martedì 3 febbraio 2026

Ho un sacco pieno di parole e non so cosa farmene...Indifferenziata?

Sto riordinando tutto quanto, nei miei archivi. Trovo un sacco di cose, e sto cercando di capire cosa buttare, cosa regalare, cosa dimenticare, cosa tenere, cosa lasciare andare. Trovo una marea di cose e tantissime parole lì a metà, volatili, volanti, inespresse e anche espresse.

Ispirato da una cosa che ho letto questa mattina: "Le parole non sono aria che esce dalla bocca e che il vento porta via: sono neurobiologia, memoria, legame. Entrano in noi dalla porta più vulnerabile e ci restano addosso come una seconda pelle".

E inevitabilmente ripenso un po' a tutto. Una parola non muore dopo che qualcuno la dice, inizia lì a vivere. E' come se vedessi tutte le scie che ogni cosa detta ha lasciato, non ne ho dimenticata quasi nessuna. Sono solchi a volte, più o meno profondi e me li ritrovo un po' ovunque. Aprendo il frigorifero, facendo colazione da solo, mentre mi asciugo dopo aver fatto la doccia, mentre mi lavo la faccia, mentre guido in autostrada, o mentre passo davanti alla stazione di Chiari. Sono in tutti gli sguardi bassi di vergogna o paura, o in tutti i pesi nel petto del giorno di Natale. Le parole restano dentro e anche loro poi finiscono nel cervello-tritatutto che fa vrrr, vrrr, vrrr.

Ho sempre pensato, forse un po' esagerando, che le parole andassero pesate, per far capire meglio ciò che voglio comunicare, per ferire o per non ferire, per sensibilità di condivisione ma mai per crudeltà. E invece ho capito che vanno solo pensate: c'è solo una consonante in più. Mai per far sentire minuscolo chi c'è dall'altra parte. Parole e fatti che non si intrecciano trasparenti, allora sì che fanno cadere un po' tutto addosso a chi rimane con in mano solo la speranza di capire.

Basterebbe così poco, perché ci sentissimo tutti visti, basterebbe imparare a comunicare. Perché una cosa è pretenderlo dagli altri per se stessi, un'altra cosa è dimostrarlo. L'incapacità di ascoltare e, come conseguenza, la sparizione dell'altro.

Shock, contrattazione, rabbia, negazione, depressione, riorganizzazione, accettazione. Le sto facendo tutte le fasi. Mi rimane solo da buttare la spazzatura, ecco ciò che devo fare. 


"I'm lost in the season of decay, and she's coming to collect again.

I'm lost in the season of fire, and she's coming to collect again.

I'm lost in the season of ice, and she's coming, coming to collect again.

And I'm lost in the season of the flood, and she's coming to collect again."

venerdì 30 gennaio 2026

Le strategie dell'ambiguità hanno strade infinite

La responsabilità causerebbe sofferenza dove non c'è maturità emotiva, o dove c'è abitudine alla confusione emotiva. Fare finta di starci dentro diventa impossibile, eppure a volte sembra sia tutto così reale, così chiaro e libero, vivo e vero.

Tutto diventa segnali agli antipodi l'uno dall'altro, e l'ambiguità diventa strategia inconsapevole per prendere tempo con le proprie responsabilità. Come andarsene lasciando un percorso di briciole e di porte aperte, con fuori la tempesta.

È il pensare di smettere di accettare il minimo, che ci incasina. Crescere senza l'attitudine a farlo è comprensibile renda tutto difficile. Crescere è distruttivo quando esiste un trasvestimento da comfort. Sparire è conveniente, non dire tutta la verità è volere un comfort disfunzionale. Evitare, sentirsi inadeguati e impreparati sono solo paura travestita da "decisione", ma la dignità della responsabilità verso i nostri sogni dov'è? 

Serve uno specchio, perché magari un giorno o l'altro almeno a noi stessi impareremo a rendere conto.

Non si può avere o essere ciò che non si ha/è, se si preferisce sempre la mediocrità. E se vedersi allo specchio e scendere al compromesso malato di "accettare lo schifo" è giustamente intollerabile, meglio diventare quell'altra cosa più conveniente, mediocre, meglio seguire ogni vento che arriverà. Riconoscersi invece sarebbe un'altra cosa. Riconoscersi è restare, ma nel gioco degli specchi è meglio fuggire, tagliando fuori chi ci vede dentro davvero, just fucking go away.

