giovedì 7 maggio 2026
S01 E09 - Un po' meno sovrappensiero, sulla giostra impazzita.
mercoledì 6 maggio 2026
S01 E08 - Le sensazioni di una sera giovane, sovrappensiero. All'Afelio.
C'è la finestra aperta, i bambini giocano al centro sportivo. Lola si agita sempre un po' quando qualcuno urla, vorrebbe solo giocare con loro. Il sole che tramonta è timido, ma non fa freddo. Certi di questi giorni nascono e muoiono come non riguardassero la primavera. Ho il telefono in mano, prendo appunti ispirato dal vento.
Vedo lo scorrere dei profumi primaverili, mi ci rifugio per farli miei prima che spariscano di nuovo, ma senza aver fretta di capirli. Se vanno è perché devono andare, non ne farò nuovamente un cruccio. In giardino è fiorita la siepe, c'è comunque un buon profumo.
Non ho più bisogno di pinze per spiegare cosa provo, mi muovo tra gli etimi e gli attimi di ciò che so e di ciò che sento, e un momento è diverso da quello precedente e da quello successivo. È difficile perché non ho ancora un equilibrio tale da permettermi di sedermi: ma ci provo. Sto in piedi, sbaglio, riprovo, faccio, disfo, sbadiglio, muoio e vivo di nuovo. Non ho invitato io tutti questi verbi nella mia vita, non volevo nessuno a rompere i coglioni. Ma sono loro in questi mesi a conoscere meglio casa mia, quindi forse mi devo fidare di tutti questi buchini all'infinito in cui mi rifugio. Gli ho dato un nome e anche loro mi conoscono.
Ho avuto paura del dolore ma non devo averne, nemmeno di affondare i passi in un fango non calcolato, dovesse piovere ancora (e pioverà ancora...). Ma so che il sole torna sempre, puntuale come l'alba stessa, a seccare i terreni e a renderli più sodi e solidi. Dando un nome anche al fango, uno all'erba e un altro all'asfalto, saprannno anche loro chi sono e sapranno che non li sto calpestando per il gusto di calpestarli. Sono grato anche a loro per questo, ma non celebro la guarigione e la sofferenza come due amiche narcise da mostrare, ma perché nel mio vivere stanno avendo un ruolo quasi grammaticale e non me ne vergogno.
Insieme al fatto che il terreno torna ad indurirsi col sole, mi accorgo anche che il suono dei miei passi, e di ogni cosa che è ora, risuona diversa, più forte di prima anche quando il mio sistema nervoso trema. E se a volte ho ancora la rabbia nelle dita, mi perdono. Perché mi rendo conto sia l'unico verbo da sostantivare rimasto a tenere vicini la mia testa e il mio corpo all’ombra ormai lunghissima di ciò che non è più, o che chissà, forse non è mai stato davvero.
E la gratitudine a me stesso, che è tanto complicata da capire e indirizzare all'inizio, diventa immensa e queste cicatrici generose me lo ricorderanno ogni volta; soprattutto ora che sono all'afelio, ora che sto imparando da capo la realtà e come si fa a parlare.
Kept for my ever-changing mental health."
sabato 2 maggio 2026
S01 E07 - Dove non dovrebbe esserci un'isola
martedì 28 aprile 2026
S01 E06 - Sono granulari i giorni
Camminare con le calze scomode è sempre camminare e a volte anche i momenti brutti raccontano storie belle.
Raccontano di momenti di supporto, di vicinanza, di consigli, di fare l'amore dopo un confronto. Raccontano di bolidi emotivi e porte semi chiuse ma che sono capaci di aprirsi quando serve e quando non serve.
Come lo psicopompo di me stesso, mi accompagno non verso un esito funesto, ma anzi, con occhio cerviero guardo bene dove appoggiare i piedi ad ogni passo, perché ognuno di essi è ricco di momenti, di lame di luce, di stronzate fatte ma con la testa di sapere da dove vengo e, ogni istante di più, verso cosa stia andando.
