Micromovimenti deformano i miei lineamenti e sia occhi che sinapsi percepiscono benissimo il nichilisimo di certi sberleffi e di certe pieghe della pelle. Mi ritrovo a sfidarli ogni giorno.
Sono spesso stato in attesa, ma ora mi accorgo di come stia imparando ad andare incontro alle cose, e di come agiti i pugni chiusi saltellando tenendo alta la guardia, come un pugile incosciente del suo talento. Schivo ogni colpo dello sfidante, lo metto all'angolo e addirittura riesco ad avere la sensazione di poterlo mettere al tappeto.
Ma lui si rialza, si rialza sempre, beffardo, snodato e gommoso come se tutti i miei colpi fossero stati semplicemente assorbiti senza aver causato nessun danno. Suona la campanella, è finito il round. Voglio sfidarlo di nuovo, dargli una forma mia a forza di destri, ganci, montanti. Mi asciugo la fronte, bevo, sputo e rimetto il paradenti.
Non ci sono cinturoni dorati ad attendermi tra i premi, né assegni giganti di zeri e di dimensioni da mostare ai fotografi o alle prime pagine e, guarda un po', non c'è nemmeno nessuno da mettere al tappeto. Ci siete solo voi, spettatori unti e sudati che state nella mia testa, che mi incitavate forte ma io non finirò nessuno. "Finiscilo! Finiscilo!" si sentiva dagli spalti. Ma non esistete davvero, e non ditemi cosa devo fare, perché è ben chiara la mia direzione. Non voglio più che qualcuno che esiste in un tempo e spazio limitati, o che non esiste per niente, mi dia ordini, giustificazioni, o che mi urli il suo tifo ma con la riserva di poter cambiare idea ogni giorno facendomi sparire i guantoni o spostandomi il ring da sotto i piedi tutte le cazzo di volte.
"Non c'è nessuno ad aspettare, non c'è nessuno da aspettare". Io vorrei prenderla a pugni la vita, ma pare mi toccherà farlo camminando sui pensieri e sulle persone come fossero uova, con questo incedere che al sereno aggiunge il cauto che torna, nonostante le serenità dei risvegli e degli attimi.
La sento sotto forma di liquido fresco, la razionalità di aver capito come prendere ogni cosa che viene esattamente come viene. Accettando le forme e, con la guardia sempre alta, di dover camminare, camminare, camminare, camminare.
Sento delle raffiche di arma da fuoco, in lontananza: "Vai! Più veloce!"
Mi spaventano, ma il presente che cerco e che non so ancora che forma abbia, so che arriverà dal futuro prima o poi, ma solo se gli andrò incontro. Pugno non può nulla contro sparo, per me che un giubbetto antiproiettile non l'ho mai avuto. Ma sarò disposto a farmi crivellare ancora e ancora, e non sarò io a finire KO, non senza avercela messa tutta nel non voler più aver paura.
Dove la variabile "Tu" è uguale a "Io":
Quante volte io mi mento. Dico ciò che dico senza che lo sento.
Io sola sapevo che il vuoto era pieno. Io sola sapevo che pieno eri tu."