Ogni giorno sfoggiano il loro abito migliore, in tessuto di acido lattico perpetuo. Certi muscoli non guardano all'insù.
martedì 28 luglio 2026
S02 E08 - Scatoline piene di sensibilità
Ogni giorno sfoggiano il loro abito migliore, in tessuto di acido lattico perpetuo. Certi muscoli non guardano all'insù.
mercoledì 22 luglio 2026
S02 E07 - Un carpaccio delle mie carni più pregiate
Il me bambino forse stava aspettando proprio quello, di essere visto, ascoltato, compreso, scelto?
A volte lo sento ancora sgomitare per quel posto sul podio, ma nessuno potrebbe rispondere a una simile richiesta sfacciata. Sia perché non ho la presunzione di mettermi al centro del mondo e di farmi capire al volo, né quella di capire tutto di qualcuno senza riflettere bene su ogni aspetto di cui è composto. E anche perché le conseguenze dell'essere messo, o mettere, sul piedistallo, le conosco bene, soprattutto per il fragore della caduta.
Sappiamo tutti molto bene che siamo molto di più, nel bene e nel male, di una stupida e veloce valutazione.
Chiedendolo a me stesso, potrei fare una cosa ancora più magnifica del semplice immaginare. Posso rimettermi nei miei panni e tornare indietro, e rispondere io stesso a quello Stefano con una pettinatura e magliette discutibili e un sacco di vergogna, che cercava solo di capire ed essere se stesso. Vorrei dirgli di vivere tutto e che può stare tranquillo, che troverà un sacco di persone bellissime e anche terribili ma scoprirà anche, di nuovo, cosa sia una carezza gentile. Scoprirà quanto potente sia l'amicizia, e quanto incredibilmente delicate possano essere le mani di una semi sconosciuta quando lo accarezzeranno. Scoprirà che il vuoto incredibile di certe giornate lunghe mesi, non è vuoto davvero e che l'abbandono e il dolore, a volte "possono essere addomesticati" (cit.) e diventare una possibilità, mantenendo la lucidità che serve ai ricordi belli.
Vorrei dirgli che la strada lunga e piena di scelte sarà proprio quella giusta da percorrere. Vorrei dirgli di non preoccuparsi quando perderà la bussola: ci sono un Nord, un Sud, un Ovest e un Est da sentire sulla pelle, che lo stanno aspettando. Questo gli dirà dove andare quando sarà buio e quando all'orizzonte ci sarà il nulla, o quando il sole si spegnerà di nuovo. Anche il vento tornerà ad essere una cosa bella. Un soffio come fosse un segreto sussurrato all'orecchio.
Vorrei dirgli che un giorno sarà padrone di tutte le sue consapevolezze, senza che serva un mutuo. Potrà arredarle come vuole, con i colori e i mobili che vuole e non sarà colpa sua né di nessuno se avrà fame di capire, anche se con fatica, le persone. Una perserveranza non diabolica, perché potrà davvero permettergli di comprenderle, amarle, viverle, odiarle, insegnare e conoscere.
Sarà lui stesso la casa di tutti i suoi sentimenti.
Non aver paura di continuare a farlo, adulto Stefano.
lunedì 20 luglio 2026
S02 E06 - Parafulmini di legno
Sbadiglio e cerco di non farmi attraversare da troppa luce, tenendo gli occhi semi chiusi.
Con le palpebre stanche dalla notte corta e dalle Guinness, mi rifugio nel mio ormai sistematico uso dell'aposematismo difensivo. È un po' una tattica per non sbiadire, ma non cerco di sbandierarlo ad ogni vento.
Con questa moltitudine di anime alberganti nel mio petto, forse adesso non la voglio proprio più, quella pelle così spessa che a volte mi sento di avere, o di desiderare. Vorrei che la mia pelle torni ad essere come dev'essere, fine e leggera come sempre e che il tutto fuori torni ad essere morbido. Anche se continuerò a prendere botte dolorose contro gli spigoli, eccome se la berrò tutta la mia acqua. La sete non si placherà mai, ed è l'unica cosa che merita di essere inseguita, insieme alla voglia di lanciarmi, sempre gentilmente, contro la vita.