Con questi presupporti non si può insegnare a nessuno cosa voglia dire rendere conto, a noi stessi prima che agli altri, quando tutto ciò che conosciamo è evitare. Invitare a cena il sacrificio per non guardare a noi stessi, che stupidata. Ma come biasimarci. Crescere è responsabilità, e invece oggi caghiamo inconsapevolmente sul cuore degli altri e sul nostro, soprattutto.

Abbiamo tutti tanto amore dentro, perché non lo vediamo? Che poi, alla fine, fossimo dotati tutti di intelligenza emotiva matura, saremmo priorità o diventeremmo solo accessori da indossare e togliere all'arrivo di un nuovo vento più "figo"?

C'è ancora la tempesta e non so se il vento ha chiuso le porte o le ha spalancate o soffiato le briciole, ma io sorrido un pochino, behind the clock.

"I am Freddy Madison, I'm Betty Elms, Nikki Grace and Susan Blue in glitter hell.

Green light lit, the blue remake no one will care, will care to see.

Thriller killer been revealed. He's inside you, she's inside me. She's inside me.

I am broken Betty Elms, behind the clock. Susan Blue and Nikki Grace, a starless walk."

mercoledì 28 gennaio 2026

Sorgi, lancia di cristallo, vola sopra di me.

A volte ammiro come certe persone così piene di vita non lascino mai che le evidenze interferiscano con le proprie opinioni. Capirete prima o poi, non ho nessun dubbio, che sono tutte pentole senza nemmeno un coperchio. 

Avrete bisogno di un righello bello dritto e seriamente calibrato. "Senza un righello con cui farlo, non si può raddrizzare ciò che è storto." (Seneca).

Comunque, per quanto valga, non è mai né troppo presto né troppo tardi, per essere ciò che vogliamo essere davvero. Possiamo iniziare oggi, possiamo aver iniziato ieri, o potremmo iniziare domani.

Possiamo vivere tutto al meglio o al peggio, è solo nelle nostre mani la scelta della pillola blu o di quella rossa, o di quella verde, o di quella viola. 

Vogliamo vivere? 

E allora affrontiamo la vita, le scelte, le loro conseguenze, le persone scegliendole anche sbagliando e affrontando il legittimo, ma troppo spesso non pensato, cambiare idea nostro e degli altri. Ma soprattutto, affronteremo il fatto che il mondo non cambierà mai per noi, se non saremo noi a cambiare. Per il nostro mondo, non per quello degli altri. Cadere, imparare, camminare, creare, distruggere e ricostruire. 

"Mi sono risolto e mi sono voltato indietro. Ho scorto uno per uno negli occhi i miei assassini. Avevano tutti il mio volto." (G. Caproni)

Io spero possiamo sceglierlo, di vivere al meglio e non al peggio, spero che possiamo vedere quanto sorprendente si può essere o diventare e avere tutte le emozioni a disposizione, magari sempre nuove. Non per forza sempre belle, ma sempre nuove, e sempre capite. 

La crescita deve passare da lì, dai punti di vista differenti e dalla realtà vissuta davvero. Una lezione imparata sulla mia pelle è che la capacità di crescita è direttamente collegata a quanta verità riusciamo ad affrontare dentro di noi senza scappare. 

Spero possiamo essere orgogliosi/e di ciò che siamo o diventeremo, e in caso ci si accorga di non esserlo ancora, auguro tutta forza di ricominciare da zero, senza l'orgoglio a conservare, ma con la forza di restare anche quando non conviene, a capirsi e capire per innovare.

"Rise crystal spear, fly true over me. Suddenly gone from here, left alone on the road. What brings you back? Promises of a memory. Your own ghost running away with the past.

Disappear in the sun. All gone, all gone.

It took a while just to think of home."


martedì 27 gennaio 2026

Walkie Talkie col domani che splende

 


"Non ci si illumina immaginando la luce, ma diventando consapevoli del buio" (C.G. Jung)

Brucia il giorno, bruciano le epidermidi. Brucia di vita, la mia vita. Scotta di calore continuamente dissipato e continuamente prodotto, un ciclo perpetuo che non ha bisogno di raffreddamento. 

