi emotivi e porte semi chiuse ma che sono capaci di aprirsi quando serve e quando non serve.

Come lo psicopompo di me stesso, mi accompagno non verso un esito funesto, ma anzi, con occhio cerviero guardo bene dove appoggiare i piedi ad ogni passo, perché ognuno di essi è ricco di momenti, di lame di luce, di stronzate fatte ma con la testa di sapere da dove vengo e, ogni istante di più, verso cosa stia andando. 

"Ma si lasciò portare dalla sua convinzione che gli esseri umani non nascono sempre il giorno in cui le loro madri li danno alla luce, ma che la vita li obbliga ancora molte altre volte a partorirsi da loro stessi".

Mi abbandono alla voluttà, ma quella del tempellare me stesso nel normalizzare che quando amore e sofferenza sono proporzionati, non c'è satto nulla di sbagliato, soprattutto nella capacità di amare; che non devo spiegare a nessuno né la profondità dell'oceano in cui sto nuotando, né quale sia la mia definizione di "pesce del cazzo". E quando mi fermo sento il sale in bocca, ma so che è perché ce la sto mettendo tutta.

Quando l'Io bambino, che mi sta accompagnando anche da adulto, mi dirà di stare attento, lo ascolterò per davvero, perché per ora non posso permettermi di allontanarmi troppo da quella zona in cui so di poter esistere davvero senza che per forza qualcuno se ne accorga, perché mi basteranno i miei occhi e le mie mani come prova di me stesso; E rifugiarmi nella memoria del sentirmi a casa anche ben prima di spogliarmi nudo davanti ai miei desideri, non mi riporterà a casa, perché a casa ci sono già, e sono già nudo.

Coi muri più sporchi di prima sarò polvere, non per contare da quante bugie sia stato ingannato disegnandomi sopra con le dita, ma a ricordarmi di come la verità venga sempre a galla, anche senza usare lo swiffer.

"Walking in the woods, I wait to hear your voice call my name, and lead me back to you".


martedì 21 aprile 2026

S01 E05 - Dare ad ogni cosa il suo spazio

 

Sorrisi e battute capite dopo.

Resilienza o sensibilità?

Pelle.

La lunghezza dei nostri arti non sufficiente a toccarci.

Emozioni docili.

Carne e mani morbide.

Occhi stanchi.

Foto di corpi.

Rumori di sesso. 

Voci immaginate distinte tra milioni.

Odore di orgasmi e bestemmie.

Sentimenti come pianeti sfiniti da anni luce di orbite ripetute all'infinito. 

Nulla tornerà uguale a quando siamo partiti.

Non le asfaltano più le strade?

Perché c'è ancora tutto questo casino nei miei corridoi?

L'unica via di uscita è attraverso.


"And we can run away to the walls inside your house.
I can be the cat, baby, you can be the mouse.
And we can laugh off things that we know nothing about.
We can go forever, until you wanna sit it out."

venerdì 17 aprile 2026

S01 E04 - Fuoco arriverà anche per voi

Coi le sinapsi a volte ancora balorde, ho ancora così tanto da capire e da imparare e ogni giorno mi presenta il conto di quanto io debba indietro, anche senza fare il 730. Ma ammetto anche che ogni giorno mi regali comunque qualcosa e anche il solo rendermi conto di non pensare più soltanto al peggio già da un po’, mi concede un nuovo mattoncino di ciò che sono, da aggiungere al mio personale e nuovissimo muro. È incredibile cosa si riesca a fare e decidere, come cambia ciò che desidero e come grazie a questo io impari a camminare di nuovo ogni volta; senza gli spettri a svegliarmi nella notte per spaventarmi con il "BUH!" della mancanza. Non mi avrete di nuovo, demoni che state nell'armadio da non aprire mai più, quello della merda. Vaffanculo, voi e ogni cosa che rappresentate, perché non mi rappresentate più. E mi raccomando, fate attenzione alla coda di paglia il giorno che appiccherete un'altro incendio.

Fuoco, lo so perché all'inferno mi ci avete mandato, arriverà anche per voi.