Un sorso adesso...
Non ho più voglia di rapprendermi o di aver paura a mostrarmi per ciò di cui vado fiero, o per quello che mi fa paura o che ho provato; Non ho più timore dei sogni che a volte tornano e dei capelli rimasti incastrati sotto al sedile, né di gioire per la mia autostima.
Un altro sorso...
Certi istanti, che sto ancora imparando a non evitare, mi fanno sentire per un attimo sotto una frana di quei sassolini che poi finiscono tutti nelle scarpe. Ma scegliendo per me stesso una pelle leggera, scelgo anche di non guardarli più con la lente d'ingrandimento e di non raccoglierli con il cucchiaio per riempire i buchini; bensì voglio spazzarli via con l'aria calda del futuro che splende, con il punteruolo della certezza, tanto preciso a celebrare la vita bucherellando i contorni degli omini con la mia forma fino a farli diventare un festone, in ogni notte che nasce e in ogni giorno che risorge.
Prendetemi pure adesso, fulmini del cazzo.
It's gonna rain, it's gonna rain, till the levee breaks.
A tidal wave of fear and pain carries us away.
Another fight into the night, until nothing else remains.
How do we find harbor from the hurricane?"
martedì 7 luglio 2026
S02 E05 - Nel parassitario moltiplicarsi dei giorni
Is this what you wanted? 'Cause this, this is what you're getting."
lunedì 29 giugno 2026
S02 E04 - A volte succedono magie
"La dignità ricomincia nel momento preciso in cui smettiamo di chiedere alle parole di smentire i fatti."
Rabdomante coi miei bacchetti di legno, non so bene dove né cosa cercare, ma penso che qualcosa troverò prima o poi.
La semina è parte del processo, il raccolto sarà una conseguenza. A volte però succedono magie, e da alcune frequenze costanti ci si riesce a distrarre. Oh, la sorpresa del ripensarci soltanto dopo!
Come mi manca raccontarti come sto, mamma. Come mi manca dirti che forse in quel punto del mio terreno un po' di acqua nuova l'ho trovata da bere, in questa valle bollente fatta di rimasugli di desiderio e degli arbusti immortali del dilemma di sopravvivere dovendo di nuovo ricominciare da capo con me stesso.
Sono magie vestite di un broccato preziosissimo, con tutti i miei altri me stesso come deuteragonisti, tutti impegnati nel riprendersi dopo la chirurgia lasciando da parte le angherie dell'animo. Ne abbiamo trovato tanto noi, di coraggio. Sono incredibili le risorse a cui sono riuscito ad accedere, per avvallare un nuovo tentativo di cambiamento.
Ed è davvero una questione di dignità, per cui nessuno dei tanti me vuole più picchiare i mignoli. Siamo in tanti adesso. Abbiamo tanti piedi da proteggere e tantissimi spigoli nel nostro cammino.
Non so se sia un atto di resistenza verso tutte le stronzate da cui sono circondato, o un opposto adeguarmi ma alla mia maniera, ma sicuro mi farò bastare ciò che ho continuando a rendere tutto prezioso e perfetto.
L'amicizia, il raccontare senza filtri ciò che mi è successo l'altra sera a casa, l'aggrapparmi a cose minuscole che però mi regalano appigli, sentimenti positivi, battute stupide o confessioni. Un me stesso che mi ricorda che non c'è niente che non va, che tante risposte non le avrò dalla vita, quindi tanto vale mandare in vacca i pensieri, relegarli allo ieri in attesa del domani.
Sono timido nei confronti della speranza, non le chiederò mai nulla. Diluizione e frammentazione non forniscono certezza del risultato. Senza impostori e senza sindromi con cui auto sabotarmi, resto fermo ad aspettare l'onda che spazzerà via la costa.
Così forse inizierò ad apprezzare questo mare che è sì bagnato di nostalgia verso me stesso, ma anche di futuro che brilla.