Il corpo cerca quello a cui è abituato, a chiudere gli occhi, quando è l'unica cosa che conosce. Lo sento che c'è qualcosa dentro che mi confonde sempre.
Non ha una forma definita, non è un oggetto. E' qualcosa che contemporaneamente mi guida e mi confonde, mi prende per il culo. Non capisco il senso a volte.

Guidare e confondere non sono verbi opposti. Sono un insegnare a me stesso che dopo il buio viene sempre la luce prima o poi, come una guida forzatamente lineare, che coi suoi tempi ciclo mi fa passare attraverso le emozioni di ieri, mi invita ad avere il coraggio di attraversare quelle di oggi, per guardare sempre al domani, con meno paura ogni giorno che vedo nascere e morire. Come se il destino ce la mettesse tutta a sfidarmi, con tutti quei pensieri legati a quando pensavo di essere completo, per proiettare una consapevolezza che forse stava solo nella mia testa. 

Buio non è nemico né solo sofferenza, buia è solo la strada e la vita quando attende, non io. E' una verità da attraversare senza le striscie pedonali e senza nessuno sconto.
 
Fragilità espresse, desideri condivisi e non esauditi, gioia vera a momenti, volendo anche colpe. Non devo allontarnarli e scappare, ma tenerli accanto a me per crescere. Anche se a volte il domani, o l'oggi stesso che avviene nell'inaspettato, mi fa ancora tremare di paura nel petto, non mi va di fingere di essere forte e non cadere, ma ad ogni costo mostrerò ogni vulnerabilità a qualunque me stesso incontrerò da qui in avanti.

Perché alla fine, visti i risultati del riporre negli altri la mia gioia, non è che sia il mio "vuoto" ad avermi riempito di più in tutta la mia vita? E se guardo bene forse non è così vuoto lì dentro, c'è tutto ciò che sono e che sto diventando.

Desiderio chiama motivazione e motivazione risponde a giudizio.
Ci siete? cshh cshh, passo.




"There's something dark inside of me. There is a ghost in this machine. There's a jet, jagged hole that twists and rips through my soul, like the roots of some old, wretched tree. There's something dark inside of me.
There's something haunting all my love. There's nothing good, I'm thinking of. Still I'm gilded and groomed, gliding into the room saying such bold and beautiful things. There's something dark inside of me [...]"

lunedì 26 gennaio 2026

Mancanza di variabili dichiarate e debug on site, senza dita.

La vedo la realtà? Nel software mancano alcune variabili dichiarate, ma la vedo. Le righe del codice sono piene di errori, ma la vedo qui con me, in ogni momento, nell'ennesimo mantra che da oggi faccio mio. "Eccome che la vedo la realtà."

Suonando sabato sera pensavo a tante cose, pensavo alle emozioni rauche, al tempo dilatato, a come mentre suono sembra che i bpm siano più veloci di quanto siano effettivamente, a come le persone riescano a spremerti, al se avrei pianto o no cantando quel passaggio di "Aurequiem", pensavo che a momenti il fumo da palco mi stesse impedendo di vedere le mie dita sulla tastiera.

E' strano pensare al "non vedersi le dita". In un sogno di tanti anni fa mi trovavo le mani smontate e rimontate al contrario tra destra e sinistra. Un dilemma importante, ma mai come immaginarmi di non vedere più le dita.

E se le dita fossero emozioni? Le sentirei soltanto? Che nomi gli sto dando? Che colore hanno? Dovrei trattarle come un muro, o dovrei passarci attraverso? Sono un ostacolo o un invito?

Sono rosse di rabbia, nere di spavento, blu di vaffanculo o cosa cazzo sono? Dove le metto? C'è un bidone apposito, o c'è solo un tappeto sotto cui metter tutto quanto per farle sparire? Sono grigie di vergogna o colorate di verde come la speranza di non incrociare più il mio sguardo con il loro oppure diventano gialle come un livido perché dovrei portarle tutte con me finché guarisco?

Il mio codice è davvero pieno di errori ed è in corso il debug del secolo, per quanto mi riguarda. Non c'è groppo in gola o petto stretto che tenga botta, e non c'è nessun traguardo, nessun capo ufficio a farmi fretta, non c'è un deployment in vista, non c'è una produzione da mantenere viva, non ci sono consegne. Il server è gia up and running.

