Ho visto tutto, sai? Baci, abbracci strettissimi, birrette, risate senza senso a battute senza senso, late night chiacchiericci, bestemmie e filosofia da giardino, Renatini bevuti, i concerti a cui andare e le tristezze che oggi le lasciamo fuori e domani ci penseremo, sedersi al contrario, l'ASST Franciacorta, la grigliatina, le mancanze che oggi le lasci fuori e domani ci penserai, i sorrisi, i racconti di quando eravate giovani, il messaggio che forse non riceverai mai, le vittorie, le sconfitte, il bicchiere di vino rosso alla goccia pensando fosse Coca Cola. Ti ricordi che buono, comunque?
Sabato te lo sei ricordato bene, cosa sia non pensare e vivere la gioia dei momenti.
Hai amici stupendi e persone bellissime intorno. Nei momenti coltellari a volte te ne dimentichi, ma sii grato a tutti e a te stesso per tutto questo. I mesi balordi sono da buttare nel cesso, devi fare spazio per altro ora, per altre ore così.
Prometti che continuerai a provarci?
Sarai fiero di te stesso e il peso che porti hai sì la sensazione che sia più grande di te, ma anche se a volte non te li senti, hai grandissimi muscoli funzionanti e non dovrai più elemosinare nulla, figuriamoci dover urlare per essere sentito o visto, o ancora peggio di nasconderti per sentirti al sicuro. Da lì ci sei già passato.
"Nessun sentimento è definitivo", dicevano. Ma lo sai già, lo sai sempre. E lo so che lo sai perché le cose le vivi fino in fondo e vai dove nessuno normalmente va, e va bene. Ma stai attento, perché lo sai bene che puoi fermarti quando vuoi. Non devi sentirtela per forza, sai? Hai imparato anche questo, e lo so che non vuoi fare del male alle persone. È per quello che cerchi la razionalità così ardente. Forse proprio perché sai che ti è sfuggita di mano, cerca di tenerla più stretta.
Non avrai più la sconfitta nel cuore, non sentirai più la vicinanza del margine né il vuoto del non essere ascoltato.
E tienilo bene a mente, che non c'è nessuno che vince né qualcuno che perde. Non serve difendersi dal mondo.
Le giornate vuote continueranno ad essere vuote, ma se ti riempi il petto di libri, di correre, di una birretta con un amico a cui vuoi bene, di musica, non c'è vittoria per forza magari, ma sicuro non c'è sconfitta.
Il tuo cuore ha uno spazio limitato adesso, nei ventricoli cerca di far passare solo ciò che sai che lo merita. Lascia spazio al sangue buono, alla malinconia sana della festa della Mamma che hai passato cercando il suo sorriso infinito nell'aria, alle lacrime liberatorie chiuso nella toilette del ristorante, al freddo buono dopo la pioggia di Maggio, alle cose vere.
[“Tieni un capo del filo, con l’altro capo io correrò nel mondo. E se dovessi perdermi tu, mammina mia, tira”.]
Anche se sul momento farà più male che bene, prometti che continuerai a provarci? E se il vuoto ti tirerà indietro per cercare sollievo nell'ovunque del passato pur di non sentirti solo, non sarà la lucidità a chiedere spazio, non cascarci. Perderesti.
Parlano tutti di imparare a lasciare andare, ma in pochi si adoperano per restare, riparare, costruire, scegliere la strada più difficile e quindi sì, a volte perderai.
Ma anche quando perdi, non esiste sconfitta. Non ho dubbi capirai qual è, quando la sentirai, la sconfitta che non uccide.
Ciao Mamma, ancora una volta di mille altre volte.
Ti sento qui, oggi di più che mai.
Auguri a me,
Me.
"I wanna take you somewhere so you know I care. But it's so cold and I don't know where.
I brought you daffodils in a pretty string, but they won't flower like they did last spring. [...]
And if somebody hurts you, I wanna fight.
But my hand's been broken one too many times. So I'll use my voice, I'll be so fucking rude. Words, they always win, but I know I'll lose."
"E quindi eccomi Luce, di nuovo a far rimbalzare le pupille tra un freddo Aprile che diventa un nuovo Maggio e un cercare di non farmi sgamare mentre cerco i tuoi occhi nell'aria."
