sabato 19 dicembre 2009

rimasugli da masticare

No non esistono momenti peggiori di quando desideriamo momenti migliori.
Se siamo una corda tesa tra la bestia e il superuomo sono pronto a scommettere che il prossimo passo sarà che ci sfilacceremo.
E che ordinerò ancora una volta.
Le risposte alle domande. I risultati di equazioni impossibili. Valutiamo. Ponderiamo. Abbaiamo x allontanare il nemico. Il ladro. Sappiamo smetteremo prima o poi. E che poi Ricominceremo. Se lo riterremo necessario. Inaleremo di nuovo. Dentro un automobile gelida. Con altro catarro da digerire. Con altri momenti da ricordare con gioia o con tristezza. Forse sverremo. O vomiteremo stremati. Abbiocco. Sonno. Veglia. Rem. Ponderiamo. Che sono tutti suoni. L'uno seguito dall'altro. Con gli occhi incrociati dall'odio puro che prova un cane mentre abbaia nel nulla. A nessuno. A caso. Senza voce. Ho bisogno di nuova propoli. E di altro grigio tale da confondermi gli occhi. Abbaiamo. Smettiamola. È ora che qualcuno ci dica che è tempo di cambiare aria.

martedì 8 dicembre 2009

alla fine di tutto il vapore

Sto respirando così piano e così profondamente che ogni cosa attorno attinge da questo ossigeno caldo.
Decido di respirare tutto, prima che finisca.
E' tutta, solo, acqua che si sparge sulle mie mucose per idratarmi.
Tutto intorno è gas.
Tutto intorno ribolle.
Tutto intorno stride di carezze bollenti sull'acciaio gelido.
Tutto intorno è vocìo confuso di voci diverse, impegnate, anonime.
Tutto intorno è fermento.
Tutto intorno ribolle.
Che sia caldo o freddo ribolle.
Tutto intorno sono sguardi fugaci. Innocui. Colpevoli. Sinceri. Mortificati. Complici. Disprezzanti.
E io. Io guardo e sorseggio, dalla mia tazza fumante.
Prima che sia troppo tardi per dissetarsi.
Prima che il tempo si porti via anche la nostra allegra e spensierata agonia.
Come se non lo sapessimo.
Abbiamo tutte le risposte che cerchiamo, è che nessuno ci dice dove guardare, o come si pronunciano quella frasi, o dove sono state spostate, oppure in che lingua sono scritte.
E se quel qualcuno nemmeno esistesse, riflettendo, si rivelerebbe tutta una clamorosa perdita di tempo.
Sarebbe uno smacco incredibile per le nostre memorie precarie volatili.
Rischieremmo un tracollo epocale.
E avremmo forse vergogna a camminare per strada.
Perderemmo troppo sangue lungo il corso e si accorgerebbero tutti del nostro passaggio.
Vaglielo a spiegare che noi abbiamo la memoria in bilico.
Avremmo paura di conoscere nuova gente e avremmo paura nel riconoscerla.

Dio mio quanto odio quando dimentico i volti.
E con loro i motivi per cui deve! essere necessario ricordarli.
Non possiamo più dimenticare, non ce lo possiamo più permettere. Dannata famosa memoria volatile.

Dobbiamo cercare di essere migliori, ad ogni costo. Migliori.

Ed è sempre così eccitante avere nuovi propositi.

martedì 10 novembre 2009

montagne fatte di verbi. e i polsini troppo stretti.

