Il me bambino forse stava aspettando proprio quello, di essere visto, ascoltato, compreso, scelto?
A volte lo sento ancora sgomitare per quel posto sul podio, ma nessuno potrebbe rispondere a una simile richiesta sfacciata. Sia perché non ho la presunzione di mettermi al centro del mondo e di farmi capire al volo, né quella di capire tutto di qualcuno senza riflettere bene su ogni aspetto di cui è composto. E anche perché le conseguenze dell'essere messo, o mettere, sul piedistallo, le conosco bene, soprattutto per il fragore della caduta.
Sappiamo tutti molto bene che siamo molto di più, nel bene e nel male, di una stupida e veloce valutazione.
Chiedendolo a me stesso, potrei fare una cosa ancora più magnifica del semplice immaginare. Posso rimettermi nei miei panni e tornare indietro, e rispondere io stesso a quello Stefano con una pettinatura e magliette discutibili e un sacco di vergogna, che cercava solo di capire ed essere se stesso. Vorrei dirgli di vivere tutto e che può stare tranquillo, che troverà un sacco di persone bellissime e anche terribili ma scoprirà anche, di nuovo, cosa sia una carezza gentile. Scoprirà quanto potente sia l'amicizia, e quanto incredibilmente delicate possano essere le mani di una semi sconosciuta quando lo accarezzeranno. Scoprirà che il vuoto incredibile di certe giornate lunghe mesi, non è vuoto davvero e che l'abbandono e il dolore, a volte "possono essere addomesticati" (cit.) e diventare una possibilità, mantenendo la lucidità che serve ai ricordi belli.
Vorrei dirgli che la strada lunga e piena di scelte sarà proprio quella giusta da percorrere. Vorrei dirgli di non preoccuparsi quando perderà la bussola: ci sono un Nord, un Sud, un Ovest e un Est da sentire sulla pelle, che lo stanno aspettando. Questo gli dirà dove andare quando sarà buio e quando all'orizzonte ci sarà il nulla, o quando il sole si spegnerà di nuovo. Anche il vento tornerà ad essere una cosa bella. Un soffio come fosse un segreto sussurrato all'orecchio.
Vorrei dirgli che giorno sarà padrone di tutte le sue consapevolezze, senza che serva un mutuo. Potrà arredarle come vuole, con i colori e i mobili che vuole e non sarà colpa sua né di nessuno se avrà fame di capire, anche se con fatica, le persone. Una perserveranza non diabolica, perché potrà davvero permettergli di comprenderle, amarle, viverle, odiarle, insegnare e conoscere.
Sarà lui stesso la casa di tutti i suoi sentimenti.
Non aver paura di continuare a farlo, adulto Stefano.