"There are days when waking up feels difficult as pulling teeth.
There's always someone profiting off our disease, but I won't be defined by what has been defeating me.
We're scared of every evil possibility, and sacrifice our freedoms for some false safety.
Forgetting we are stronger than any of us, believe. Well, fuck love."

lunedì 13 aprile 2026

S01 E03 - Assertivo con me stesso, riscrivo il mio contorno


Ero perso nei garbugli della memoria delle cose da dire pensandoci bene o non pensandoci affatto, o nei rami della falsità non vista, o peggio, di quella vista e permessa.
È un lavoro ogni giorno che mi tocca fare, perché a volte mi manca e me lo sogno ancora, come stavo chiuso tra le gambe o avvinghiato alle dita, alle dita in bocca, alla lingua, ai fluidi corporei, perso negli occhi o nei sorrisi camminando con le dita sulla pelle.

Ma fuggire, divorare, calpestare, sostituire, minacciare, mentire, non sono i miei infiniti. Restare, rialzarmi, camminare, asserire, pensare, costruire, bruciare, aggiungere, togliere, misurare, osservare, ricordare, cambiare, invece sì. 

Farò di questi infiniti un tesoro preziosissimo, e se servirà picchierò il naso ogni momento di ogni giorno, per indovarmi e rendermi una volta per tutte consustanziale alla stessa materia su cui poggio i piedi.

Un me stesso steso in distese distanti anni luce da ciò che non c'è più, che urla il più grande "VAFFANCULO" che tutto ciò che amo e che odio abbia mai sentito. Loro hanno un volto e un corpo da convidividere, i miei.



"Drained by the coldest caress. Stalking shadows ahead. 
Halo of death, all I see is departure.
Mourner's lament, but it's me who's the martyr."

mercoledì 1 aprile 2026

S01 E02 - Ciao mamma, ci sentiamo domani quando sei sveglia.

Sento la tua voce chiamarmi, dalla cucina. Io, da davanti alla tv a giocare a Final Fantasy VII, metto in pausa: "Stefano vai in giardino a prendermi salvia e rosmarino per favore?"

Con uno sbuffo, vado. "Quanti rametti ti servono?". La domanda è inutile perché la risposta è sempre "Boh, un po'!" So che ti fa piacere li sciacqui e asciughi già, prima di usarli, e poi resto un po' a guardarti, sedendomi sulla cassapanca. Hanno un buon profumo, da lavati. È colpa della mia curiosità ma anche del ripieno dei ravioli pronto nella ciotolona, se te ne rubo sempre un sacco di cucchiaiate. Ricordo ancora il sapore inconfondibile della tua ricetta, insieme alla tue lamentele a forma di "Dai basta, che mi serve!".

In tutti gli oggi come oggi, la mancanza tira tanto verso di te. Lo sento nei sogni che ancora faccio, che mi fanno svegliare con la mancanza dei volti e delle mani e di cui vorrei parlarti, nei mesi passati e di quelli in corso in cui vorrei solo confidarmi un po', nel raccontarti che avevi ragione e dirti quanto, amare, mi abbia aperto in due. Vorrei farti vedere come a fatica ne stia uscendo davvero ma senza voler smettere di farlo, chiederti come stai, darti un bacio. 

Siamo stati a pranzo tutti insieme Domenica, nel giorno del tuo compleanno. È stato bello. Mi sono fermato nel parcheggio qualche attimo poi, a cercarti con lo sguardo in mezzo alle vigne, per salutarti. Non riuscivo a vederti, perché sei ovunque.

Mai delebile, ora indelebile.
Riposa tranquilla, qui ci pensiamo noi. Auguri Mamma.

"Our breath will be our prayer – alone – complete."

mercoledì 18 marzo 2026

S01 E01 - Tacitare la belligeranza.

Ancora un po' confuso - lo ammetto - tra gli effetti Zeigarnik e Ovsiankin, sono proprio contento del sole in questi giorni. Sarà Guccini riesumato per caso, sarà il giubbetto con le toppe nuove e che vuol dire primavera, sarà stata la cena con papà o gli amici o il weekend in giro insieme a Lola, ma mi sento vada bene così per ora.