Ho capito che una parola in più è meglio dirla sempre.
Anche se o faccio fatica, o non c'ho voglia, o c'ho sete o c'ho fame.
Ho capito che a provarci non succede niente.
Ho capito che a provarci altre volte qualcosa succede.
Ho capito che lo sport è in mano alle televisioni.
Ho capito che le televisioni sono gabbie in cui la gente vuole incredibilmente chiudersi.
Ho capito che le mie dita si stanno accorciando.
Ho capito che nessuno fa niente per niente, per davvero. Nessuno.
Ho capito che sono diventato un ometto quel giorno in cui ho indossato i boxer la prima volta.
Ho capito che deve irrorare anche le mie mani il sangue.
Ho capito che il Metal vero non esiste più.
Ho capito che carta e penna mi stanno salvando e, annagrammando,slavando la vita.
Ho capito che non tutti i mali vengono sempre per nuocere, ma provano gusto, tanto gusto nel farlo lo stesso.
Ho capito che le lacrime a volte scendono nel naso e si seccano e poi arriva il dito indice.
Ho capito che certi amici non li perdi mai.
Ho capito che non diventerò mai un cantante serio.
Ho capito che già da tempo che un chitarrista non lo sarei mai stato.
Ho capito che nel nulla dobbiamo riuscire a guardare.
Ho capito che nel nulla esiste ancora qualcosa da guardare.
Ho capito che mamma e papà nonostante tutto sono sole e luna.
Ho capito che avere l'adsl non mi ha in fin dei conti cambiato la vita.
Ho capito che nemmeno un'automobile nera l'ha fatto.
Ho capito che adoro le camice a quadri.
Ho capito che l'unica cosa che toglie davvero la sete è l'acqua frizzante.
Ho capito che più dormo più dormirei.
Ho capito che lo stipendio di Luglio non lo prenderò mai più.
Ho capito che a volte faremmo tutti meglio a starcene zitti.
Ho capito che rendersi ridicoli di fronte agli occhi della ragazza che ami è la cosa più bella, più umana e se va male più triste di questa terra, fatta solo di sogni a forma di cielo.
Ho capito che innamorarsi sta diventando solo la voce di un verbo.

Che anche se a monte è infinito,
a valle t'annega.


giovedì 5 novembre 2009

Rappreso e anonimo. Un distillato di menate.

Non andrò a letto, per ora.
Decido di continuare a confondermi a me stesso.
Ho deciso di dubitare di alcune cose, e sono pronto, mi sento pronto.

Sono pronto ad essere migliore. No, è troppo presto perché sia solo il finto proposito del nuovo anno, che così velocemente è arrivato, così velocemente se ne sta andando per lasciare spazio, tempo, movimento, altre velocità, altri impatti, altre forme d'onda, altre forze d'urto.

Ho deciso di sfrecciare.
E di lasciare il segno in proporzione all'effettiva velocità.
Più facciamo velocemente, più siamo inprecisi e per niente minuziosi.

Così, forse, non si accorgeranno di me.
Così, forse, non capiranno "cos'è stato".
Così, forse concluderò con il domani misterioso.

Oggi decido di sfrecciare.
Oggi decido di rapprendermi un altro pochino.
Oggi decido per me.

Sono pronto ad accumulare meno umidità per bruciare un po' di quell'amor proprio che mi porto dentro.
Per bruciare un po' e lasciare sapore di torba.
Da alimentare una distilleria.

Gluc,brrr.

lunedì 2 novembre 2009

a fuoco lento aggiungere gli aromi

Faccio bollire i miei pensieri come se stesse andando tutto bene. E non mi accorgo che invece sono così debole e bisognoso di altre proteine. Voglio convincermi che è tutto al suo posto. Ma i salti sono sempre così alti e le serate così fredde che mi rassegno a moltiplicarmi nelle parole.
Mi rassegno a infilarmi sotto strati di coperte x accumulare calore.

Aiutatemi a sparire.
Aiutatemi a raddrizzarmi le ossa.

Datemi dei motivi per non raggrinzirmi oltre.
Datemi dei motivi altri motivi e nuove ragioni per le quali valga la pena consumare le ossa su questa terra che brucia come asfalto caldo sotto i piedi.

Aiutatemi a sparire.
Aiutatemi a raddrizzarmi le ossa.

E sono i tonfi notturni a tenermi sveglio
Quelli che nessuno può vedere e nessuno può sentire.

Nessuno può vedere..




scusa ma non posso evitare il ricordo con la canzoncina in questione.
manchi. un po'.

mercoledì 21 ottobre 2009

Dove le emozioni sono abitanti volatili

Continuiamo a parlare.
Anche quando facciamo così fatica perché la lingua non preme sul palato a dovere.
Ma dobbiamo farlo, in fondo. E fino in fondo.

Fino a sentire le lingua dolorante prima di addormentarci. Fino giù, dove nemmeno a tirarla fuori dalla bocca davanti allo specchio riusciamo a vedere. Fin dove le parole e la voce nascono.
Giù, dove si annidano i nostri esseri molteplici. Dove le emozioni sono abitanti volatili che rametto dopo rametto hanno costruito una calda casa.

