mercoledì 4 marzo 2026

Io sono la grondaia.

"Un veliero che venga a trovarsi sull’Oceano in un momento di tempesta, ammaina le vele per non essere trascinato nei gorghi del vento e distrutto. Ritornata la calma, riprenderà la sua rotta e raggiungerà egualmente la meta. Non facciamo quindi di noi stessi l’equipaggio del veliero che s’abbandona alla paura e compromette così le sorti della sua nave, ammainiamo anche noi le vele delle nostre attività e premiamo ogni forza nostra sul timone. Il sereno vien sempre dopo ogni bufera e nel sereno ci rifaremo del tempo perduto."

A livello biologico un pugno in faccia o diventare invisibili sono la stessa cosa. L'empatia apparente, quando viene consapevolmente contingentata e oltrepassa la maleducazione, raccontando una normalità già segnata, invade dove solo la manipolazione mette le dita. È una questione di dignità mancante nel trattare se stessi e le persone intorno? Cosa penserà chi capisce ritrovandosi le valige piene di veleno?

Restare anche quando le parole cadono nel vuoto, o voler bene sperando sia abbastanza, quanto mi ha allontanato da ciò che conta? Non basta la presenza dove non ci sono mani dotate di cuore. Non posso mettere il mio anche per chi sente battere il suo ma non ne ascolta i sussulti (torna, di nuovo, la differenza tra "sentire" ed "ascoltare").

Viene intaccata la fiducia nel prossimo e in me stesso, la considerazione di cosa sia amore, la consapevolezza nel riconoscere una disonestà progettata per vergogna o mancanza di vocabolario emotivo? Ma non è per forza una colpa, e non deve intaccare l'amor proprio che ogni giorno ho costruito e costruirò.
Perché alla lunga "non importa" chi se ne va (non è vero che non importa, importa eccome), ma è comunque più importante cosa resta, e che resti io per me. Con qualche kilo in meno e qualche buco in più a rendermi un groviera di emozioni che però restano fortissime e che forse sono più potenti di qualunque dolore al sistema nervoso, o di qualunque schiaffo voluto o immaginato.

Il silenzio ora capisco ancora di più vada trattato con altro silenzio, non per resilienza, ma per dignità.

"Ma vi sono dei momenti nella vita ove meglio s’ama tacere ciò che non vorrebbe gridare il cuore, anche se la penna lo farebbe."

La mia luce non smetterà di illuminarmi la strada e ogni giorno la sento splendere un po' di più, perché è soltanto mia e ogni parola diventa solo perdere fiato nei confronti del percorso in salita che mi aspetta. E prima parto, prima arrivo. Mi devo rimettere in viaggio subito, anche se qualche volta sento ancora l'anima tremare. Caos trasversale, buio, distanza, indifferenza, non dovrebbero tangermi. Dovrei imparare di più da ogni giorno che vivo, ma farò un passo per volta.

Non me ne voglia l'anima pura di Gustavo Rol ma, anche "Io sono la grondaia".

"Avevo dato di me stesso una definizione che era piaciuta al caro, compianto Jemolo: «Mi considero una grondaia che raccoglie e convoglia l’acqua che cade sul tetto». Ed a quanti mi chiedono di rivelare il mezzo col quale si manifestano tanti stupefacenti fenomeni, rispondo che la mia forza sta nel tenere i piedi ben saldi sulla terra. Ammettere e conoscere la realtà, predispone a possibilità le più insperate, le più incredibili, avendo qualsiasi realtà infiniti risvolti."

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