La giostra dei pensieri gira nelle pupille ad occhi aperti, figuriamoci quando li chiudo. Dormo, fortuntamente, perché arrivo così stanco alla fine delle giornate che il corpo mi ringrazia sempre, anche Lain.
Sarà che sente anche lei quello che provo, perché ha ricominciato ad accoccolarsi addosso a me ogni notte, schiacciata contro il mio petto.
Sento le sue vibrisse che mi accarezzano il naso mentre mi addormento, prima che si addormenti anche lei. "Smettila Lain, mi fai solletico."
Lola invece è al mio fianco dall'altra parte. Lei ha imparato a non salire sul letto, ma la sento tanto vicina comunque.
Per fortuna ci sono le bestie, perché in questi giorni pure le nuove fondamenta di me stesso ho l'impressione che fatichino a tenere botta alla magnitudo delle inquietudini.
Faccio il galletto, ma l'attesa dell'intervento mi sta rendendo un po' inquieto. A colpetti fatti di un prelievo prima, di un ECG dopo, poi di una visita con l'anestesista ed infine col chirurgo che però aspetta "Stefano deve tornare perché c'è una cosa che non va. Stavolta però ci vediamo in Cardiologia."
Nulla di che, mi dico. È sempre così, ci si preoccupa e poi è "nulla di che".
"Andrà tutto bene Ste, stai tranquillo!"
Ci metto anche l'anniversario della morte di Mamma in arrivo, che mi aggroviglia le viscere. Il pacchetto di ricordi -non solo legato a lei- che questo anniversario riporterà a galla sarà enorme, ma forse sbaglio a non guardare soltanto il giorno di oggi, che non è quello di domani né quello tra 24 ore, né tantomeno quello tra 24 giorni. Sbaglio a mettere le mani avanti con me stesso e ad aprire il pacchetto dei domani prima di aver aperto quello dell'oggi.
O forse è solo il mio compleanno che arriverà tra pochi giorni, a ricordarmi che il tempo scorre, fortunatamente solo per i versi curativi/dimenticativi che sto inseguendo.
Ma ci stanno dei piccoli passi indietro, contando quanti ne ho fatti in avanti.
Scolpirmi, colorarmi, scoprirmi, deprimermi, tutto per solcare i miei sentieri come fossero oceani. "E cazzala 'sta randa Ste, una volta per tutte, cristo!"
Come fossero oceani, ma di anestetici, inclusi quelli per l'anestesia spinale, che spero stavolta mi prenda giusta.
"If there's somebody up there could they throw me down a line. Just a little helping hand just a little understanding. Just some answers to the questions that surround me now.
If there's somebody up there will they throw me down a line. Just a little guiding light to tell wrong from right. Just some answers to the questions that I'm asking you. I keep a vigil in a wilderness of mirrors, where nothing here is ever what it seems."
C'è la finestra aperta, i bambini giocano al centro sportivo. Lola si agita sempre un po' quando qualcuno urla, vorrebbe solo giocare con loro. Il sole che tramonta è timido, ma non fa freddo. Certi di questi giorni nascono e muoiono come non riguardassero la primavera. Ho il telefono in mano, prendo appunti ispirato dal vento.
Vedo lo scorrere dei profumi primaverili, mi ci rifugio per farli miei prima che spariscano di nuovo, ma senza aver fretta di capirli. Se vanno è perché devono andare, non ne farò nuovamente un cruccio. In giardino è fiorita la siepe, c'è comunque un buon profumo.
Non ho più bisogno di pinze per spiegare cosa provo, mi muovo tra gli etimi e gli attimi di ciò che so e di ciò che sento, e un momento è diverso da quello precedente e da quello successivo. È difficile perché non ho ancora un equilibrio tale da permettermi di sedermi: ma ci provo. Sto in piedi, sbaglio, riprovo, faccio, disfo, sbadiglio, muoio e vivo di nuovo. Non ho invitato io tutti questi verbi nella mia vita, non volevo nessuno a rompere i coglioni. Ma sono loro in questi mesi a conoscere meglio casa mia, quindi forse mi devo fidare di tutti questi buchini all'infinito in cui mi rifugio. Gli ho dato un nome e anche loro mi conoscono.