Giù, dove il male alla lingua mi fa venire voglia di pigiare dei tasti.

Questa vita è troppo umida, mi sono rassegnato a doverla contnuarmente rabboccare con nuova fiamma e illuminarla con nuovo sole, ove possibile, perché sia secca al punto giusto, in una nostalgia malinconica di masochismo.
In una vaga rappresentazione di quello che la vita ideale dovrebbe essere.
Come dovrebbe essere? (Viene da chiederselo).

Siamo aloni di macchie resistenti, gli omini bianchi non possono nulla qui e ora;
Siamo aloni di sudore.
Siamo capi sbiaditi.
E succubi di altri strati di tentato amor proprio.

Ho deciso di girare ancora una volta. E la via è più buia di quella che ho provato in precedenza.

Le lampadine ci sono, ma sono bruciate.

lunedì 12 ottobre 2009

uccidere i fantasmi e allenare il miocardio

Non mi ero svegliato con il solito tarlo nella testa.
Ce l'avevo quasi fatta.
Ma a volte, anzi sempre, ritornano.
Sia i fantasmi sia i conseguenti tuffi al cuore.
Ogni volta sembriamo dimenticarceli, ma quando li sentiamo ci accorgiamo di quanto il cuore non sia solo un organo che pompa sangue.

Sembra che li si annidino tutte le emozioni, in giacigli costruiti un rametto alla volta. Un rametto per volta, ognuno raccolto col becco. Abbiamo lavorato tanto per costruire una base solida, ma ogni volta sembra che possa scoppiare tutto.
E il punto è proprio che non scoppia mai.

Leggevo che senza malinconia non esiste poesia.
Leggevo che a volte le persone ci mancano più del dovuto.
E più di quanto sappiamo di poter osare.
Più di quanto sappia reggere il nostro miocardio.
Sappiamo di non potere, e che in realtà non lo vogliamo, ne siamo convinti, ma facciamo di tutto per evitare le prese di coscienza.
Siamo inconscienti.
Siamo incoerenti.
Siamo fregati.

Avevo riscritto i miei contorni un giorno, tempo fa.
Mi trovo a doverli riscrivere di nuovo.
Mi trovo a pensare che forse ho fatto tutto per niente, che probabilmente ho buttato tempo ed emozioni, sorrisi e complimenti, gasolio e consumo gomme.

Mi trovo a pensare che sarebbe un pelo tutto più sereno nonostante l'acciaio sotto il palato.
Si, più sereno.

Ma forse, al solito, mi piace immaginare. Mi piace vedere come potrebbero essere le cose se...
Forse sarebbe stato tutto fottutamente uguale ad ora, solo con dei connotati differenti.
Dei dettagli.
Delle piccolezze.
Visi diversi.
Occhi diversi.
Espressioni e sorrisi diversi.
Note diverse.

Probabilmente si.

Il gusto in gola è sempre quello di bruciacchiato.

martedì 6 ottobre 2009

Vaffanculo io vivo vivendo. ?

Mi ricordo una delle ultime volte che ho pianto. E mi ricordo che non m'aveva fatto bene. Forse ora funzionerebbe.

Stavo uscendo per andare a scuola, era la prima o la seconda o forse la terza media, non importa.
Volevo andarci in bici, perché tutti ci andavamo in bicicletta a scuola.
Non vedevo che problemi potessero esserci se anche io l'avessi usata.

Mio padre invece, a quanto parve, aveva problemi. E mi prese la bici, la spinse contro il muro di cinta e, arrabbiatissimo, mi disse: Va bene! Se vuoi andarci, vacci.

Non ho mai capito il perché. Forse la ragione erano i problemi che c'erano all'epoca; di quelli che quando una persona è troppo legata/fiera al e del proprio lavoro, che quando questo va male, e andava male lo ricordo benissimo, tutte le menate ricascano nella famiglia. E, in quel caso, nel FIGLIO più piccolo.

Io.

Piansi così tanto che alla fine andai a piedi.
Avrei detto "Vaffanculo" se avessi avuto più dimestichezza. Non lo dissi per rispetto, perché al proprio padre non si risponde, se non in casi eccezionali. E' questione di educazione.