Faccio strade diverse, mangio cose diverse, "calpesto aiuole nuove", vado via ogni weekend, mantengo un appuntamento mensile dal tatuatore e forse mi farò un piercing. Che sommando tutto so non sia granché in realtà, ma è bello guardarsi i piedi senza per forza far caso a quanto sia affollato il cielo.

Il distacco altroché se è possibile, identificare le emozioni è obbligatorio, discernerle è necessario.
Magari la ricezione di quella frequenza sibilante di fondo continuerà per un po', ma così riesco ad ingannare i miei circuiti neurali, insieme agli amici Amigdala e Ippocampo. Rimanete con me però, la vostra compagnia mi serve comunque.
Senza divinare nessun responso né patibolarmi, ma solo sporcandomi le ginocchia di pavimento e abbonandomi a pensieri completamente miei nelle origini e nelle destinazioni, metto un piede davanti all'altro e, anche oggi, senza l'umore del colore del buio.

"Secondo voi ma a me cosa mi frega di assumermi la bega di star quassù a cantare.
Godo molto di più nell'ubriacarmi, oppure a masturbarmi o, al limite, a scopare.
Se son d'umore nero allora scrivo, frugando dentro alle nostre miserie.
Di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo."

mercoledì 4 marzo 2026

Io sono la grondaia.

"Un veliero che venga a trovarsi sull’Oceano in un momento di tempesta, ammaina le vele per non essere trascinato nei gorghi del vento e distrutto. Ritornata la calma, riprenderà la sua rotta e raggiungerà egualmente la meta. Non facciamo quindi di noi stessi l’equipaggio del veliero che s’abbandona alla paura e compromette così le sorti della sua nave, ammainiamo anche noi le vele delle nostre attività e premiamo ogni forza nostra sul timone. Il sereno vien sempre dopo ogni bufera e nel sereno ci rifaremo del tempo perduto."

A livello biologico un pugno in faccia o diventare invisibili sono la stessa cosa. L'empatia apparente, quando viene consapevolmente contingentata e oltrepassa la maleducazione, raccontando una normalità già segnata, invade dove solo la manipolazione mette le dita. È una questione di dignità mancante nel trattare se stessi e le persone intorno? Cosa penserà chi capisce ritrovandosi le valige piene di veleno?

Restare anche quando le parole cadono nel vuoto, o voler bene sperando sia abbastanza, quanto mi ha allontanato da ciò che conta? Non basta la presenza dove non ci sono mani dotate di cuore. Non posso mettere il mio anche per chi sente battere il suo ma non ne ascolta i sussulti (torna, di nuovo, la differenza tra "sentire" ed "ascoltare").

Viene intaccata la fiducia nel prossimo e in me stesso, la considerazione di cosa sia amore, la consapevolezza nel riconoscere una "disonestà progettata", per vergogna o mancanza di vocabolario emotivo? Ma non è una colpa, e non deve intaccare l'amor proprio che ogni giorno ho costruito e costruirò.
Perché alla lunga "non importa" chi se ne va (non è vero che non importa, importa eccome), ma è comunque più importante cosa resta, e che resti io per me. Con qualche kilo in meno e qualche buco in più a rendermi un groviera di emozioni che però restano fortissime e che forse sono più potenti di qualunque dolore al sistema nervoso, o di qualunque schiaffo voluto o immaginato.

Il silenzio ora capisco ancora di più vada trattato con altro silenzio, non per resilienza, ma per dignità.

"Ma vi sono dei momenti nella vita ove meglio s’ama tacere ciò che non vorrebbe gridare il cuore, anche se la penna lo farebbe." E la penna lo fa.

La mia luce non smetterà di illuminarmi la strada e ogni giorno la sento splendere un po' di più, perché è soltanto mia e ogni parola diventa solo perdere fiato nei confronti del percorso in salita che mi aspetta. E prima parto, prima arrivo. Mi devo rimettere in viaggio subito, anche se qualche volta sento ancora l'anima tremare. Caos trasversale, buio, distanza, indifferenza, non dovrebbero tangermi. Dovrei imparare di più da ogni giorno che vivo, ma farò un passo per volta.

Non me ne voglia l'anima pura di Gustavo Rol ma, anche "Io sono la grondaia".