Ho avuto paura del dolore ma non devo averne, nemmeno di affondare i passi in un fango non calcolato, dovesse piovere ancora (e pioverà ancora...). Ma so che il sole torna sempre, puntuale come l'alba stessa, a seccare i terreni e a renderli più sodi e solidi. Dando un nome anche al fango, uno all'erba e un altro all'asfalto, saprannno anche loro chi sono e sapranno che non li sto calpestando per il gusto di calpestarli. Sono grato anche a loro per questo, ma non celebro la guarigione e la sofferenza come due amiche narcise da mostrare, ma perché nel mio vivere stanno avendo un ruolo quasi grammaticale e non me ne vergogno.
Insieme al fatto che il terreno torna ad indurirsi col sole, mi accorgo anche che il suono dei miei passi, e di ogni cosa che è ora, risuona diversa, più forte di prima anche quando il mio sistema nervoso trema. E se a volte ho ancora la rabbia nelle dita, mi perdono. Perché mi rendo conto sia l'unico verbo da sostantivare rimasto a tenere vicini la mia testa e il mio corpo all’ombra ormai lunghissima di ciò che non è più, o che chissà, forse non è mai stato davvero.
E la gratitudine a me stesso, che è tanto complicata da capire e indirizzare all'inizio, diventa immensa e queste cicatrici generose me lo ricorderanno ogni volta; soprattutto ora che sono all'afelio, ora che sto imparando da capo la realtà e come si fa a parlare.
"It was time this whole time. I took inventory of what I took for granted, and I ended up with more than I imagined. It was time this whole time. I've kept it bottled up and to myself in the cellar. Kept for my ever-changing mental health."
Ieri ripensavo a come immaginavo da bambino il mio presente, quando ancora lo chiamavo futuro.
Non so cosa vedessi quando guardavo in su per cercare quale fosse il mio cielo, in mezzo a tutti quei cieli.
Chissà come e se immaginavo la quantità di scelte, di delusioni, di gioie, di persone conosciute nel bene e mandate affanculo nel male, di quelle conosciute nel bene e restate nel bene, della necessità di compromessi e di tutti i passi falsi, miei e degli altri, di tutti i respiri e di tutte le scarpe consumate per i pasticci miei e di qualcun altro.
Chissà se ci pensassi già, al fatto che sarei cresciuto nel sentirmi stretto nella normalità.
Non so bene come sia successo, ma è successo piano. Forse mi son sempre dato troppo tempo per pensare ad ogni scenario, ad e in ogni momento plausibile e possibile. Ma nonostante mi ritrovi pieno di buchi ad ogni fiorire del giorno, e continui a guardare in su per capire quale sia il mio cielo, sono grato a me stesso per tutte queste domande che non mi riportano all’ovile e nemmeno all’obire, anzi mi costringono a cambiare.
Il giorno è vivo, io sono vivo.
"The Atlantic was born today, and I'll tell you how. The clouds above opened up and let it out. I was standing on the surface of a perforated sphere, when the water filled every hole. And thousands upon thousands made an ocean, making islands where no island should go.
Most people were overjoyed they took to their boats. I thought it less like a lake and more like a moat.
The rhythm of my footsteps crossing flatlands to your door have been silenced forevermore.
The distance is quite simply much too far for me to row. It seems farther than ever before. I need you so much closer."
Camminare con le calze scomode è sempre camminare e a volte anche i momenti brutti raccontano storie belle.
Raccontano di momenti di supporto, di vicinanza, di consigli, di fare l'amore dopo un confronto. Raccontano di bolidi emotivi e porte semi chiuse ma che sono capaci di aprirsi quando serve e quando non serve.
Come lo psicopompo di me stesso, mi accompagno non verso un esito funesto, ma anzi, con occhio cerviero guardo bene dove appoggiare i piedi ad ogni passo, perché ognuno di essi è ricco di momenti, di lame di luce, di stronzate fatte ma con la testa di sapere da dove vengo e, ogni istante di più, verso cosa stia andando.