Quel giorno fu il giorno più triste fino a quel momento. Ribadisco, fino a quel momento.

Le cose cambiano, ma oggi sotto quel portico c'è ancora quella bici. Passata per mani diverse, ma ancora li, per me, tutta sgangherata, col freno davanti che fa tremare il cerchione quando tiri il filo. E senza più il porta borraccia.

Fino a quel momento.
Poi si cresce, si frequenta gente, si baciano le ragazze, si fumano le sigarette, si leggono i giornaletti pornografici insieme ai proprio amichetti, mai con la amichette (non che ne abbia mai avute troppe, anzi).

Ci si nascondeva dietro la discarica io e A.
Si ascoltavano i Metallica.
Si faceva lezione di chitarra insieme.
Si andava all'oratorio, io e A.
Si iniziava a suonare nella sua cantina, io e A.
Si parlava di tutto, e sempre in maniera così sincera, che con lui la bicicletta restava a casa, senza lacrime e senza parolacce. Tenevamo vivi i piedi.

Mi manca quel tempo. L'epoca del "credodisaperetuttoevivovivendo". Vivo Vivendo.

Credevo fosse tutto.
Cosa ci è rimasto?

Sento dire che tu ora sia ingrassato, ne sono contento.
Il tuo corpo funziona ancora. Gli ultimi tuoi occhi che ho visto invece no.

Ma ancora non ho trovato tutto il coraggio per farmi vedere, e per farti vedere i miei occhi. E sento dire che altri l'hanno avuto.
Forse perché è stato diverso, noi.
Forse.

O forse che ogni tanto, un bel "vaffanculo" lo direi a me, in lacrime.

Vaffanculo.


domenica 27 settembre 2009

Ci vorebbe un detergente per vetro

Le provo sempre tutte. Le parole.
Le cerco, le trovo, le valuto, mi ci innamoro, mi ci perdo, ci immmergo gli arti, le peso, le annuso, le assaggio, le lecco, le parlo, le rido, le nascondo, ci gioco, le sbiascico.
Ma spesso le dimentico.

Dimentico i dittonghi, e dimentico dove vanno gli accenti, dimentico le h, e non uso gli apostrofi.
Che smacchi grammaticali. Oh, me misero me tapino.
Dimentico le regole base, dimentico quei sottili sentieri invisibili che uniscono tutto.
Vorrei si aprisse, la testa. La mia.

Vorrei che s'aprisse e da li uscisse tutto, per ripulirla. Per riempirla di nuovo. Pulire, riempire. Pulire, riempire. Pulire, riempire.

Mi sono stufato di delineare ogni dolcezza e ogni tristezza di queste giornate.
Mi sono stufato di cercarla, la dolcezza.
Mi sono stufato di non trovare mai dei riscontri, tangibili. Toccabili. Delineabili a vista. E a vita.
Rimane sempre tutto chiuso in una teca di vetro piena di impronte digitali non mie. E con l'allarme inserito.
Ci vorrebbe un detergente su questo vetro.

Mi sono stufato di vedere le cose da fuori, senza poterci mettere mano.
Mi sono stufato di dover staccare i rimasugli dalla lingua e di sputarli.
Mi sono stancato di scappare dopo averci provato.
Non mi voglio far catturare, ma se è questo che volete...beh, sapete dove trovarmi..

Perché non mi venite a prendere?

Quante possibilità ho?
Quanta vita ho ancora?

Ricercando la felicità sto iniziando a perdere il conto.

lunedì 21 settembre 2009

Spaesato e vagamente accentuato nell'inaridimento.

101 post senza accorgersi, e senza festeggiare al 100esimo.
La Bongiornata: alleegriia!




Non ho mai fatto niente di male.
E si, questo lo dico io.

Che direbbero tutti? Che direbbero? Come la penserebbero se qualcuno glielo chiedesse? O se io glielo chiedessi? Come reagirebbero? Con che espressioni modellerebbero il proprio volto? Vergogna? Rabbia? Paura? Verità? Bugia?

Capirei senza che parlassero? Potrei mai capire?
E potrei mai reagire?