Ci sono solo io a ricordarmi dei video su youtube su come fare a sopravvivere alle sabbie mobili, a mettercela tutta in un mio mondo che non sto sentendo mio come prima, ma che pian piano mi sta dando nuovi occhi. Perché non sono le dita a sparire, sono gli occhi che non le vedono più.

Stamattina mi sono guardato allo specchio. Ci ho visto l'infinito delle variabili che mi rendono ciò che sono, per risolvere una stringa scritta male dopo l'altra, a svelare gli errori di battitura, a fare un merge di tutto ciò che sono stato con quello che sono, passando da cosa vorrei essere.

Dannazione che turbinio incredibile. Che garbuglio.

E voi? La vedete davvero la realtà?

"Life has a funny way of saying living is to change. Insight comes when one has put all one's defenses down. One can suddenly receive this strange yet simple touch. And the pillars of reality tremble.

Death is never far away, but her embrace is not of harm. If I dance until the morning light shines bright into my eyes, I will bear to say goodbye with open arms and smile. As the pillars of reality crumble."

giovedì 22 gennaio 2026

I poteri magici incredibili che abbiamo fanno vrrr, vrrr, vrrr.


"Mi sembra di avere gli occhi bagnati. Cosa vogliono che faccia coi miei occhi? Cosa devo guardare?"

"Tu dici cosa devo guardare, io dico: come devo vivere? E' la stessa cosa"


Ma noi, in fin dei conti, cosa siamo? Chi siamo e di cosa abbiamo bisogno davvero? 

Ogni mattina mi sveglio mezz'ora in anticipo rispetto alla sveglia. Negli ultimi due mesi ho smesso di fare una cosa che ho sempre fatto: riaddormentarmi. Quindi quando apro gli occhi inizio già con il mulino nel cervello. Non esce farina dai miei condotti, né sostanze polverizzate, sento solo che inizia il flusso. Domande, risposte, sogni della notte, sogni infranti, non presenza, mamma, la vita degli altri, la mia, la lettura mattutina del giorno ieri prima di leggere quella del giorno oggi, il cane da portare fuori, le colazioni da fare, le cattiverie (in)consapevoli e l'incomunicabilità. E intanto il mulino cervello macina, macina, macina e ancora, vrrr, vrrr, vrrr.

Mi contraddistingue in questi mesi, tutto questo flusso. Non sono riuscito a gestirlo quando si è trattato di aprire i rubinetti nel petto, si figuri signora quando si tratta dei miei occhi e delle mie secrezioni oculari. 

Sono lunghe le settimane di quasi 2 mesi senza proferire parola, però ora qualcosa mi rendo conto stia cambiando. E' proprio vero che quando si tocca un fondo, le cose possono solo migliorare, con la molla giusta sotto i piedi. E ce la sto mettendo tutta, giuro, senza nessuna divinità fasulla ad accompagnarmi, ma solo con me dentro di me, tante parole scritte, lette, rilette, pochi amici e tanta terapia.

Il confine dei miei intenti, allo stato attuale, non esiste. "La Polizia del Pensiero e il Ministero della Verità diventano superflui" e sono d'accordo a metà. Il Ministero della Verità è da mo' che mi racconta le stronzate travestite da trasparenza, non gli credo più; mentre la Polizia del Pensiero forse invece una mano me la sta dando, a provare a tenere i piani inclinati puliti il più possibile. Lucidi non torneranno mai, ma apprezzo il pensiero.

Non esiste il confine dei miei intenti, ma esisteranno o esiteranno i miei confini per non sentire più il peso dei giorni sbagliati? Per non sentirmi più come un qualunque Don Chisciotte che se la prende con l'aria? Dentro di me so di avere un potere magico incredibile, ma ancora non so come evocarlo a comando. A volte la fa da solo sta cosa di farmi vedere la vi(t)a. Io mi aggrappo.

Vrrr, vrrr, vrrr.

"Non sta mai fermo. Mai. Mai, mai. Io non riesco a guardare a lungo il mare. Sennò tutto quello che succede a terra non mi interessa più."

martedì 20 gennaio 2026

Il vicario di me stesso


Non so quali siano o se siano buoni o cattivi questi fardelli che sto portando.

Esiste un momento per dei tentativi anche da parte mia, di non essere me. Chiudo i discorsi con le stesse dinamiche con le quali mi sono visto chiudere i miei, con la stesso jolly che ho imparato ad usare anche io.

