lunedì 11 luglio 2016

Mezze storielle ancora troppo campate per aria



[...]
Signor Cinque era lo spettatore preferito delle piccole imprese di Gus, da quando era piccolo. Non era altro che un pupazzo dentro il quale ci si potevano infilare le mani a mo’ di guanto, e muovergli la bocca e le braccia con le dita, più o meno come fa un ventriloquo. Signor Cinque, prima di chiamarsi così era solo un pupazzo che suo padre aveva dimenticato il giorno che abbandonò Marie, sotto quella pensilina a piangere da sola. Quel pupazzo era tutto quello che rimaneva di lui, ma decise di non disfarsene. E per il fatto che Gus si era affezionato così tanto, si convinse a non lanciarlo nel fiume.

Gus appoggiò Signor Cinque sul tavolo, con le sue gambe a penzoloni, come fosse uno spettatore, mentre allineava - e ci teneva sempre a farlo con attenzione - forchette e coltelli perché fosse tutto sempre in ordine come piaceva alla mamma, e anche a lui in fondo.
Pensò che una volta finita la cena, invece di andare a dormire presto, avrebbe potuto rimontare una nuova serratura.
Aveva lasciato i pezzi sulla sua scrivania la sera precedente: dei chiavistelli, diverse chiavi, fil di ferro modellato in varie forme, alcune molle e dei cilindretti in un sacchetto.
Prese 2 forchette, altrettanti coltelli e due tovaglioli di carta dal cassetto e, posandoli sul tavolo, in quell’esatto momento, sentì uno stranissimo freddo sul collo, così forte da fare una smorfia e alzare le spalle, come per coprirsi con il colletto della maglietta.

Marie era immobile davanti al lavandino, sembrava osservare l’acqua corrente scendere nello scarico molto attentamente. Avvicinandosi per vedere meglio, capì che lei non era li, perché i suoi occhi erano vuoti, non c’erano più le pupille e l’acqua aveva un aspetto stranamento viscoso, come fosse più densa e scorreva si, ma molto piano.
In effetti era l’unica cosa che si “muoveva”.
Preoccupato anche per se stesso guardò verso il tavolo, e lo vide mezzo apparecchiato con una forchetta nell’aria, ma Signor Cinque non c’era più.
Abbassando lo sguardo lo vide, in piedi, davanti a lui, un po’ più grande del solito, con quei bottoni al posto degli occhi, aperti.

Sorrideva, lui.[...]

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