Ho conosciuto persone, ombre, muri di pelle, buchi di pelle, pelli ripiene, pelli svuotate, involucri, o solo ripieni, facce con e facce senza occhi, uomini senza più la lingua, donne senza più i denti, ragazzi persi, ragazzi che sa stringono tutta addosso la loro paura di fare a meno di quella che loro credono la loro vita, madri che non conoscono o nemmeno immaginano, padri che, lungimiranti, si legano addosso una progenie deviata, badanti che fanno causa alle proprie datrici di lavoro, bambini felici, bambini timidi, bambine sorridenti, nipoti perfette, amici fidati, amici svaniti, amici morti, cantanti esaltati, titolari di partite iva e di carte di credito illimitate, baristi più ubriachi dei clienti, uomini da due lire, uomini da milioni di euro, piromani dell'incendiarsi la faccia, uomini che hanno picchiato i gomiti scivolando indietro, uomini senza più palpebre, e senza il bisogno di inumidirle ogni tanto.
Per quello ogni tanto piove, ma per il resto?

Siamo esseri vuoti? Pieni? Mezzi ottimisti o mezzi pessimisti?

Chiediamolo alla pioggia. Chiediamolo al mondo. Risponderanno entrambi con altre domande.
Risponderanno tutti con altre domande o altre gocce. E per primo chiederanno il perché. Perché?

Catapulteranno ogni vaga parola nelle nostre orecchie.
E noi vaghi svaniremo.

Camminiamo, salutiamo, ripartiamo, aspettiamo turni, orari, appuntamenti dal dentista, guardiamo nuove serie tv, e capiamo i volti;

Aspettiamoci pure di impazzire.
E salviamoci prima del prossimo tuono.


domenica 13 settembre 2009

l'odio procura solo altro odio- Episodio 3: la fuga

[....]

tu non sbagli mai?

io non sbaglio mai. io voglio tutto. io non sbaglio niente e mai. ne sono sicuro.

ma fuggi sempre quando lo spettacolo inizia.questo è ciò che fai. sbagliare e scappare. tu credi sia giusto?

credo piuttosto sia conveniente. giusto o sbagliato non saprei effettivamente, direi conveniente, una chance per la quale approfittare. ogni lasciata è persa, no?

appunto, tu lasci, e tu perdi.

No io approfitto, non lascio. Se abbandono è perché proprio non ne vedo motivo. Di continuare. Ti senti mai fuori posto? o obbligato a star li seduto contro il tuo volere?

Oh, a voglia.

Ecco. Quello non è lasciare, quello è fregarsene. E fregarsene è più che consentito.
E' d'obbligo quando lo ritengo necessario.

Ho sempre pensato che affrontare problemi fosse la priorità. In realtà la priorità sarebbe evitare di procurarseli, evitare di fare ricchezza di tutti gli attimi, questa avidità di momenti. Forse hai ragione. Evitare, quando evitare non significa scappare, o lasciare.

Ho ragione, punto.
Fregatene. Futtitinn'. Futtitin'. Futtitin'.



L'imperativo è dare fuoco alla vita, ma non troppo. Si rischierebbe di farsela piacere troppo alla lunga.

Domani pioverà, avete visto?

venerdì 4 settembre 2009

uccelli della notte

Mi state guidando, uccelli della notte.
Mi state guidando su un cumulo di macerie, e sopra c'è una croce.
Mi avvicino e vedo scritto il mio nome in maiuscolo, sottolineato, cancellato.
Si legge lo stesso. e sotto, in piccolo, c'è scritto valoroso.
Ci piace ricordarlo così. Che scrive con l'incombenza di sole 4 ore di sonno prima di un lavoro, che è pur sempre temporaneo, ma che è pur sempre un lavoro.

Non è la mia massima aspirazione l'imbianchino ma senza soldi è tutto buono.

Ho chiacchierato con un caro amico stasera sulla mia situazione emotiva ultimamente. E sono proprio una merda. Le batoste sono sempre dietro l'angolo, l'ho sempre saputo, ma così prepotentemente non avrei mai pensato. Ci sto saltando fuori, ora sto iniziando a respirare fuori dall'acqua. Non mi smentisco mai.