"Ma si lasciò portare dalla sua convinzione che gli esseri umani non nascono sempre il giorno in cui le loro madri li danno alla luce, ma che la vita li obbliga ancora molte altre volte a partorirsi da loro stessi".
Mi abbandono alla voluttà, ma quella del tempellare me stesso nel normalizzare che quando amore e sofferenza sono proporzionati, non c'è satto nulla di sbagliato, soprattutto nella capacità di amare; che non devo spiegare a nessuno né la profondità dell'oceano in cui sto nuotando, né quale sia la mia definizione di "pesce del cazzo". E quando mi fermo sento il sale in bocca, ma so che è perché ce la sto mettendo tutta.
Quando l'Io bambino, che mi sta accompagnando anche da adulto, mi dirà di stare attento, lo ascolterò per davvero, perché per ora non posso permettermi di allontanarmi troppo da quella zona in cui so di poter esistere davvero senza che per forza qualcuno se ne accorga, perché mi basteranno i miei occhi e le mie mani come prova di me stesso; E rifugiarmi nella memoria del sentirmi a casa anche ben prima di spogliarmi nudo davanti ai miei desideri, non mi riporterà a casa, perché a casa ci sono già, e sono già nudo.
Coi muri più sporchi di prima sarò polvere, non per contare da quante bugie sia stato ingannato disegnandomi sopra con le dita, ma a ricordarmi di come la verità venga sempre a galla, anche senza usare lo swiffer.
martedì 21 aprile 2026
S01 E05 - Dare ad ogni cosa il suo spazio
Sorrisi e battute capite dopo.
Resilienza o sensibilità?
Pelle.
La lunghezza dei nostri arti non sufficiente a toccarci.
Emozioni docili.
Carne e mani morbide.
Occhi stanchi.
Foto di corpi.
Rumori di sesso.
Voci immaginate distinte tra milioni.
Odore di orgasmi e bestemmie.
Sentimenti come pianeti sfiniti da anni luce di orbite ripetute all'infinito.
Nulla tornerà uguale a quando siamo partiti.
Non le asfaltano più le strade?
Perché c'è ancora tutto questo casino nei miei corridoi?
L'unica via di uscita è attraverso.
And we can laugh off things that we know nothing about.
We can go forever, until you wanna sit it out."
venerdì 17 aprile 2026
S01 E04 - Fuoco arriverà anche per voi
Coi le sinapsi a volte ancora balorde, ho ancora così tanto da capire e da imparare e ogni giorno mi presenta il conto di quanto io debba indietro, anche senza fare il 730. Ma ammetto anche che ogni giorno mi regali comunque qualcosa e anche il solo rendermi conto di non pensare più soltanto al peggio già da un po’, mi concede un nuovo mattoncino di ciò che sono, da aggiungere al mio personale e nuovissimo muro. È incredibile cosa si riesca a fare e decidere, come cambia ciò che desidero e come grazie a questo io impari a camminare di nuovo ogni volta; senza gli spettri a svegliarmi nella notte per spaventarmi con il "BUH!" della mancanza. Non mi avrete di nuovo, demoni che state nell'armadio da non aprire mai più, quello della merda. Vaffanculo, voi e ogni cosa che rappresentavate, perché non mi rappresentate più. E mi raccomando, fate attenzione alla vostra coda di paglia, che non porti con sè tutto ciò che siete, una volta o l'altra o il giorno che appiccherete un'altro incendio.
Fuoco, lo so perché all'inferno mi ci avete mandato, arriverà anche per voi.
We're scared of every evil possibility, and sacrifice our freedoms for some false safety.