Vicario di me stesso, non so cosa stia portando, ma so che dovrò consegnarmi il messaggio al posto mio, senza guardarmi indietro e, da buon messaggero, senza mai volerne portare altra di pena. Senza sapere quale sia il messaggio né se ci sia un messaggio. Senza sapere cosa succederà poi, una volta ricevuto. Senza colpe, senza sentimenti, senza coraggio, senza paura, senza aspettative ma ancora col piatto pieno di avanzi da finire.

Sono tutto sporco, lercio e slabrato dalla fitta sassaiola, ebbro di dubbi, vacuo di parole ma ahimé ancora pieno di volontà di trovarne. 

Dalla consegna in poi vorrò solo essere spettatore, sempre l'unico che sta pagando per tutti, nell'abisso.

E chissà che il messaggio arrivi a destinazione integro, non confutabile, non rinnegabile, solo accettabile. E chissà che riesca a guardare il mio mondo esplodere in mille pezzi, purtroppo, o finalmente, con tutta la serenità che posso. Che in fondo è l'unica cosa che ho sempre voluto inseguire.


"Vicariously, I live while the whole world dies. You all feel the same, so why can't we just admit it?"

lunedì 19 gennaio 2026

Nel confuso dimenarsi dei giorni

 

Nel confuso dimenarsi dei giorni, oggi mi sento igneo.

Le risposte sbrigative sanno tanto di nequizia, e fa sempre un po’ male vedere un contorno sporcarsi di qualcosa che non esisteva. Fa sempre strano quando il vento cambia le persone.

Sono pregni di parole non ascoltate, non pensate, questi momenti. Così diventano soltanto condivisioni da buttare nella spazzatura, momenti che chissà come torneranno, se torneranno. Dovremo trovare spazio in noi stessi per ritagliarcene un auto assaggio, per non dipendere dai capricci del vento della vita degli altri, per stare al nostro stesso passo senza coinvolgere nessuno.

Plot da riscrivere da capo? Cast da ricostruire? Produzione da rivedere? Gli stuzzichini del catering sono buoni ancora? Il vino è ancora fresco?

Dalla gioia alla melma è corta la strada, ma ci si trova di tutto in mezzo. Ho conosciuto il dubbio, la certezza, l'esserci senza chiedere niente in cambio, ho incontrato il sig. Bugia e sua moglie la dolcissima sig.ra Paura, ho scalato il Passo del Groppo e caduto e rialzato non so quante volte. Ho camminato mettendo la mano della pazienza per tenere le dita di sabbia del timore.

Nel confuso dimenarsi dei giorni, cosa provo? Provo a stare a galla con la consapevolezza della coerenza del sapere da dove vengo e con le idee chiare il giusto su dove stia andando.

Dite mi farebbe comodo un estintore o basta che mi immerga?


"We're lost in the deep where the waters flow"

domenica 18 gennaio 2026

Journaling 7: - Sbadiglio calore

 

Ogni giorno di questi giorni sa sempre un pochino meno del giorno precedente.

Non so descrivere i tratti e i contorni di questa sensazione, ma me ne rendo conto. Colgo anche la minima differenza decrementale. 

Me ne accorgo perché inseguo il sole, anche se fa solo capolino. Ne voglio sentire il calore, che a dirla tutta sbadiglia un po' come me.

Non so se sia tutto positivo, ma chi sono io per mettere in dubbio la termodinamica?

“Il freddo mi devasta ho nervature da irrorare.”

giovedì 15 gennaio 2026

Journaling 6: - cosa vedo davvero?

 

Cieli grigi che iniziano a diventare bui. 

Vedo che non riesco a controllare le emozioni in uscita.

Vedo l'aria che mi mancherà dopo, prima ancora di respirare.

Vedo che rotolano le mie gocce, nell'attimo che il piano si inclina. 

Insieme a loro tutte le ansie dell'incerto incedere dei giorni, che ogni volta anche loro si inclinano un po' di più. 

Non sono gocce che lavano i miei ripiani, niente potrà mai lavare via, nemmeno un monsone tropicale forza 100 potrebbe riuscirci. Nemmeno un terremoto magnitudo trentamila.