Credo che queste siano le prove che il dio del caso vuole proporci, e che vuole vedere se affrontiamo o no. Se non le affrontiamo siamo le merde. Se le affrontiamo e vinciamo siamo fighi, se le affrontiamo e perdiamo siamo merde comunque, come non aver accettato. Che non è poi così giusto, no?

Fatto sta che saremo sempre pronti di nuovo. D. dice che queste cosidette prove servono a modellarci, a formare quello che saremo nel tempo, a correggere quello siamo, a non essere quello che non dobbiamo essere. Come Demi Moore coi vasi di Patrick Swaize. Senza che ci siamo i fantasmi però.

Modellarci.
Che è poi quello che vorrei fare ogni giornomomentoattimo. Accetterò di doverlo fare da solo. E accetto questa nuova sfida. Con piacere e, una volta tanto, con fierezza.

Perché non tutta la merda viene per puzzare.
O meglio, magari poi la puzza passa.



Alla voce, Ste.

mercoledì 2 settembre 2009

l'aldilà esiste eccome

Credo nell'aldilà, ci sono stato l'altra sera.
Un Lunedì da coglioni, e niente che mi rendesse Leone a causarlo.
Sono scivolato su una lastra di illusione pazzesca. Ammetto lo scivolone, mi rialzo, ridacchio per sminuire la figura, e porto a casa tutti i burattini, tutte le caramelle, tutta la sabbia rimasta nel risvolto dei pantaloni, tutta la fierezza di esserci arrivato a pochissimi mm. Dalla gioia.
Ora posso ridacchiare. E piangere su tutto quello che sarebbe potuto essere. Ma non lo farò. E non lo farà. Ho per fortuna, o purtroppo, imparato ad accettare quello che arriva, tutto.
Non per svogliatezza. Nè per stanchezza, nè per menefreghismo.
Ma perché m'accontento, e se una cosa capisco che non la posso raggiungere, devo, ahimè, lasciarla perdere. Con la complicazione del "non completamente". E' questo non completamente che esplode. E non è nemmeno troppo nascosto. Anzi, nascosto malissimo. Ho pensato potessi essere tutto quello che avevo sempre desiderato. E probabilmente lo sei, non sarei mai stato così pendente stavolta se non c'avessi creduto davvero. Ma non posso pretendere nulla, nessuno lo può fare al mondo, nessuno dovrebbe. Chi sarei io per andare così contro tutte le correnti?
Ci prenderei pure la scossa sfigatello come sono. E in fondo l'hai detto: perché giocarcelo? forse come m'accontento io anche tutti voi vi accontentate di me per quello che a volte vedete.

Avevo solo creduto potessi essere la ragione che ho sempre cercato, e che mi sono accorto poi essere sempre stata li. "Li".
Resterà così per me, per certi versi.
Quei certi versi per cui non lascierò mai all'oblio questa faccenda. I ricordi brutti vanno in un cassetto tutti sparsi, senza nemmeno un elastico a unirne i capitoli comuni. Nemmeno una graffetta. Ricordi, sparsi, appesi ad asciugare all'infinito dentro ad un cassetto. Ogni volta che lo riaprirò per cacciarci dentro altro vedrò fotografie, manoscritti, scontrini fiscali e non fiscali, lettere, vignette, corde, e tanto nastro adesivo nero, vestiti ancora bagnati, cibi ammuffiti, sapori, odori, profumi, aloni di caffè, macchie di sugo, risate, i dentini di quando ero piccolo e i denti del giudizio, il mio diploma, il mio "distinto" delle medie, quei 9 mesi, e queste piccole parole che m'hanno riempito di gioia per così poco.

Sono cascato in una buca di letame, quasi quasi annegavo.


lunedì 31 agosto 2009

Con il cuore foderato del velluto migliore in commercio / Fottuto realismo.

Devo riuscire a scollarmi questa carta da parati di dosso.
Questa casa profuma dell'odore delle solite case che profumano d'arancio, anche al mattino presto.

Eravamo abitutati bene, noi del plurale maiestatis.

E devo riuscire a distruggere le statuette che ho scolpito.
Devo bruciare i quadri che ho dipinto.
Devo far esplodere ogni cassetto con ogni foto. Ogni indirizzo. Ogni ricordo.
Devo riuscire a raschiare tutta la pittura da questi muri. Dai miei muri.
Devo pulire il tavolo.
Devo ridurre in brandelli ogni scatto, foto, ricordi di scatto, e ricordo di foto.