Forgetting we are stronger than any of us, believe. Well, fuck love."
lunedì 13 aprile 2026
S01 E03 - Assertivo con me stesso, riscrivo il mio contorno
È un lavoro ogni giorno che mi tocca fare, perché a volte mi manca e me lo sogno ancora, come stavo chiuso tra le gambe o avvinghiato alle dita, alle dita in bocca, alla lingua, ai fluidi corporei, perso negli occhi o nei sorrisi camminando con le dita sulla pelle.
mercoledì 1 aprile 2026
S01 E02 - Ciao mamma, ci sentiamo domani quando sei sveglia.
Sento la tua voce chiamarmi, dalla cucina. Io, da davanti alla tv a giocare a Final Fantasy VII, metto in pausa: "Stefano vai in giardino a prendermi salvia e rosmarino per favore?"
Con uno sbuffo, vado. "Quanti rametti ti servono?". La domanda è inutile perché la risposta è sempre "Boh, un po'!" So che ti fa piacere li sciacqui e asciughi già, prima di usarli, e poi resto un po' a guardarti, sedendomi sulla cassapanca. Hanno un buon profumo, da lavati. È colpa della mia curiosità ma anche del ripieno dei ravioli pronto nella ciotolona, se te ne rubo sempre un sacco di cucchiaiate. Ricordo ancora il sapore inconfondibile della tua ricetta, insieme alla tue lamentele a forma di "Dai basta, che mi serve!".
In tutti gli oggi come oggi, la mancanza tira tanto verso di te. Lo sento nei sogni che ancora faccio, che mi fanno svegliare con la mancanza dei volti e delle mani e di cui vorrei parlarti, nei mesi passati e di quelli in corso in cui vorrei solo confidarmi un po', nel raccontarti che avevi ragione e dirti quanto, amare, mi abbia aperto in due. Vorrei farti vedere come a fatica ne stia uscendo davvero ma senza voler smettere di farlo, chiederti come stai, darti un bacio.
Siamo stati a pranzo tutti insieme Domenica, nel giorno del tuo compleanno. È stato bello. Mi sono fermato nel parcheggio qualche attimo poi, a cercarti con lo sguardo in mezzo alle vigne, per salutarti. Non riuscivo a vederti, perché sei ovunque.
mercoledì 18 marzo 2026
S01 E01 - Tacitare la belligeranza.
Ancora un po' confuso - lo ammetto - tra gli effetti Zeigarnik e Ovsiankin, sono proprio contento del sole in questi giorni. Sarà Guccini riesumato per caso, sarà il giubbetto con le toppe nuove e che vuol dire primavera, sarà stata la cena con papà o gli amici o il weekend in giro insieme a Lola, ma mi sento vada bene così per ora.
Se son d'umore nero allora scrivo, frugando dentro alle nostre miserie.
Di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo."
mercoledì 4 marzo 2026
Io sono la grondaia.
"Un veliero che venga a trovarsi sull’Oceano in un momento di tempesta, ammaina le vele per non essere trascinato nei gorghi del vento e distrutto. Ritornata la calma, riprenderà la sua rotta e raggiungerà egualmente la meta. Non facciamo quindi di noi stessi l’equipaggio del veliero che s’abbandona alla paura e compromette così le sorti della sua nave, ammainiamo anche noi le vele delle nostre attività e premiamo ogni forza nostra sul timone. Il sereno vien sempre dopo ogni bufera e nel sereno ci rifaremo del tempo perduto."
A livello biologico un pugno in faccia o diventare invisibili sono la stessa cosa. L'empatia apparente, quando viene consapevolmente contingentata e oltrepassa la maleducazione, raccontando una normalità già segnata, invade dove solo la manipolazione mette le dita. È una questione di dignità mancante nel trattare se stessi e le persone intorno? Cosa penserà chi capisce ritrovandosi le valige piene di veleno?
Restare anche quando le parole cadono nel vuoto, o voler bene sperando sia abbastanza, quanto mi ha allontanato da ciò che conta? Non basta la presenza dove non ci sono mani dotate di cuore. Non posso mettere il mio anche per chi sente battere il suo ma non ne ascolta i sussulti (torna, di nuovo, la differenza tra "sentire" ed "ascoltare").