Sono gocce che mi nutrono nell'esatto istante che abbandonano il mio corpo attraverso gli occhi. Nutrono la mia necessità di passetti corti, di pazienza, in un tentativo goffo di obliare e allo stesso tempo di rammentare. In un goffo tentativo di rammendare, perché nemmeno gli aghi del tempo potrebbero tramare qualcosa di lontanamente simile al “come nuovo”, ma nemmeno una sarta o un chirurgo.

Vedo che non riesco a controllare le emozioni in uscita. Ma forse un po' riesco a controllare le emozioni in entrata, ma penso che anche oggi diventerò invincibile domani.

"[...] My head would spin and swiftly dance between the whys. Like why the roads were all dead ends. Why we'd no word to name the color of the sky, and why did these tunnels lead me deep beneath the streets?

When I was through I lit my lamp, with something soft and green and damp beneath my feet. And I don't know the way but I know that I belong out here, on this journey that I never thought I'd make.

Setting out, across some new frontier. A new horizon with each eager step I take. As the stars begin to fade I stride to meet the breaking day and breathe it in. It rakes over my tongue, so crisp and cool inside my lungs, against my skin. And I see the colors burst and bloom beneath the dawn.

Oh, the brilliance overwhelms me. Leaves me wondering what new world I'm even on."

mercoledì 14 gennaio 2026

Journaling 5: - partizione di auto ripristino

 

Peculiarità dei miei giorni, dove siete? Qui trovo grandissimi buoni propositi dentro di me, ma li sento che si fermano al Passo del Groppo che ho nel petto. Non so ancora cosa devo sciogliere per farli evaporare. Devo scaldarmi ancora un po' forse?

Spensieratezza delle notti, dove sei finita?

Ho tantissimo calore ma non capisco dove lo stia dissipando, è un dedalo di emozioni, di possibilità, di "eh ma allora quella volta...", di non riuscire a star dietro ai pensieri. Un labirinto che so avere un'uscita, ma ancora non la vedo. Cercherò di essere certosino a provare ogni curva ricordandomi le svolte già fatte.

Devo deframmentare i miei dati, devo ordinarli meglio nei settori della mappa di partizione. Necessito di un refresh al file system, e non c'è nessun servizio tecnico né guida su Technet a darmi una mano. Non ci sono forum di smanettoni che ci hanno già provato, né topic su Reddit. 

Ci sono solo io incatenato ai bit della voglia di sparire, ripartire, deflagrare, spargermi nell'aria, elevarmi a vapore caldo, forse così riuscirei a farmi sentire.

Ma ho tantissime risorse e sono certo sarà un lavoro assurdo, ma sentendo che così non sono mai stato, forse questo mi porterà sicuramente dove non sono mai stato.

Spero ci siano gli stuzzichini.

"I'm inside it and it's inside me"

lunedì 12 gennaio 2026

Journaling: 4 - L'imputato viene dichiarato non colpevole

 

Vostro Onore, è così più complicato del previsto. Mi devo inevitabilmente chiudere prima di riaprirmi, e sono sempre sguarnito di ragioni. Non voglio solo preservarmi, voglio evolvere ancora, voglio piantare bene i miei paletti, definire davvero i miei confini. Voglio raffinare la mia sensibilità, voglio vederla sbocciare di nuovo, pretendo di ritrovare stabilità. 

Non attraverso le briciole lasciate dai discorsi non chiusi e dai sogni latitanti, che mi ti fanno vedere ancora così stupenda nella mia mente. Lo sei davvero, ma ho capito che quando vengono fatte scelte di un certo tipo, comandate da emozioni storte, devo necessariamente ancorarmi ai fatti del presente prima ancora che ai ricordi o alle proiezioni dei sentimenti che provo, o alla necessità di avere dei motivi.

Ora giuro che divento un fantasma, con ancora della merda a sporcarmi la faccia, ma divento fantasma, Vostro Onore.

Piango mentre scrivo, non mi giudichi per questo. Mi lasci soltanto andare via.

"[...]Devo leggerti nel vuoto che ci siamo aperti dentro. Devo spegnere i tuoi occhi che hanno pianto così tanto. Devo chiudere le stanze in cui ti ho vista camminare, devo ridere e star bene tra la gente che non vede. Devo rimanere in piedi, devo amarmi più di ieri, devo fare mille cose senza più trovare scuse. Devo darmi una ragione, devo vivere felice, devo accendere una luce e poi riprendere il mio spazio. Devo ancora un po' capire, devo scegliere di meglio, devo stare ad ascoltare, devo correre lontano. Devo sciogliere quei fili, devo mettermi al sicuro, devo aprire le mie mani, devo andare via domani, devo andare via domani, devo andare via. [...]"

venerdì 9 gennaio 2026

Journaling: 3 - Le cose di oggi

Vuoto.

