venerdì 29 maggio 2026

S02 E01 - Fides / Amae / Ikigai

Maggio quest'anno ha più le sembianze di una riffa con me stesso, piuttosto che di un mese primaverile come l'ho sempre considerato o vissuto.

- Fides - 

Senza la boria di fare il gradasso che non si spaventa mai, ma l'avvicinarsi del mio soggiorno ospedaliero e dell'anniversario della morte di mamma mi spostano ancora gli stessi pavimenti. Le mie mani sono aperte, e vanno bene così, a definire una fiducia totale.

- AmaeIkigai -

Non mi vergogna il pensiero della mancanza né l'aver avuto bisogno di aiuto, perché se fossi qui, Mamma, minimizzerei le tue preoccupazioni su di me per non farti pensare troppo, ma ti abbraccerei fortissimo e tu capiresti tutto...un po' per cedere quel peso che non ha colpe, proprio come un figlio fa con la propria madre, un po' con quel fazzoletto chiuso a tenere quel poco di egoismo sacro che rimane, in una sorta di concetto per cui non c'è un cazzo da spiegare perché gli occhi mostrano già tutto, coi loro riflessi lucidi che fanno claudicare le parole e stringere forte gli abbracci.

Il tempo dell'attesa non mi rende più debole o più fragile di così ed il chiaro del sole, nello scuro della pazienza che a volte si perde, lo vedo eccome ma non mi sta giudicando. Mi sta solo aspettando. Non ho fretta di smettere di pensare all'abbandono, devo nuotarci ancora un po' in quei liquidi meandri mentali che non ricordavo di avere, né che fossero diventati così sensibili e diversi.

È "Il nostro capitale di smorfie, il simbolo dei nostri spasmi di quaggiù.” che mi ha cambiato così tanto, ma so che non sarà eterno. È solo la danza delle mie voci che si confidano di quanto manchino tutti quei colori che c'erano e che ora non ci sono più, ma che ancora esistono, in altri posti: nell'estate dell'anno scorso che, al prezzo peggiore mi ha insegnato cosa sia l'amore, nell'estate di quest'anno, nella mia vita, nel ricordo di mamma e della sua dolcezza infinita, nel mio cuore in deficit di sangue, ma con il midollo osseo ancora in forma per crearne di nuovo. 

Ed è con il magone della gratitudine mista alla gioia di certe bestemmie, che mi convinco di questo. Ma che nodo pieno di piangere in gola a volte, dannazione. 

Ma cercherò meglio! Da qualche parte, nei miei paradossi dove nessuno è autorizzato a guardare, ho lasciato una scatolina piena di me per i giorni così, per le nuove stagioni che iniziano e per non dimenticarmi più nulla sia delle notti attraversate, per arrivare al mattino raccogliendo gli occhi ancora gonfi dei fantasmi del sonno, sia di tutto ciò che "Ero, sono, sarò". Col sorriso però, in punta di piedi.


"Why do I deserve the science, to feel better about you? [...]

But you, amplified in the silence, justified in the way you make me bruise.
Magnified in the science.
Anatomically proved that you don't need me [...]

Let me watch you as close as a memory. 
Let me hold you above all the misery.
Let me open my eyes and be glad that I got here"

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