martedì 28 aprile 2026

S01 E06 - Sono granulari i giorni

Camminare con le calze scomode è sempre camminare e a volte anche i momenti brutti raccontano storie belle. 

Raccontano di momenti di supporto, di vicinanza, di consigli, di fare l'amore dopo un confronto. Raccontano di bolidi emotivi e porte semi chiuse ma che sono capaci di aprirsi quando serve e quando non serve.

Come lo psicopompo di me stesso, mi accompagno non verso un esito funesto, ma anzi, con occhio cerviero guardo bene dove appoggiare i piedi ad ogni passo, perché ognuno di essi è ricco di momenti, di lame di luce, di stronzate fatte ma con la testa di sapere da dove vengo e, ogni istante di più, verso cosa stia andando. 

"Ma si lasciò portare dalla sua convinzione che gli esseri umani non nascono sempre il giorno in cui le loro madri li danno alla luce, ma che la vita li obbliga ancora molte altre volte a partorirsi da loro stessi".

Mi abbandono alla voluttà, ma quella del tempellare me stesso nel normalizzare che quando amore e sofferenza sono proporzionati, non c'è satto nulla di sbagliato, soprattutto nella capacità di amare; che non devo spiegare a nessuno né la profondità dell'oceano in cui sto nuotando, né quale sia la mia definizione di "pesce del cazzo". E quando mi fermo sento il sale in bocca, ma so che è perché ce la sto mettendo tutta.

Quando l'Io bambino, che mi sta accompagnando anche da adulto, mi dirà di stare attento, lo ascolterò per davvero, perché per ora non posso permettermi di allontanarmi troppo da quella zona in cui so di poter esistere davvero senza che per forza qualcuno se ne accorga, perché mi basteranno i miei occhi e le mie mani come prova di me stesso; E rifugiarmi nella memoria del sentirmi a casa anche ben prima di spogliarmi nudo davanti ai miei desideri, non mi riporterà a casa, perché a casa ci sono già, e sono già nudo.

Coi muri più sporchi di prima sarò polvere, non per contare da quante bugie sia stato ingannato disegnandomi sopra con le dita, ma a ricordarmi di come la verità venga sempre a galla, anche senza usare lo swiffer.

"Walking in the woods, I wait to hear your voice call my name, and lead me back to you".


martedì 21 aprile 2026

S01 E05 - Dare ad ogni cosa il suo spazio

 

Sorrisi e battute capite dopo.

Resilienza o sensibilità?

Pelle.

La lunghezza dei nostri arti non sufficiente a toccarci.

Emozioni docili.

Carne e mani morbide.

Occhi stanchi.

Foto di corpi.

Rumori di sesso. 

Voci immaginate distinte tra milioni.

Odore di orgasmi e bestemmie.

Sentimenti come pianeti sfiniti da anni luce di orbite ripetute all'infinito. 

Nulla tornerà uguale a quando siamo partiti.

Non le asfaltano più le strade?

Perché c'è ancora tutto questo casino nei miei corridoi?

L'unica via di uscita è attraverso.


"And we can run away to the walls inside your house.
I can be the cat, baby, you can be the mouse.
And we can laugh off things that we know nothing about.
We can go forever, until you wanna sit it out."

lunedì 13 aprile 2026

S01 E03 - Assertivo con me stesso, riscrivo il mio contorno


Ero perso nei garbugli della memoria delle cose da dire pensandoci bene o non pensandoci affatto, o nei rami della falsità non vista, o peggio, di quella vista e permessa.
È un lavoro ogni giorno che mi tocca fare, perché a volte mi manca e me lo sogno ancora, come stavo chiuso tra le gambe o avvinghiato alle dita, alle dita in bocca, alla lingua, ai fluidi corporei, perso negli occhi o nei sorrisi camminando con le dita sulla pelle.

Ma fuggire, divorare, calpestare, sostituire, minacciare, mentire, non sono i miei infiniti. Restare, rialzarmi, camminare, asserire, pensare, costruire, bruciare, aggiungere, togliere, misurare, osservare, ricordare, cambiare, invece sì. 

Farò di questi infiniti un tesoro preziosissimo, e se servirà picchierò il naso ogni momento di ogni giorno, per indovarmi e rendermi una volta per tutte consustanziale alla stessa materia su cui poggio i piedi.

Un me stesso steso in distese distanti anni luce da ciò che non c'è più, che urla il più grande "VAFFANCULO" che tutto ciò che amo e che odio abbia mai sentito. Loro hanno un volto e un corpo da convidividere, i miei.



"Drained by the coldest caress. Stalking shadows ahead. 
Halo of death, all I see is departure.
Mourner's lament, but it's me who's the martyr."

mercoledì 1 aprile 2026

S01 E02 - Ciao mamma, ci sentiamo domani quando sei sveglia.

Sento la tua voce chiamarmi, dalla cucina. Io, da davanti alla tv a giocare a Final Fantasy VII, metto in pausa: "Stefano vai in giardino a prendermi salvia e rosmarino per favore?"

Con uno sbuffo, vado. "Quanti rametti ti servono?". La domanda è inutile perché la risposta è sempre "Boh, un po'!" So che ti fa piacere li sciacqui e asciughi già, prima di usarli, e poi resto un po' a guardarti, sedendomi sulla cassapanca. Hanno un buon profumo, da lavati. È colpa della mia curiosità ma anche del ripieno dei ravioli pronto nella ciotolona, se te ne rubo sempre un sacco di cucchiaiate. Ricordo ancora il sapore inconfondibile della tua ricetta, insieme alla tue lamentele a forma di "Dai basta, che mi serve!".

In tutti gli oggi come oggi, la mancanza tira tanto verso di te. Lo sento nei sogni che ancora faccio, che mi fanno svegliare con la mancanza dei volti e delle mani e di cui vorrei parlarti, nei mesi passati e di quelli in corso in cui vorrei solo confidarmi un po', nel raccontarti che avevi ragione e dirti quanto, amare, mi abbia aperto in due. Vorrei farti vedere come a fatica ne stia uscendo davvero ma senza voler smettere di farlo, chiederti come stai, darti un bacio. 

Siamo stati a pranzo tutti insieme Domenica, nel giorno del tuo compleanno. È stato bello. Mi sono fermato nel parcheggio qualche attimo poi, a cercarti con lo sguardo in mezzo alle vigne, per salutarti. Non riuscivo a vederti, perché sei ovunque.

Mai delebile, ora indelebile.
Riposa tranquilla, qui ci pensiamo noi. Auguri Mamma.

"Our breath will be our prayer – alone – complete."