"Avevo dato di me stesso una definizione che era piaciuta al caro, compianto Jemolo: «Mi considero una grondaia che raccoglie e convoglia l’acqua che cade sul tetto». Ed a quanti mi chiedono di rivelare il mezzo col quale si manifestano tanti stupefacenti fenomeni, rispondo che la mia forza sta nel tenere i piedi ben saldi sulla terra. Ammettere e conoscere la realtà, predispone a possibilità le più insperate, le più incredibili, avendo qualsiasi realtà infiniti risvolti."

sabato 28 febbraio 2026

Alene

 

Ci sono tante maniere per sentirsi soli. 
Si può essere immersi in un passato in cui non si è più inclusi, circondati dal mondo intero, in una città qualunque piena di gente, in un bar affollato o in un museo. Camminando per strada, mangiandone l’asfalto come fosse cibo, respirandone l’aria a tenere vivo il sangue. Calpestando mozziconi di sigarette fumati da chissà chi chissà quando, nel bagno di un locale mettendo i piedi nel piscio di maschi senza la mira, o bevendo un caffè americano del cazzo aspettando nessuno. 

Ci sono anche tante maniere per non sentirsi soli. 
Emergendo dal passato in cui non si è più inclusi, salutando qualcuno che entra in ascensore e chiedendo a che piano stia andando per premere il tasto al posto suo, facendo sedere qualcuno vicino a me mentre bevo il mio caffè americano del cazzo, sorridendo a un* qualunque sconosciut* mi si ponga davanti su un marciapiede stretto, rispondendo "Tusen takk" a chiunque faccia qualcosa per me. Posso sentirlo addentrandomi in un vicolo per vedere dove mi porti e trovarmi completamente da solo in una strada deserta ma immaginandomi una qualunque ora di punta a sovvertirne le sorti. 

A volte mi chiudo in pensieri di cera, ma che si possono sciogliere anche al freddo. Altre volte è carta, ma senza nemmeno rendermene conto, anche solo chiedere se la direzione della T-Bane sia quella giusta, mi rendo parte di qualcosa. Momentaneamente e per sempre allo stesso tempo. 
Singolo e moltitudine, triste e arricchito, terra e cielo, tutto nello stesso istante a dirmi, col groppo in gola, che la fine non é mai la fine, che “un giorno di pioggia non ha mai significato una sconfitta”, che ci sono anche se non ci sono.

Il presente sparisce nello stesso momento in cui lo penso, e mai come ora sentirmi solo significa vivere un minuto per volta. Non solo a ricordarmi quanto il presente sia sì una somma di passati da considerare con le pinze, ma anche che di fatto sia l’unica cosa con una cartina tornasole a dirmi che “Ste, va davvero tutto bene!”, qualunque reazione chimica accada nel mio cervello o nel mio sistema nervoso. 


“We lie with our words with truth in our eyes. 
We all wait too long for just the right time. 
As days stretch into years, we don’t see the signs that most second chances are not meant to survive.”

venerdì 27 febbraio 2026

Ste, non dimenticarti di guardare dietro ogni tanto.

 

Di nuovo nel labirinto da decifrare, torno sulle solite nostalgie. Forse però sono loro ad inseguirmi. 
Anche capire diventa un inseguire una cosa che non mi compete.
Non c'è nessun megafono a urlarmi ordini né una stella a guidarmi, c'è sig. Cuore da maneggiare, ci sono connessioni da saldare. Sig. Cervello con la sig.ra Mente avranno il loro bel da fare per dire a loro figlio, Corpo, di stare tranquillo.

Oslo mi sta insegnando un pochino il freddo e che con le scarpe giuste si può non scivolare sul ghiaccio. Anche se la lezione durerà pochi giorni, tornerò con lo zaino un po’ più gonfio. Di me, delle mie paure un poco domate e di quelle nuove, della mia voglia di amare, della mia necessità di pensare ad altro, e di tutte quelle cose che in questi giorni mi hanno fatto finalmente pensare ad altro.

Una strada da trovare, con uno sguardo dietro a vedere cosa mi insegue, ma senza paura che possa raggiungermi, perché finalmente potrei affrontarne le unghie affilate.


