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S02 E09 - Le vie del nostro viso sono infinite. Un pugile mancato.

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Micromovimenti deformano i miei lineamenti e sia occhi che sinapsi percepiscono benissimo il nichilisimo di certi sberleffi e di certe pieghe della pelle. Mi ritrovo a sfidarli ogni giorno.  Sono spesso stato in attesa, ma ora mi accorgo di come stia imparando ad andare incontro alle cose, e di come agiti i pugni chiusi saltellando tenendo alta la guardia, come un pugile incosciente del suo talento. Schivo ogni colpo dello sfidante, lo metto all'angolo e addirittura riesco ad avere la sensazione di poterlo mettere al tappeto.  Ma lui si rialza, si rialza sempre, beffardo, snodato e gommoso come se tutti i miei colpi fossero stati semplicemente assorbiti senza aver causato nessun danno. Suona la campanella, è finito il round. Voglio sfidarlo di nuovo, dargli una forma mia a forza di destri, ganci, montanti. Mi asciugo la fronte, bevo, sputo e rimetto il paradenti. Non ci sono cinturoni dorati ad attendermi tra i premi, né assegni giganti di zeri e di dimensioni da mostare ai fo...

S02 E08 - Scatoline piene di sensibilità

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Tremavamo di brividi di freddo per la giacchetta leggera, ma brillavamo di luce vera.  Ci coprivamo le spalle, cercando il calore nelle braccia di un abbraccio quaggiù. Il cielo, di un verde che non dava nessuna speranza, poi pieno di color notte, non regala mai il lusso di una lamentela.  Avremmo tutto il diritto di urlare improperi all'orizzonte fino alla fine dei tempi, ma la luce che brilla illumina solo i piedi dove sono appoggiati, un momento alla volta, e continua a farcene mettere uno davanti all'altro.  I muscoli non devono mai guardare al passato. I muscoli, certi muscoli, spesso non lo sanno cosa sia il passato. Ogni giorno sfoggiano il loro abito migliore, in tessuto di acido lattico perpetuo. Certi muscoli non guardano all'insù. Sono abiti e fibre da pettinare con la delicatezza e il rispetto di una madre con il proprio grembo. Fiori. Con la gentilezza che solo la luce vera sa produrre, quella che viene solo dopo la sofferenza che incolla le dita e spegne la ...

S02 E07 - Un carpaccio delle mie carni più pregiate

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Il me bambino forse stava aspettando proprio quello, di essere visto, ascoltato, compreso, scelto? A volte lo sento ancora sgomitare per quel posto sul podio, ma nessuno potrebbe rispondere a una simile richiesta sfacciata. Sia perché non ho la presunzione di  mettermi al centro del mondo e di  farmi capire al volo, né quella di capire tutto di qualcuno senza riflettere bene su ogni aspetto di cui è composto. E anche perché le conseguenze dell'essere messo, o mettere, sul piedistallo, le conosco bene, soprattutto per il fragore della caduta.  Sappiamo tutti molto bene che siamo molto di più, nel bene e nel male, di una stupida e veloce valutazione. Chiedendolo a me stesso, potrei fare una cosa ancora più magnifica del semplice immaginare. Posso rimettermi nei miei panni e tornare indietro, e rispondere io stesso a quello Stefano con una pettinatura e magliette discutibili e un sacco di vergogna, che cercava solo di capire ed essere se stesso. Vorrei dirgli di vivere tutto...

S02 E06 - Parafulmini di legno

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Sbadiglio e cerco di non farmi attraversare da troppa luce, tenendo gli occhi semi chiusi.  Con le palpebre stanche dalla notte corta e dalle Guinness, mi rifugio nel mio ormai sistematico uso dell'aposematismo difensivo. È un po' una tattica per non sbiadire, ma non cerco di sbandierarlo ad ogni vento. Con questa moltitudine di anime alberganti nel mio petto, forse adesso non la voglio proprio più, quella pelle così spessa che a volte mi sento di avere, o di desiderare. Vorrei che la mia pelle torni ad essere come dev'essere, fine e leggera come sempre e che il tutto fuori torni ad essere morbido. Anche se continuerò a prendere botte dolorose contro gli spigoli, eccome se la berrò tutta la mia acqua. La sete non si placherà mai, ed è l'unica cosa che merita di essere inseguita, insieme alla voglia di lanciarmi, sempre gentilmente, contro la vita. Un sorso adesso... Non ho più voglia di rapprendermi o di aver paura a mostrarmi per ciò di cui vado fiero, o per quello che...

S02 E05 - Nel parassitario moltiplicarsi dei giorni

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Meraviglie da A4, cicale che sfregano le lamine, amici che tornano, amici che partono. Le ferie, il barattolino Sammontana alle noci Pecan del cazzo, le birrette sudate che mi fanno tornare la voglia di andare a correre, il dress code aziendale, il dress code aziendale smentito, le nuove persone che entrano nella mia vita, i vaffanculo all’universo, i “però, quasi quasi…”, i vasi di Pandora.  Il remare costante, i “chi me l’ha fatto fare” che diventano “ma sai che…”, scopare in piscina, la suoneria degli Europe che suona sempre, i mondiali del cazzo, il piercing al labbro.  La spesa al MD per fare le facce ogni volta che passo davanti allo specchio del corridoio centrale, ricordarmi cosa non voglio essere e le confessioni a una persona sconosciuta, la arschbombe battle in feinster gaderobe, il crudo col melone e il concerto dei Converge.  Google translate perché il tedesco non lo parlo, Tomb Raider, le bestemmie, la mia povera zia Giovanna, i God is an Astronaut, Torino. ...

