Camminare con le calze scomode è sempre camminare e a volte anche i momenti brutti raccontano storie belle.
Raccontano di momenti di supporto, di vicinanza, di consigli, di fare l'amore dopo un confronto. Raccontano di bolidi emotivi e porte semi chiuse ma che sono capaci di aprirsi quando serve e quando non serve.
Come lo psicopompo di me stesso, mi accompagno non verso un esito funesto, ma anzi, con occhio cerviero guardo bene dove appoggiare i piedi ad ogni passo, perché ognuno di essi è ricco di momenti, di lame di luce, di stronzate fatte ma con la testa di sapere da dove vengo e, ogni istante di più, verso cosa stia andando.
"Ma si lasciò portare dalla sua convinzione che gli esseri umani non nascono sempre il giorno in cui le loro madri li danno alla luce, ma che la vita li obbliga ancora molte altre volte a partorirsi da loro stessi".
Mi abbandono alla voluttà, ma quella del tempellare me stesso nel normalizzare che quando sofferenza e amore sono proporzionati, non c'è nulla di sbagliato, soprattutto nella capacità di amare; che non devo spiegare a nessuno né la profondità dell'oceano in cui sto nuotando, né quale sia la mia definizione di "pesce del cazzo". E quando mi fermo sento il sale in bocca, ma so che è perché ce la sto mettendo tutta.
Quando l'Io bambino, che mi sta accompagnando anche da adulto, mi dirà di stare attento, lo ascolterò per davvero, perché per ora non posso permettermi di allontanarmi troppo da quella zona in cui so di poter esistere davvero senza che per forza qualcuno se ne accorga, perché mi basteranno i miei occhi e le mie mani come prova di me stesso; E rifugiarmi nella memoria del sentirmi a casa anche ben prima di spogliarmi nudo davanti ai miei desideri, non mi riporterà a casa, perché a casa ci sono già, e sono già nudo.
Coi muri più sporchi di prima sarò polvere, non per contare da quali bugie sia stato ingannato disegnandoci sopra con le dita, ma a ricordarmi di come la verità venga sempre a galla, anche senza usare lo swiffer.
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