Mantenere il ricordo, ma distaccarlo da me. Come se fosse quello di un altro.

Devo ripulirmi dagli strati. E ricominciare ad essere un omino tuttoimpegnato e tuttosudato.
Rialzarmi, come sempre.

Sono scivolato su un gradino gigantesco.
Sembrava un angelo.

E ne ero così sicuro.
Era presto sul mio orologio, era ancora mattino, ma io ne ero sicuro. Chiaramente. Doveva essere così. Non c'erano ragioni perché andasse diversamente la giornata. Verso sera s'è fatto tutto scuro...è meglio chiudere le ante. Tirare le tende. Chiudere le porte, c'è una contraria che fa spavento.

E quando ho una possibilità che qualcosa vada storto, andrà stortissimo, di merda, a zigzag, fino a farmi sbalzare il cuore fuori dalla portiera dalla mia auto in corsa. Solo quello, solo il cuore. Splech.

E io che lo guardo, li a 1 metro da me, che batte ancora. Ma non nel mio petto. Nel petto di nessuno. Sull'asfalto pieno di sassolini, si farà un infezione se non intervengo velocemente.
Riuscirò a farne a meno. Del cuore.
Umanamente è tutto possibile.
Umanamente sarebbe anche possibile restare morti in terra, o aumentare le dosi.
Mi rialzerò, come sempre, e più forte di prima.
Con la pelle rifatta dopo la scottatura. E il cuore foderato del velluto migliore del miglior negozio di tessuti del mondo.


E con una lega di ghisa a tenermi gli arti.

Non sono esagerato, solo un fottuto realista.





Devo davvero andare via domani. E chiudere tutte le porte delle stanze dove tu hai camminato. Anche se per così poco. Io le tue orme le vedo ancora.

di nuovo posso spalmarmi

..quelli che lo sapevano che finiva così.

Devo smetterla di illudermi.

spalmatemi sul muro. perché io, sarà la vita (c'est la vie) o sarà la merda che c'ho dentro, qui non ci voglio più stare.






Briciole di spirito su pavimenti aridi
ricordi di famiglia sopra i mobili
filosofie accessibili anche a mobili di gomma
respingono frammenti di ragione
si può servirsi,mentendo,di un uomo e guardarlo bruciare?
Lo so,lo vedo e conosco il dolore che lui proverà !
Parole prepotenti camuffate da promesse
dipingono sorrisi sulla rabbia
risposte ripetute 10,100,1000 volte
ammazzano pensieri potenziali
Si può servirsi,mentendo,di un uomo e guardarlo bruciare?

Illusione, Delusione.

domenica 30 agosto 2009

poco da fare, tanto da dire, e una voglia matta di parlare con te

L'inter è proprio uno squadrone.

fatto sta che stasera mi avete disfatto tutti i gomitoli. c'avete giocato. c'avete giocato.
E io che me la sarei voluta tessere da solo ad un certo punto.

E' la vita, è sempre la vita (*) e c'è poco da farci purtroppo. Io perlomeno proprio un cazzo posso farci.
Se non, comunemente e giustamente, adattarmi e affogarci se possibile. Sguazzarci da morirci prima o poi.
Sguazzarci da morirci.
E invece, sguazzo nel nulla. Nemmeno sporgermi di la con dello shopping semi sfrenato facendo 120km A/R, col dubbio che la destinazione fosse chiusa per ferie, hanno placato la storia del sottoscritto.

E' la vita, ma di quelle che ti tengono col fiato sospeso fino a che le porte si chiudono, di quelle che non puoi permetterti tenori maggiori di un regime a Corona Cerveza, di quelle che certe notti con qualche ferita che qualche tua amica disinfetterà, di quelle a tutta birra, di quelle a un cazzo di gas, di quelle sfilacciate, di quelle moribonde, di quelle che puzzano di cassonetti della spazzatura, di quelle che se le tocchi di bruci un pochino i polpastrelli, di quelle che sarebbe opportuno smetterla, di quelle che è difficile vedere un amico e non capirlo più come ieri, di quelle che non vorrei nemmeno pensarci per la paura, di quelle che rifiiuto la vodka ma mi tiro sti pacchi, di quelle che forse la discografia di de Andrè che ho avuto oggi mi aiuterebbe a dormire adesso, di quelle che mi ci vorrebbe un portatile un pelo più performante, di quelle che l'Inter di quest'anno è spettacolare,di quelle che a suon di prosciutto e melone passano le cene d'estate, di quelle che m'è venuta fame, ma di quelle che invece non posso mangiare.