Le mie emozioni non saranno figlie di nessun impostore.
FATUM NOS IUNGET, AMICITIA FORTIOR.
sabato 20 giugno 2026
S02 E03 - Il demone di sangue
Chi lo sa come ha fatto a trovarmi...
"Ma cosa rimane? Perché a volte è tutto ancora così surreale?"
lunedì 15 giugno 2026
S02 E02 - A volte senza saperlo, altre volte sapendo fin troppo.
venerdì 29 maggio 2026
S02 E01 - Fides / Amae / Ikigai
Maggio quest'anno ha più le sembianze di una riffa con me stesso, piuttosto che di un mese primaverile come l'ho sempre considerato o vissuto.
- Fides -
Senza la boria di fare il gradasso che non si spaventa mai, ma l'avvicinarsi del mio soggiorno ospedaliero e dell'anniversario della morte di mamma mi spostano ancora gli stessi pavimenti. Le mie mani sono aperte, e vanno bene così, a definire una fiducia totale nel mio futuro prossimo.
- Amae / Ikigai -
Perché non mi vergogna il pensiero della mancanza né l'aver avuto bisogno di aiuto, e se fossi qui, mamma, minimizzerei le tue preoccupazioni su di me per non farti pensare troppo, ma ti abbraccerei fortissimo e tu capiresti tutto...un po' per cedere quel peso che non ha colpe, proprio come un figlio fa con la propria madre, un po' con quel fazzoletto chiuso a tenere quel poco di egoismo sacro che rimane, in una sorta di concetto per cui non c'è un cazzo da spiegare perché gli occhi mostrano già tutto, coi loro riflessi lucidi che fanno claudicare le parole e stringere forte gli abbracci.
Il tempo dell'attesa non mi rende più debole o più fragile di così ed il chiaro del sole, nello scuro della pazienza che a volte si perde, lo vedo eccome ma non mi sta giudicando. Mi sta solo aspettando. Non ho fretta di smettere di pensare all'abbandono, devo nuotarci ancora un po' in quei liquidi meandri mentali che non ricordavo di avere, né che fossero diventati così sensibili e diversi.
È "Il nostro capitale di smorfie, il simbolo dei nostri spasmi di quaggiù.” che mi ha cambiato così tanto, ma so che non sarà eterno. È solo la danza delle mie voci che si confidano di quanto manchino tutti quei colori che c'erano e che ora non ci sono più, ma che ancora esistono, in altri posti: nell'estate dell'anno scorso che, al prezzo peggiore mi ha insegnato cosa sia l'amore, nell'estate di quest'anno, nella mia vita, nel ricordo di mamma e della sua dolcezza infinita, nel mio cuore in deficit di sangue, ma con il midollo osseo ancora in forma per crearne di nuovo.
Ed è con il magone della gratitudine mista alla gioia di certe bestemmie, che mi convinco di questo. Ma che nodo pieno di piangere in gola a volte, dannazione.
Ma cercherò meglio! Da qualche parte, nei miei paradossi dove nessuno è autorizzato a guardare, ho lasciato una scatolina piena di me per i giorni così, per le nuove stagioni che iniziano e per non dimenticarmi più nulla sia delle notti attraversate, per arrivare al mattino raccogliendo gli occhi ancora gonfi dei fantasmi del sonno, sia di tutto ciò che "Ero, sono, sarò". Col sorriso però, in punta di piedi.
lunedì 11 maggio 2026
S01 E10 - "Hai il sole negli occhi!". Un tentativo di parlare a me stesso.
Ho visto tutto, sai? Baci, abbracci strettissimi, birrette, risate senza senso a battute senza senso, late night chiacchiericci, bestemmie e filosofia da giardino, Renatini bevuti, i concerti a cui andare e le tristezze che oggi le lasciamo fuori e domani ci penseremo, sedersi al contrario, l'ASST Franciacorta, la grigliatina, le mancanze che oggi le lasci fuori e domani ci penserai, i sorrisi, i racconti di quando eravate giovani, il pensare a un messaggio che forse non riceverai mai, le vittorie, le sconfitte, il bicchiere di vino rosso alla goccia pensando fosse Coca Cola. Ti ricordi che buono, comunque?