Viene intaccata la fiducia nel prossimo e in me stesso, la considerazione di cosa sia amore, la consapevolezza nel riconoscere una "disonestà progettata", per vergogna o mancanza di vocabolario emotivo? Ma non è una colpa, e non deve intaccare l'amor proprio che ogni giorno ho costruito e costruirò.
Perché alla lunga "non importa" chi se ne va (non è vero che non importa, importa eccome), ma è comunque più importante cosa resta, e che resti io per me. Con qualche kilo in meno e qualche buco in più a rendermi un groviera di emozioni che però restano fortissime e che forse sono più potenti di qualunque dolore al sistema nervoso, o di qualunque schiaffo voluto o immaginato.
sabato 28 febbraio 2026
Alene
venerdì 27 febbraio 2026
Ste, non dimenticarti di guardare dietro ogni tanto.
Una strada da trovare, con uno sguardo dietro a vedere cosa mi insegue, ma senza paura che possa raggiungermi, perché finalmente potrei affrontarne le unghie affilate.
Don't forget to look back sometimes."
giovedì 12 febbraio 2026
Il silenzio non chiude mai la porta quando entra.
I merli cantano della pioggia della notte. Ora è mattino.
Le batoste, i rimpianti, i desideri, il silenzio della luce accesa senza una guerra vera da combattere. La porta è rimasta aperta, non so chi deve arrivare.
Le emozioni appassite scelgono la via più facile per cercare l'acqua.
Ma non è autunno, non cadranno ora.
Aspetto il loro rinascere, aspetto che la luce riempia le crepe.
La accoglierò e forse finirà la voglia di camminare all'indietro.
Cambiamento è trasformazione e trasformazione è crescita.
Ci sono strane maniere per ingannarmi e ci sono strane maniere per uccidermi.
L'amore non salva.
The fallow fields, the golden grain.
The tower fell, the star remains.
The token scrawled, into our skin.
They keep on tellin' me our stars are crossed.
But I think that you might be my albatross.
We learned to run before we learned to walk.
There's so much time to steal before the sun goes down."
mercoledì 11 febbraio 2026
Viaggiatore stanco, calloso e dolorante, il tempo e la gravità ti hanno seguito fin qui.
È il coraggio o la paura che serve? È l'orgoglio o l'umiltà che mi insegue? O che pretendo? È davvero tutto ciò che voglio la serenità che inseguo? È il peso di una montagna o di un oceano o quello di una piuma, che devo lasciarmi dietro? O la loro bellezza?
Finiranno mai queste domande? Forse è l'unica cosa di cui sono sicuro, insieme al fatto di non tradire nessun me stesso se rido o vivo, o se vedo il fondale quando l'onda si ritrae per un attimo, anche se so che tornerà.
Ed è tutto così chiaro, cosa deve importarmi davvero. Sono io il viaggiatore stanco?
Leave them behind and show me all about the ocean.
Deep in your eyes, I've never seen the ocean, not like this one.
Show me your eyes, I've never seen the ocean, not like this one.
Look in your eyes, I've never seen the ocean, not like this one"
lunedì 9 febbraio 2026
Curami, avvelenami, con gli occhioni grigi.
Accoglimi Nebbia, nascondimi l’orlo su cui mi porterà il sole.
Accompagnami tu Lola, proteggimi anche oggi dalle tristezze liquide.
Coccolami tu Lain, vibra insieme a me.
"Una medicina che nuoce, un veleno che cura", ancora una volta nella speranza di una pioggia impetuosa che lavi davvero.
"[...] Denial, business as usual. So roll your eyes, shake your head, turn away and call me names. I'm okay with that, too proud.
Unable to listen, we keep speaking. Moted by blood, unable to notice ourselves.
Unable to stop and unwilling to learn."