"Counting all hours down to now, to climb up to the peak. The view of what could be. Bring the light where you land.
Don't forget to look back sometimes."

giovedì 12 febbraio 2026

Il silenzio non chiude mai la porta quando entra.

 

Le case piene del peso che manca. 
Il giardino spento che guardo dalla finestra, le tende aperte quanto serve. 
I merli cantano della pioggia della notte. Ora è mattino.
Le batoste, i rimpianti, i desideri, il silenzio della luce accesa senza una guerra vera da combattere. La porta è rimasta aperta, non so chi deve arrivare.
Le emozioni appassite scelgono la via più facile per cercare l'acqua. 
Ma non è autunno, non cadranno ora.
Aspetto il loro rinascere, aspetto che la luce riempia le crepe.
La accoglierò e forse finirà la voglia di camminare all'indietro. 
Cambiamento è trasformazione e trasformazione è crescita. 
È paura dell'onda che arriva.
Ci sono strane maniere per ingannarmi e ci sono strane maniere per uccidermi. 
L'amore non salva.
L'amore scava.
E io sono nessuno.


"The wayward marks, the waves of pain and pleasure. The hallowed dark, the hollow grin.
The fallow fields, the golden grain.
The tower fell, the star remains.
The token scrawled, into our skin. 

They keep on tellin' me our stars are crossed.
But I think that you might be my albatross.
We learned to run before we learned to walk.
There's so much time to steal before the sun goes down."

mercoledì 11 febbraio 2026

Viaggiatore stanco, calloso e dolorante, il tempo e la gravità ti hanno seguito fin qui.

 

È il coraggio o la paura che serve? È l'orgoglio o l'umiltà che mi insegue? O che pretendo? È davvero tutto ciò che voglio la serenità che inseguo? È il peso di una montagna o di un oceano o quello di una piuma, che devo lasciarmi dietro? O la loro bellezza?

Finiranno mai queste domande? Forse è l'unica cosa di cui sono sicuro, insieme al fatto di non tradire nessun me stesso se rido o vivo, o se vedo il fondale quando l'onda si ritrae per un attimo, anche se so che tornerà.

Ed è tutto così chiaro, cosa deve importarmi davvero. Sono io il viaggiatore stanco?


"[...] Spoils and troubles, they burden you more. Pay them no mind, they matter no more.
Leave them behind and show me all about the ocean.
Deep in your eyes, I've never seen the ocean, not like this one.
Show me your eyes, I've never seen the ocean, not like this one.
Look in your eyes, I've never seen the ocean, not like this one"

lunedì 9 febbraio 2026

Curami, avvelenami, con gli occhioni grigi.

Un'altra domenica da attraversare, tutta da capo.
Accoglimi Nebbia, nascondimi l’orlo su cui mi porterà il sole. 
Accompagnami tu Lola, proteggimi anche oggi dalle tristezze liquide. 
Coccolami tu Lain, vibra insieme a me.  
"Una medicina che nuoce, un veleno che cura", ancora una volta nella speranza di una pioggia impetuosa che lavi davvero.


"[...] Denial, business as usual. So roll your eyes, shake your head, turn away and call me names. I'm okay with that, too proud.
Unable to listen, we keep speaking. Moted by blood, unable to notice ourselves.
Unable to stop and unwilling to learn."

venerdì 6 febbraio 2026

Og ég fæ blóðnasir, en ég stend alltaf upp. Cronache dalla pozzanghera.

Ci casco sempre nei giorni stanchi, umidi. Proprio io che parlo, scrivo, paro, schivo, ma inciampo ancora nei giorni che iniziano senza sonno, proseguono sbilenchi e finiscono a deflagrare nel torbido della non lucidità e dei rumori di ufficio. 

Ci vede lungo la mia razionalità ed è cieca la tristezza dei momenti sbrodoloni. Quante volte si è rotta il naso contro l'asfalto, la mia rabbia quando si veste da incertezza.