"Ma si lasciò portare dalla sua convinzione che gli esseri umani non nascono sempre il giorno in cui le loro madri li danno alla luce, ma che la vita li obbliga ancora molte altre volte a partorirsi da loro stessi".
Mi abbandono alla voluttà, ma quella del tempellare me stesso nel normalizzare che quando amore e sofferenza sono proporzionati, non c'è satto nulla di sbagliato, soprattutto nella capacità di amare; che non devo spiegare a nessuno né la profondità dell'oceano in cui sto nuotando, né quale sia la mia definizione di "pesce del cazzo". E quando mi fermo sento il sale in bocca, ma so che è perché ce la sto mettendo tutta.
Quando l'Io bambino, che mi sta accompagnando anche da adulto, mi dirà di stare attento, lo ascolterò per davvero, perché per ora non posso permettermi di allontanarmi troppo da quella zona in cui so di poter esistere davvero senza che per forza qualcuno se ne accorga, perché mi basteranno i miei occhi e le mie mani come prova di me stesso; E rifugiarmi nella memoria del sentirmi a casa anche ben prima di spogliarmi nudo davanti ai miei desideri, non mi riporterà a casa, perché a casa ci sono già, e sono già nudo.
Coi muri più sporchi di prima sarò polvere, non per contare da quante bugie sia stato ingannato disegnandomi sopra con le dita, ma a ricordarmi di come la verità venga sempre a galla, anche senza usare lo swiffer.
"Walking in the woods, I wait to hear your voice call my name, and lead me back to you".
Coi le sinapsi a volte ancora balorde, ho ancora così tanto da capire e da imparare e ogni giorno mi presenta il conto di quanto io debba indietro, anche senza fare il 730. Ma ammetto anche che ogni giorno mi regali comunque qualcosa e anche il solo rendermi conto di non pensare più soltanto al peggio già da un po’, mi concede un nuovo mattoncino di ciò che sono, da aggiungere al mio personale e nuovissimo muro. È incredibile cosa si riesca a fare e decidere, come cambia ciò che desidero e come grazie a questo io impari a camminare di nuovo ogni volta; senza gli spettri a svegliarmi nella notte per spaventarmi con il "BUH!" della mancanza. Non mi avrete di nuovo, demoni che state nell'armadio da non aprire mai più, quello della merda. Vaffanculo, voi e ogni cosa che rappresentavate, perché non mi rappresentate più. E mi raccomando, fate attenzione alla vostra coda di paglia, che non porti con sè tutto ciò che siete, una volta o l'altra o il giorno che appiccherete un'altro incendio.
Fuoco, lo so perché all'inferno mi ci avete mandato, arriverà anche per voi.
"There are days when waking up feels difficult as pulling teeth.
There's always someone profiting off our disease, but I won't be defined by what has been defeating me. We're scared of every evil possibility, and sacrifice our freedoms for some false safety. Forgetting we are stronger than any of us, believe. Well, fuck love."
Ero perso nei garbugli della memoria delle cose da dire pensandoci bene o non pensandoci affatto, o nei rami della falsità non vista, o peggio, di quella vista e permessa. È un lavoro ogni giorno che mi tocca fare, perché a volte mi manca e me lo sogno ancora, come stavo chiuso tra le gambe o avvinghiato alle dita, alle dita in bocca, alla lingua, ai fluidi corporei, perso negli occhi o nei sorrisi camminando con le dita sulla pelle.
Ma fuggire, divorare, calpestare, sostituire, minacciare, mentire, non sono i miei infiniti. Restare, rialzarmi, camminare, asserire, pensare, costruire, bruciare, aggiungere, togliere, misurare, osservare, ricordare, cambiare, invece sì.
Farò di questi infiniti un tesoro preziosissimo, e se servirà picchierò il naso ogni momento di ogni giorno, per indovarmi e rendermi una volta per tutte consustanziale alla stessa materia su cui poggio i piedi.
Un me stesso steso in distese distanti anni luce da ciò che non c'è più, che urla il più grande "VAFFANCULO" che tutto ciò che amo e che odio abbia mai sentito. Loro hanno un volto e un corpo da convidividere.
"Drained by the coldest caress. Stalking shadows ahead.