S02 E04 - A volte succedono magie

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"La dignità ricomincia nel momento preciso in cui smettiamo di chiedere alle parole di smentire i fatti." Rabdomante coi miei bacchetti di legno, non so bene dove né cosa cercare, ma penso che qualcosa troverò prima o poi. La semina è parte del processo, il raccolto sarà una conseguenza. A volte però succedono magie, e da alcune frequenze costanti ci si riesce a distrarre. Oh, la sorpresa del ripensarci soltanto dopo! Come mi manca raccontarti come sto, mamma. Come mi manca dirti che forse in quel punto del mio terreno un po' di acqua nuova l'ho trovata da bere, in questa valle bollente fatta di rimasugli di desiderio e degli arbusti immortali del dilemma di sopravvivere dovendo di nuovo ricominciare da capo con me stesso. Sono magie vestite di un broccato preziosissimo, con tutti i miei altri me stesso come deuteragonisti, tutti impegnati nel riprendersi dopo la chirurgia lasciando da parte le angherie dell'animo. Ne abbiamo trovato tanto noi, di coraggio. Sono i...

S02 E03 - Il demone di sangue

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Chi lo sa come ha fatto a trovarmi... Ho sentito solo il lenzuolo spostarsi. Me lo sono trovato a letto mentre dormivo, ma nessuna delle bestie mi ha avvertito. Evidentemente aveva il mio odore, o non aveva una forma visibile né ha mosso l'aria. Ma io l'ho visto, il mio demone di sangue. Aveva le sembianze di un amico, un amico vero. Aveva gambe e braccia, un petto, due orecchie e due occhi, e non aveva nessun colore. Solo le dita, di mani e piedi, erano liquide, cremisi di sangue vivo, ed era nudo. Non era né maschio né femmina.  Non mi ha spaventato e, non so, forse mi aspettavo già qualcosa che mi facesse piangere ancora un po’ a dirotto. Mentre ero al Pronto Soccorso, non lo sapevo, ma era già lui che stava lanciando i sassolini alla mia finestra. Ho dato la colpa all’attesa infinita per verificare l’emoglobina e poi per attendere il chirurgo. Ho dato la colpa alla mia pazienza che si stava esaurendo, come anche le capacità assorbente delle mie garze. Ma non era quello, l’h...

S02 E02 - A volte senza saperlo, altre volte sapendo fin troppo.

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Un fiume non è un fiume se non ci scorre acqua dentro, e io a volte temo di avere troppe fonti, poche foci e tante voci. È acqua, ed è difficile non volerla bere.  Mi ci specchio per un attimo, ma la guardo solo scorrere. Mi basta un niente ormai, come un canarino in una miniera, per cantare le paturnie in anticipo.  Le mie strategie a volte vanno proprio a vuoto. Ho tante frecce da scoccare nella mia faretra e a volte perdo il conto delle ore ma conto i secondi dal prossimo magone.  Basta così poco.  E basterebbe così poco.  Se la vita è per 10 quello che capita e 90 come reagisco, porca di quella troia dovrei avere la pelle spessa come un elefante, e invece resto ancora incredulo dell’indifferenza. Seriamente senza ironia, darò la colpa alla mia iper sensibilità e al “quanto mai”, invece di darla a chi mi ha buttato via la chiave per uscire. Che poi, magari, una chiave non c'è nemmeno mai stata. Intanto scavo, schiavo di me stesso, i miei cunicoli.  Non s...

S02 E01 - Fides / Amae / Ikigai

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Maggio quest'anno ha più le sembianze di una riffa con me stesso, piuttosto che di un mese primaverile come l'ho sempre considerato o vissuto. - Fides -  Senza la boria di fare il gradasso che non si spaventa mai, ma l'avvicinarsi del mio soggiorno ospedaliero e dell'anniversario della morte di mamma mi spostano ancora gli stessi pavimenti. Le mie mani sono aperte, e vanno bene così, a definire una fiducia totale nel mio futuro prossimo. - Amae /  Ikigai - Perché non mi vergogna il pensiero della mancanza né l'aver avuto bisogno di aiuto, e se fossi qui, mamma, minimizzerei le tue preoccupazioni su di me per non farti pensare troppo, ma ti abbraccerei fortissimo e tu capiresti tutto...un po' per cedere quel peso che non ha colpe, proprio come un figlio fa con la propria madre, un po' con quel fazzoletto chiuso a tenere quel poco di egoismo sacro che rimane, in una sorta di concetto   per cui non c'è un cazzo da spiegare perché gli occhi mostrano già tut...

S01 E10 - "Hai il sole negli occhi!". Un tentativo di parlare a me stesso.

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Ho visto tutto, sai? Baci, abbracci strettissimi, birrette, risate senza senso a battute senza senso, late night chiacchiericci, bestemmie e filosofia da giardino, Renatini bevuti, i concerti a cui andare e le tristezze che oggi le lasciamo fuori e domani ci penseremo, sedersi al contrario, l'ASST Franciacorta, la grigliatina, le mancanze che oggi le lasci fuori e domani ci penserai, i sorrisi, i racconti di quando eravate giovani, il pensare a un messaggio che forse non riceverai mai, le vittorie, le sconfitte, il bicchiere di vino rosso alla goccia pensando fosse Coca Cola. Ti ricordi che buono, comunque? Sabato te lo sei ricordato bene, cosa sia non pensare e vivere la gioia dei momenti.  Hai amici stupendi e persone bellissime intorno. Nei momenti coltellari a volte te ne dimentichi, ma sii grato a tutti e a te stesso per tutto questo. I mesi balordi sono da buttare nel cesso, devi fare spazio per altro ora, per altre ore così. Prometti che continuerai a provarci?  Sarai f...