Anche se sul momento farà più male che bene, prometti che continuerai a provarci? E se il vuoto ti tirerà indietro per cercare sollievo nell'ovunque del passato pur di non sentirti solo, non sarà la lucidità a chiedere spazio, non cascarci.
giovedì 7 maggio 2026
S01 E09 - Un po' meno sovrappensiero, sulla giostra impazzita.
mercoledì 6 maggio 2026
S01 E08 - Le sensazioni di una sera giovane, sovrappensiero. All'Afelio.
C'è la finestra aperta, i bambini giocano al centro sportivo. Lola si agita sempre un po' quando qualcuno urla, vorrebbe solo giocare con loro. Il sole che tramonta è timido, ma non fa freddo. Certi di questi giorni nascono e muoiono come non riguardassero la primavera. Ho il telefono in mano, prendo appunti ispirato dal vento.
Vedo lo scorrere dei profumi primaverili, mi ci rifugio per farli miei prima che spariscano di nuovo, ma senza aver fretta di capirli. Se vanno è perché devono andare, non ne farò nuovamente un cruccio. In giardino è fiorita la siepe, c'è comunque un buon profumo.
Non ho più bisogno di pinze per spiegare cosa provo, mi muovo tra gli etimi e gli attimi di ciò che so e di ciò che sento, e un momento è diverso da quello precedente e da quello successivo. È difficile perché non ho ancora un equilibrio tale da permettermi di sedermi: ma ci provo. Sto in piedi, sbaglio, riprovo, faccio, disfo, sbadiglio, muoio e vivo di nuovo. Non ho invitato io tutti questi verbi nella mia vita, non volevo nessuno a rompere i coglioni. Ma sono loro in questi mesi a conoscere meglio casa mia, quindi forse mi devo fidare di tutti questi buchini all'infinito in cui mi rifugio. Gli ho dato un nome e anche loro mi conoscono.
Ho avuto paura del dolore ma non devo averne, nemmeno di affondare i passi in un fango non calcolato, dovesse piovere ancora (e pioverà ancora...). Ma so che il sole torna sempre, puntuale come l'alba stessa, a seccare i terreni e a renderli più sodi e solidi. Dando un nome anche al fango, uno all'erba e un altro all'asfalto, saprannno anche loro chi sono e sapranno che non li sto calpestando per il gusto di calpestarli. Sono grato anche a loro per questo, ma non celebro la guarigione e la sofferenza come due amiche narcise da mostrare, ma perché nel mio vivere stanno avendo un ruolo quasi grammaticale e non me ne vergogno.
Insieme al fatto che il terreno torna ad indurirsi col sole, mi accorgo anche che il suono dei miei passi, e di ogni cosa che è ora, risuona diverso, più forte di prima anche quando il mio sistema nervoso trema. E se a volte ho ancora la rabbia nelle dita, mi perdono. Perché mi rendo conto sia l'unico verbo da sostantivare rimasto a tenere vicini la mia testa e il mio corpo all’ombra ormai lunghissima di ciò che non è più, o che chissà, forse non è mai stato davvero.
E la gratitudine a me stesso, che è tanto complicata da capire e indirizzare all'inizio, diventa immensa e queste cicatrici generose me lo ricorderanno ogni volta; soprattutto ora che sono all'afelio, ora che sto imparando da capo la realtà e come si fa a parlare.
Kept for my ever-changing mental health."
sabato 2 maggio 2026
S01 E07 - Dove non dovrebbe esserci un'isola
martedì 28 aprile 2026
S01 E06 - Sono granulari i giorni
Camminare con le calze scomode è sempre camminare e a volte anche i momenti brutti raccontano storie belle.
Raccontano di momenti di supporto, di vicinanza, di consigli, di fare l'amore dopo un confronto. Raccontano di bolidi emotivi e porte semi chiuse ma che sono capaci di aprirsi quando serve e quando non serve.