Sento la tua voce chiamarmi, dalla cucina. Io, da davanti alla tv a giocare a Final Fantasy VII, metto in pausa: "Stefano vai in giardino a prendermi salvia e rosmarino per favore?"
Con uno sbuffo, vado. "Quanti rametti ti servono?". La domanda è inutile perché la risposta è sempre "Boh, un po'!" So che ti fa piacere li sciacqui e asciughi già, prima di usarli, e poi resto un po' a guardarti, sedendomi sulla cassapanca. Hanno un buon profumo, da lavati. È colpa della mia curiosità ma anche del ripieno dei ravioli pronto nella ciotolona, se te ne rubo sempre un sacco di cucchiaiate. Ricordo ancora il sapore inconfondibile della tua ricetta, insieme alla tue lamentele a forma di "Dai basta, che mi serve!".
In tutti gli oggi come oggi, la mancanza tira tanto verso di te. Lo sento nei sogni che ancora faccio, che mi fanno svegliare con la mancanza dei volti e delle mani e di cui vorrei parlarti, nei mesi passati e di quelli in corso in cui vorrei solo confidarmi un po', nel raccontarti che avevi ragione e dirti quanto, amare, mi abbia aperto in due. Vorrei farti vedere come a fatica ne stia uscendo davvero ma senza voler smettere di farlo, chiederti come stai, darti un bacio.
Siamo stati a pranzo tutti insieme Domenica, nel giorno del tuo compleanno. È stato bello. Mi sono fermato nel parcheggio qualche attimo poi, a cercarti con lo sguardo in mezzo alle vigne, per salutarti. Non riuscivo a vederti, perché sei ovunque.
Mai delebile, ora indelebile.
Riposa tranquilla, qui ci pensiamo noi. Auguri Mamma.
"Our breath will be our prayer – alone – complete."
Ancora un po' confuso - lo ammetto - tra gli effetti Zeigarnik e Ovsiankin, sono proprio contento del sole in questi giorni. Sarà Guccini riesumato per caso, sarà il giubbetto con le toppe nuove e che vuol dire primavera, sarà stata la cena con papà o gli amici o il weekend in giro insieme a Lola, ma mi sento vada bene così per ora.
Faccio strade diverse, mangio cose diverse, "calpesto aiuole nuove", vado via ogni weekend, mantengo un appuntamento mensile dal tatuatore e forse mi farò un piercing. Che sommando tutto so non sia granché in realtà, ma è bello guardarsi i piedi senza per forza far caso a quanto sia affollato il cielo.
Il distacco altroché se è possibile, identificare le emozioni è obbligatorio, discernerle è necessario.
Magari la ricezione di quella frequenza sibilante di fondo continuerà per un po', ma così riesco ad ingannare i miei circuiti neurali, insieme agli amici Amigdala e Ippocampo. Rimanete con me però, la vostra compagnia mi serve comunque.
Senza divinare nessun responso né patibolarmi, ma solo sporcandomi le ginocchia di pavimento e abbonandomi a pensieri completamente miei nelle origini e nelle destinazioni, metto un piede davanti all'altro e, anche oggi, senza l'umore del colore del buio.
"Secondo voi ma a me cosa mi frega di assumermi la bega di star quassù a cantare.
Godo molto di più nell'ubriacarmi, oppure a masturbarmi o, al limite, a scopare. Se son d'umore nero allora scrivo, frugando dentro alle nostre miserie. Di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo."
"Un veliero che venga a trovarsi sull’Oceano in un momento di tempesta, ammaina le vele per non essere trascinato nei gorghi del vento e distrutto. Ritornata la calma, riprenderà la sua rotta e raggiungerà egualmente la meta. Non facciamo quindi di noi stessi l’equipaggio del veliero che s’abbandona alla paura e compromette così le sorti della sua nave, ammainiamo anche noi le vele delle nostre attività e premiamo ogni forza nostra sul timone. Il sereno vien sempre dopo ogni bufera e nel sereno ci rifaremo del tempo perduto."