Il merito e il non merito, il rispetto e la sua mancanza, la delusione immensa, il dire la mia ma senza l'ascolto, le ferite, l'inconsapevolezza che 'spetta n'attimo, l'essere stronzi, i "tanto per", il sentirmi squoiato, le briciole dei pasti degli altri e le emozioni in prestito finché va bene, ma poi diventa una merda.

Sono nudo, le provo tutte a non pensarci ma mi sento come un entanglement quantistico che non sempre reagisce nella sua controparte; e va bene se mi vedono tutti. Lo sfido tutti i giorni lo spazio e il tempo, ho affinato le formule e le previsioni danno solo andamenti previsti, tutto corretto. Ma si paga sempre il prezzo, quando il passato che sfiora il presente diventa una minzione dolorosa, di due una risposta la da solo uno. C'è il sovrapprezzo per quell'articolo, signo'.

L'oggi mi si svela, di nuovo, in una forma diversa da quella di ieri. Si spoglia di tante convinzioni e ogni volta mi fa ricominciare da capo.

"Og ég fæ blóðnasir, en ég stend alltaf upp." ("E mi viene il sangue dal naso, ma mi rialzo sempre"). 

Non rotto ed irreparabile, ma fragile. 
Conscio di me.
Banalmente prezioso.


"Something else is inside, you're not there. Replaced your eyes with empty glass spheres. Crooked hungry urge needs to feed.

Countless empty words fail to mask the constant need.

Promised it's alright, when you disappeared into the night.

Long time ago, they slipped their fingers in. Now in dark corners, you still fear wickedness.

Demons in your head, with no defences. Those you leave behind, always suffer the consequences.

You'll tell me you want to run.

Wanna free yourself from pain, but the demons haunting you hold you in this place.

Glimpses of who you might be revealed through the haze.

Contrast stark reality. Signals sent from the smoke of a life ablaze."


martedì 3 febbraio 2026

Ho un sacco pieno di parole e non so cosa farmene...Indifferenziata?

Sto riordinando tutto quanto, nei miei archivi. Trovo un sacco di cose, e sto cercando di capire cosa buttare, cosa regalare, cosa dimenticare, cosa tenere, cosa lasciare andare. Trovo una marea di cose e tantissime parole lì a metà, volatili, volanti, inespresse e anche espresse.

Ispirato da una cosa che ho letto questa mattina: "Le parole non sono aria che esce dalla bocca e che il vento porta via: sono neurobiologia, memoria, legame. Entrano in noi dalla porta più vulnerabile e ci restano addosso come una seconda pelle".

Una parola non muore dopo che qualcuno la dice, inizia lì a vivere. E' come se vedessi tutte le scie che ogni cosa detta ha lasciato, non ne ho dimenticata quasi nessuna. Sono solchi a volte, più o meno profondi e me li ritrovo un po' ovunque. Aprendo il frigorifero, facendo colazione da solo, mentre mi asciugo dopo aver fatto la doccia, mentre mi lavo la faccia, mentre guido in autostrada, o mentre passo davanti alla stazione di Chiari. Sono in tutti gli sguardi bassi di vergogna o paura, o in tutti i pesi nel petto del giorno di Natale. Le parole restano dentro e anche loro poi finiscono nel cervello-tritatutto che fa vrrr, vrrr, vrrr.

Ho sempre pensato, forse un po' esagerando, che le parole andassero pesate, per far capire meglio ciò che volessi comunicare, per ferire o per non ferire, per sensibilità di condivisione ma mai per crudeltà. E invece ho capito che vanno anche pensate: c'è solo una consonante in più. Mai per far sentire minuscolo chi c'è dall'altra parte.

Basterebbe così poco, perché ci sentissimo tutti visti, basterebbe imparare a comunicare. Perché una cosa è pretenderlo dagli altri per se stessi, un'altra cosa è dimostrarlo. L'incapacità di ascoltare e, come conseguenza, la sparizione dell'altro.

Shock, contrattazione, rabbia, negazione, depressione, riorganizzazione, accettazione. Le sto facendo tutte le fasi. Mi rimane solo da buttare la spazzatura, ecco ciò che devo fare. 