Come lo psicopompo di me stesso, mi accompagno non verso un esito funesto, ma anzi, con occhio cerviero guardo bene dove appoggiare i piedi ad ogni passo, perché ognuno di essi è ricco di momenti, di lame di luce, di stronzate fatte ma con la testa di sapere da dove vengo e, ogni istante di più, verso cosa stia andando.
"Ma si lasciò portare dalla sua convinzione che gli esseri umani non nascono sempre il giorno in cui le loro madri li danno alla luce, ma che la vita li obbliga ancora molte altre volte a partorirsi da loro stessi".
Mi abbandono alla voluttà, ma quella del tempellare me stesso nel normalizzare che quando amore e sofferenza sono proporzionati, non c'è satto nulla di sbagliato, soprattutto nella capacità di amare; che non devo spiegare a nessuno né la profondità dell'oceano in cui sto nuotando, né quale sia la mia definizione di "pesce del cazzo". E quando mi fermo sento il sale in bocca, ma so che è perché ce la sto mettendo tutta.
Quando l'Io bambino, che mi sta accompagnando anche da adulto, mi dirà di stare attento, lo ascolterò per davvero, perché per ora non posso permettermi di allontanarmi troppo da quella zona in cui so di poter esistere davvero senza che per forza qualcuno se ne accorga, perché mi basteranno i miei occhi e le mie mani come prova di me stesso; E rifugiarmi nella memoria del sentirmi a casa anche ben prima di spogliarmi nudo davanti ai miei desideri, non mi riporterà a casa, perché a casa ci sono già, e sono già nudo.
Coi muri più sporchi di prima sarò polvere, non per contare da quante bugie sia stato ingannato disegnandomi sopra con le dita, ma a ricordarmi di come la verità venga sempre a galla, anche senza usare lo swiffer.
martedì 21 aprile 2026
S01 E05 - Dare ad ogni cosa il suo spazio
Sorrisi e battute capite dopo.
Resilienza o sensibilità?
Pelle.
La lunghezza dei nostri arti non sufficiente a toccarci.
Emozioni docili.
Carne e mani morbide.
Occhi stanchi.
Foto di corpi.
Rumori di sesso.
Voci immaginate distinte tra milioni.
Odore di orgasmi e bestemmie.
Sentimenti come pianeti sfiniti da anni luce di orbite ripetute all'infinito.
Nulla tornerà uguale a quando siamo partiti.
Non le asfaltano più le strade?
Perché c'è ancora tutto questo casino nei miei corridoi?
L'unica via di uscita è attraverso.
And we can laugh off things that we know nothing about.
We can go forever, until you wanna sit it out."
venerdì 17 aprile 2026
S01 E04 - Fuoco arriverà anche per voi
Coi le sinapsi a volte ancora balorde, ho ancora così tanto da capire e da imparare e ogni giorno mi presenta il conto di quanto io debba indietro, anche senza fare il 730. Ma ammetto anche che ogni giorno mi regali comunque qualcosa e anche il solo rendermi conto di non pensare più soltanto al peggio già da un po’, mi concede un nuovo mattoncino di ciò che sono, da aggiungere al mio personale e nuovissimo muro. È incredibile cosa si riesca a fare e decidere, come cambia ciò che desidero e come grazie a questo io impari a camminare di nuovo ogni volta; senza gli spettri a svegliarmi nella notte per spaventarmi con il "BUH!" della mancanza. Non mi avrete di nuovo, demoni che state nell'armadio da non aprire mai più, quello della merda. Vaffanculo, voi e ogni cosa che rappresentate, perché non mi rappresentate più. E mi raccomando, fate attenzione alla coda di paglia il giorno che appiccherete un'altro incendio.
Fuoco, lo so perché all'inferno mi ci avete mandato, arriverà anche per voi.
We're scared of every evil possibility, and sacrifice our freedoms for some false safety.
Forgetting we are stronger than any of us, believe. Well, fuck love."