A livello biologico un pugno in faccia o diventare invisibili sono la stessa cosa. L'empatia apparente, quando viene consapevolmente contingentata e oltrepassa la maleducazione, raccontando una normalità già segnata, invade dove solo la manipolazione mette le dita. È una questione di dignità mancante nel trattare se stessi e le persone intorno? Cosa penserà chi capisce ritrovandosi le valige piene di veleno?
Restare anche quando le parole cadono nel vuoto, o voler bene sperando sia abbastanza, quanto mi ha allontanato da ciò che conta? Non basta la presenza dove non ci sono mani dotate di cuore. Non posso mettere il mio anche per chi sente battere il suo ma non ne ascolta i sussulti (torna, di nuovo, la differenza tra "sentire" ed "ascoltare").
Viene intaccata la fiducia nel prossimo e in me stesso, la considerazione di cosa sia amore, la consapevolezza nel riconoscere una "disonestà progettata", per vergogna o mancanza di vocabolario emotivo? Ma non è una colpa, e non deve intaccare l'amor proprio che ogni giorno ho costruito e costruirò. Perché alla lunga "non importa" chi se ne va (non è vero che non importa, importa eccome), ma è comunque più importante cosa resta, e che resti io per me. Con qualche kilo in meno e qualche buco in più a rendermi un groviera di emozioni che però restano fortissime e che forse sono più potenti di qualunque dolore al sistema nervoso, o di qualunque schiaffo voluto o immaginato.
Il silenzio ora capisco ancora di più vada trattato con altro silenzio, non per resilienza, ma per dignità.
"Ma vi sono dei momenti nella vita ove meglio s’ama tacere ciò che non vorrebbe gridare il cuore, anche se la penna lo farebbe." E la penna lo fa.
La mia luce non smetterà di illuminarmi la strada e ogni giorno la sento splendere un po' di più, perché è soltanto mia e ogni parola diventa solo perdere fiato nei confronti del percorso in salita che mi aspetta. E prima parto, prima arrivo. Mi devo rimettere in viaggio subito, anche se qualche volta sento ancora l'anima tremare. Caos trasversale, buio, distanza, indifferenza, non dovrebbero tangermi. Dovrei imparare di più da ogni giorno che vivo, ma farò un passo per volta.
Non me ne voglia l'anima pura di Gustavo Rol ma, anche "Io sono la grondaia".
"Avevo dato di me stesso una definizione che era piaciuta al caro, compianto Jemolo: «Mi considero una grondaia che raccoglie e convoglia l’acqua che cade sul tetto».
Ed a quanti mi chiedono di rivelare il mezzo col quale si manifestano tanti stupefacenti fenomeni, rispondo che la mia forza sta nel tenere i piedi ben saldi sulla terra. Ammettere e conoscere la realtà, predispone a possibilità le più insperate, le più incredibili, avendo qualsiasi realtà infiniti risvolti."
Si può essere immersi in un passato in cui non si è più inclusi, circondati dal mondo intero, in una città qualunque piena di gente, in un bar affollato o in un museo. Camminando per strada, mangiandone l’asfalto come fosse cibo, respirandone l’aria a tenere vivo il sangue. Calpestando mozziconi di sigarette fumati da chissà chi chissà quando, nel bagno di un locale mettendo i piedi nel piscio di maschi senza la mira, o bevendo un caffè americano del cazzo aspettando nessuno.
Ci sono anche tante maniere per non sentirsi soli.
Emergendo dal passato in cui non si è più inclusi, salutando qualcuno che entra in ascensore e chiedendo a che piano stia andando per premere il tasto al posto suo, facendo sedere qualcuno vicino a me mentre bevo il mio caffè americano del cazzo, sorridendo a un* qualunque sconosciut* mi si ponga davanti su un marciapiede stretto, rispondendo "Tusen takk" a chiunque faccia qualcosa per me. Posso sentirlo addentrandomi in un vicolo per vedere dove mi porti e trovarmi completamente da solo in una strada deserta ma immaginandomi una qualunque ora di punta a sovvertirne le sorti.
A volte mi chiudo in pensieri di cera, ma che si possono sciogliere anche al freddo. Altre volte è carta, ma senza nemmeno rendermene conto, anche solo chiedere se la direzione della T-Bane sia quella giusta, mi rendo parte di qualcosa. Momentaneamente e per sempre allo stesso tempo.