"I'm lost in the season of decay, and she's coming to collect again.
I'm lost in the season of fire, and she's coming to collect again.
I'm lost in the season of ice, and she's coming, coming to collect again.
And I'm lost in the season of the flood, and she's coming to collect again."

venerdì 30 gennaio 2026

Le strategie dell'ambiguità hanno strade infinite

La responsabilità causerebbe sofferenza dove non c'è maturità emotiva, o dove c'è abitudine alla confusione emotiva. Fare finta di starci dentro diventa impossibile, eppure a volte sembra sia tutto così reale, così chiaro e libero, vivo e vero.

Tutto diventa segnali agli antipodi l'uno dall'altro, e l'ambiguità diventa strategia inconsapevole per prendere tempo con le proprie responsabilità. Come andarsene lasciando un percorso di briciole e di porte aperte, con fuori la tempesta.

È il pensare di smettere di accettare il minimo per noi stessi, che ci incasina. Crescere senza l'attitudine a farlo è comprensibile renda tutto difficile. Crescere è distruttivo quando esiste un trasvestimento da comfort. Sparire è conveniente, non dire tutta la verità è volere un comfort disfunzionale. Evitare, sentirsi inadeguati e impreparati sono solo paura travestita da "decisione", ma la dignità della responsabilità verso i nostri sogni o sforzi fatti dov'è? 

Serve uno specchio, perché magari un giorno o l'altro almeno a noi stessi impareremo a rendere conto.

Non si può avere o essere ciò che non si ha/è, se si preferisce sempre la mediocrità. E se vedersi allo specchio e scendere al compromesso malato di "accettare lo schifo" è giustamente intollerabile, meglio diventare quell'altra cosa più conveniente, mediocre, meglio seguire ogni vento che arriverà. Riconoscersi invece sarebbe un'altra cosa, ci farebbe diventare immortali per davvero. Riconoscersi è restare, ma nel gioco degli specchi è meglio fuggire, tagliando fuori chi ci vede dentro davvero, just fucking go away.

Con questi presupporti non si può insegnare a nessuno cosa voglia dire rendere conto, a noi stessi prima che agli altri, quando tutto ciò che conosciamo è evitare. Invitare a cena il sacrificio per non guardare a noi stessi, che stupidata. Ma come biasimarci. Crescere è responsabilità.

Abbiamo tutti tanto amore dentro, perché non lo vediamo? Che poi, alla fine, fossimo dotati tutti di intelligenza emotiva matura, saremmo priorità o diventeremmo solo accessori da indossare e togliere all'arrivo di un nuovo vento più "figo"?

C'è ancora la tempesta e non so se il vento ha chiuso le porte o le ha spalancate o soffiato via le briciole, ma io sorrido un pochino, solo un pochino, behind the clock.

"I am Freddy Madison, I'm Betty Elms, Nikki Grace and Susan Blue in glitter hell.
Green light lit, the blue remake no one will care, will care to see.
Thriller killer been revealed. He's inside you, she's inside me. She's inside me.
I am broken Betty Elms, behind the clock. Susan Blue and Nikki Grace, a starless walk."

mercoledì 28 gennaio 2026

Sorgi, lancia di cristallo, vola sopra di me.

A volte ammiro come certe persone così piene di vita non lascino mai che le evidenze interferiscano con le proprie opinioni. Capiranno prima o poi, non ho nessun dubbio, che sono tutte pentole senza nemmeno un coperchio. 

Ci sarà bisogno di avere un righello bello dritto e seriamente calibrato. "Senza un righello con cui farlo, non si può raddrizzare ciò che è storto." (Seneca).

Comunque, per quanto valga, non è mai né troppo presto né troppo tardi, per essere ciò che vogliamo essere davvero. Possiamo iniziare oggi, possiamo aver iniziato ieri, o potremmo iniziare domani.

Possiamo vivere tutto al meglio o al peggio, è solo nelle nostre mani la scelta della pillola blu o di quella rossa, o di quella verde, o di quella viola. 

Vogliamo vivere? 

E allora affrontiamo la vita, le scelte, le loro conseguenze, le persone scegliendole anche sbagliando e affrontando il legittimo, ma troppo spesso non pensato, cambiare idea nostro e degli altri. Ma soprattutto, affronteremo il fatto che il mondo non cambierà mai per noi, se non saremo noi a cambiare. Per il nostro mondo, non per quello degli altri. Cadere, imparare, camminare, creare, distruggere e ricostruire. 