Gioia dei ricordi.

Rabbia.

Altruismo.

Fiducia.

Mancanza.

Sensazione di tempesta col sole.

Sorrisi pensati.

Pelle.

Poco cibo.

Rigurgiti.

Confini.

Onestà.

Amore.

All in, oppure All out.

(Rimettiti a lavoro Ste.)

giovedì 8 gennaio 2026

Journaling: 2 - In mare aperto

 

Tutte le parti di me, anche quella morta, hanno capito tutto. Ma c'è sempre un'altra parte di me su quella cazzo di barca, ma non sa quale cima prendere per prima in mano. Magari è quella sbagliata? E' drizza o scotta? E' quella di ormeggio? Cosa devo fare? Qualcuno mi spiega?
Quella parte di me è in mezzo ad una flotta di altre mille navi che va in una direzione, ma su questa, ignorando ogni precedenza nautica, è in corso una manovra improbabile solo per restare lì in attesa che un giorno, "qualcosa, qualcuno".

Ma poi conto fino a 3 e mi ricordo che non solo sono io il comandante - a volte non ci penso - ma sono anche primo ufficiale, sono timoniere, sono navigatore, sono il cuoco e cambusiere, sono vedetta, sono il prigioniero sulla passerella, sono l'uomo in mare, sono anche lo squalo che affila le fauci.
Sono il buio del mare di notte che fa paura e interrompe il sonno, ma mai come il giorno che pur così illuminato ci nega e nasconde tutto. 

Il comandante ha delle responsabilità, verso il suo equipaggio e verso se stesso.
Il comandante lo sa che ha fatto il suo meglio, che il vento cambia e a volte c'è da aspettare, altre volte è sufficiente impostare la vela correttamente e che a volte le cartine non segnalano tutto. Il comandante sa che se il vento diventa brutto, bisogna tornare al porto, trovare un posto sicuro, ricalcolare la rotta o fermarsi.

Ci ho creduto senza forzature, ci ho creduto tanto in quel vento del presente e in quei profumo di futuro, in quella cima lasca che sto tenendo in mano da solo. Una cima che mi tiene incollato lì anche quando non c'è vento, in attesa di cosa? 
Non posso trattenere le lacrime, né chi non vuole restare. Non tutto vuole aggiustarsi, magari non subito o magari proprio mai. La vera cosa splendida per me stesso ora è essere me stesso. 
Ci sono momenti in cui non serve fare proprio niente ma solo lasciare che il silenzio sia cura. La fa bene spesso quella cosa che porta le risposte anche quando non ha nessun dizionario e nemmeno mezza domanda nello zaino.

Davanti a me il mare, dentro di me è pieno di cime aggrovigliate. Spero stia tirando quella giusta, penso di sì.

White, silicon eyes, watching storms, sitting quiet.
Reading books in the heat of city lights, bored. Everyone's bored. 
When I'm restless, put me under the night stars, and I'll feel grounded.
I know, I'm just a girl, but can I change lives?

Journaling: 1 - La morte di questo me



 

Oggi, stanotte, mi son svegliato col solito sasso nello stomaco. E che freddo che fa.
Sento davvero tutto, sento troppo. Leggo che la sensibilità di questo tipo sia un dono, ed è vero. E' preziosa ma pesa, pesa davvero tanto.

Butta dentro 4, trattieni 7, butta fuori 8, butta dentro 4, trattieni 7, butta fuori 8, autoregola il sistema nervoso scaricando l'amigdala e attivando la corteccia pre frontale, riduci la stimolazione al nervo parasimpatico e ricalibra il cortisolo e l'adrenalina. Magari un giorno smetterò. 

Non so più nemmeno perché piango in certi momenti. 
Si attorcigliano le viscere a pensare di essere l'unico spettatore pagante in tutto l'abisso, ma va così. 
Anzi, vai, vai, andate tutti voi. La morte di questo me è un attimo, tra poco passa, due curve e siamo arrivati.

Action without movement, desire without heart [...] These are the outer symptoms of inner detonation.