Singolo e moltitudine, triste e arricchito, terra e cielo, tutto nello stesso istante a dirmi, col groppo in gola, che la fine non é mai la fine, che “un giorno di pioggia non ha mai significato una sconfitta”, che ci sono anche se non ci sono.
Il presente sparisce nello stesso momento in cui lo penso, e mai come ora sentirmi solo significa vivere un minuto per volta. Non solo a ricordarmi quanto il presente sia sì una somma di passati da considerare con le pinze, ma anche che di fatto sia l’unica cosa con una cartina tornasole a dirmi che “Ste, va davvero tutto bene!”, qualunque reazione chimica accada nel mio cervello o nel mio sistema nervoso.
“We lie with our words with truth in our eyes.
We all wait too long for just the right time.
As days stretch into years, we don’t see the signs that most second chances are not meant to survive.”
Di nuovo nel labirinto da decifrare, torno sulle solite nostalgie. Forse però sono loro ad inseguirmi.
Anche capire diventa un inseguire una cosa che non mi compete.
Non c'è nessun megafono a urlarmi ordini né una stella a guidarmi, c'è sig. Cuore da maneggiare, ci sono connessioni da saldare. Sig. Cervello con la sig.ra Mente avranno il loro bel da fare per dire a loro figlio, Corpo, di stare tranquillo.
Oslo mi sta insegnando un pochino il freddo e che con le scarpe giuste si può non scivolare sul ghiaccio. Anche se la lezione durerà pochi giorni, tornerò con lo zaino un po’ più gonfio. Di me, delle mie paure un poco domate e di quelle nuove, della mia voglia di amare, della mia necessità di pensare ad altro, e di tutte quelle cose che in questi giorni mi hanno fatto finalmente pensare ad altro.
Una strada da trovare, con uno sguardo dietro a vedere cosa mi insegue, ma senza paura che possa raggiungermi, perché finalmente potrei affrontarne le unghie affilate.
"Counting all hours down to now, to climb up to the peak. The view of what could be. Bring the light where you land. Don't forget to look back sometimes."
Il giardino spento che guardo dalla finestra, le tende aperte quanto serve. I merli cantano della pioggia della notte. Ora è mattino. Le batoste, i rimpianti, i desideri, il silenzio della luce accesa senza una guerra vera da combattere. La porta è rimasta aperta, non so chi deve arrivare. Le emozioni appassite scelgono la via più facile per cercare l'acqua. Ma non è autunno, non cadranno ora. Aspetto il loro rinascere, aspetto che la luce riempia le crepe. La accoglierò e forse finirà la voglia di camminare all'indietro. Cambiamento è trasformazione e trasformazione è crescita.
È paura dell'onda che arriva. Ci sono strane maniere per ingannarmi e ci sono strane maniere per uccidermi. L'amore non salva.
L'amore scava.
E io sono nessuno.
"The wayward marks, the waves of pain and pleasure. The hallowed dark, the hollow grin. The fallow fields, the golden grain. The tower fell, the star remains. The token scrawled, into our skin.
They keep on tellin' me our stars are crossed. But I think that you might be my albatross. We learned to run before we learned to walk. There's so much time to steal before the sun goes down."
È il coraggio o la paura che serve? È l'orgoglio o l'umiltà che mi insegue? O che pretendo? È davvero tutto ciò che voglio la serenità che inseguo? È il peso di una montagna o di un oceano o quello di una piuma, che devo lasciarmi dietro? O la loro bellezza?
Finiranno mai queste domande? Forse è l'unica cosa di cui sono sicuro, insieme al fatto di non tradire nessun me stesso se rido o vivo, o se vedo il fondale quando l'onda si ritrae per un attimo, anche se so che tornerà.
Ed è tutto così chiaro, cosa deve importarmi davvero. Sono io il viaggiatore stanco?
"[...] Spoils and troubles, they burden you more. Pay them no mind, they matter no more. Leave them behind and show me all about the ocean. Deep in your eyes, I've never seen the ocean, not like this one. Show me your eyes, I've never seen the ocean, not like this one. Look in your eyes, I've never seen the ocean, not like this one"