"Mi sono risolto e mi sono voltato indietro. Ho scorto uno per uno negli occhi i miei assassini. Avevano tutti il mio volto." (G. Caproni)

Io spero possiamo sceglierlo, di vivere al meglio e non al peggio, spero che possiamo vedere quanto sorprendente si può essere o diventare e avere tutte le emozioni a disposizione, magari sempre nuove. Non per forza sempre belle, ma sempre nuove, e sempre capite. 

La crescita deve passare da lì, dai punti di vista differenti e dalla realtà vissuta davvero. Una lezione imparata sulla mia pelle è che la capacità di crescita è direttamente collegata a quanta verità riusciamo ad affrontare dentro di noi senza scappare. 

Spero possiamo essere orgogliosi/e di ciò che siamo o diventeremo, e in caso ci si accorga di non esserlo ancora, auguro tutta forza di ricominciare da zero, senza l'orgoglio a conservare, ma con la forza di restare anche quando non conviene, a capirsi e capire per innovare.

"Rise crystal spear, fly true over me. Suddenly gone from here, left alone on the road. What brings you back? Promises of a memory. Your own ghost running away with the past.

Disappear in the sun. All gone, all gone.
It took a while just to think of home."


martedì 27 gennaio 2026

Walkie Talkie col domani che splende

 


"Non ci si illumina immaginando la luce, ma diventando consapevoli del buio" (C.G. Jung)

Brucia il giorno, bruciano le epidermidi. Brucia di vita, la mia vita. Scotta di calore continuamente dissipato e continuamente prodotto, un ciclo perpetuo che non ha bisogno di raffreddamento. 

Il corpo cerca quello a cui è abituato, a chiudere gli occhi, quando è l'unica cosa che conosce. Lo sento che c'è qualcosa dentro che mi confonde sempre.
Non ha una forma definita, non è un oggetto. E' qualcosa che contemporaneamente mi guida e mi confonde, mi prende per il culo. Non capisco il senso a volte.

Guidare e confondere non sono verbi opposti. Sono un insegnare a me stesso che dopo il buio viene sempre la luce prima o poi, come una guida forzatamente lineare, che coi suoi tempi ciclo mi fa passare attraverso le emozioni di ieri, mi invita ad avere il coraggio di attraversare quelle di oggi, per guardare sempre al domani, con meno paura ogni giorno che vedo nascere e morire. Come se il destino ce la mettesse tutta a sfidarmi, con tutti quei pensieri legati a quando pensavo di essere completo, per proiettare una consapevolezza che forse stava solo nella mia testa. 

Buio non è nemico né solo sofferenza, buia è solo la strada e la vita quando attende, non io. E' una verità da attraversare senza le striscie pedonali e senza nessuno sconto.
 
Fragilità espresse, desideri condivisi e non esauditi, gioia vera a momenti, volendo anche colpe. Non devo allontarnarli e scappare, ma tenerli accanto a me per crescere. Anche se a volte il domani, o l'oggi stesso che avviene nell'inaspettato, mi fa ancora tremare di paura nel petto, non mi va di fingere di essere forte e non cadere, ma ad ogni costo mostrerò ogni vulnerabilità a qualunque me stesso incontrerò da qui in avanti.

Perché alla fine, visti i risultati del riporre negli altri la mia gioia, non è che sia il mio "vuoto" ad avermi riempito di più in tutta la mia vita? E se guardo bene forse non è così vuoto lì dentro, c'è tutto ciò che sono e che sto diventando.

Desiderio chiama motivazione e motivazione risponde a giudizio.
Ci siete? cshh cshh, passo.




"There's something dark inside of me. There is a ghost in this machine. There's a jet, jagged hole that twists and rips through my soul, like the roots of some old, wretched tree. There's something dark inside of me.
There's something haunting all my love. There's nothing good, I'm thinking of. Still I'm gilded and groomed, gliding into the room saying such bold and beautiful things. There's something dark inside of me [...]"