Sto finendo la borsa della lana e mi si stanno consumando gli aghi.
Chi mi finirà il maglioncino ora che io sto per fermarmi?
Chi mi aiuterà a rialzarmi?
Chi crederà nelle mie parole?
Chi crederà nel mio volto?
Chi crederà nelle mie mani?

Non voglio risposte.
Voglio altre domande.

Cercherò le persone con il lanternino d'ora in poi, e smetterò con tutto.
Domani, ora devo lievitare.

Lievitare, e vedere tutto da sopra. Metri più in alto di tutti. Kilometri distante da qualunque cosa, da qualunque negozio o cabina telefonica o connessione wireless o animaviva o serpente o Madonna o Signore o bambine rapite 18 anni fa. Lontano da ogni caso di malasanità al Sud e lontano da ogni nuovo caso di influenza H1N1 al Nord.
Lontano da ogni faccia sgradita, senza rimorsi e pentimenti e ritorsioni. Lontano da io-tu-egli-noi-voi-essi e soprattutto lontano di ogni intruglio verdarstro. Lontano da ogni via trafficata di persone inutil a piedi con lo zucchero filatoi, via da ogni parcheggio troppo lontano, via da ogni sms, anni luce da ogni canzone inascoltabile.

Ma vicinissimo alla cura di tutto.

sabato 22 agosto 2009

La dettagliata descrizione emotiva di un non qualunque mercoledì

Un libro bianco e sta a me riempirlo. Mi serve solo una Bic. Blu, grazie.

Mi sono impresso nelle rocce con i colori di un sentiero.
So di doverlo seguire. Sarebbe rischioso compromettere tutto per fare di testa mia. C'ho già sbattuto la faccia in queste faccende. Vanno sempre a finire male.

Mi allungo alla vita con tutto il sudore della mia fronte, e altro nettare morbido distillato, e altri bicchierini rotti schiacciati.

Ecco il sole splendente,
Ecco la nuvola. Che mi copre.
Ma con la dolcezza di una risata sincera,
con la dolcezza del calore che riappare, e che voglio stia con me.

Ecco il sole splendente.
Eccolo.

Appeso come uno straccio ad asciugare, perdo i liquidi. Nella dolcezza. Degli attimi.

Uomini
Donne
Bambini
Famigliole
Persone

CAMMINATE!
E noi, i soliti mediocri, sempre in marcia.

Ecco il sole splendente,
Ecco il calore che mi riprende per mano, e che so, un giorno, mi riporterà a casa di nuovo.
Al solito, sano e salvo. E più forte di prima.

Eccovi sole e nuvole.
Vegliate voi su di me.

Una volta che ci credo davvero. Non potete tradirmi.
Non ora che ci sono quasi.

Raschiare il fondo non mi è più possibile. Ho già bisogno di un bidone nuovo da riempire. Risparmiatemi dallo sbattimento.
Quindi, quali forze? Quali forze non fisiche mi hanno portato fin qui? Lo so bene in realtà. Ma continuo a chiedermelo per via che ancora non riesco a crederci.

Con, e come, cataste di vite diverse.
E se è vero che fa così freddo li dentro, vorrei tuffarmi. E non pensare a nulla, in barba ad ogni buongusto e ad ogni conseguenza, buona o cattiva.
E nell'immediato esplodere, contagiando chiunque con la mia gioia.
L'ho trovata nel sudore al vento, di nuovo in barba.
Esiste la gioia nel freddo dentro?
Ascuigherà tutto questa aria gelida?
Toglierà ogni macchia?
E ogni odore? Gli Aloni?
I profumi?

Saremo tutti di nuovo noi stessi, un giorno o l'altro. E uniremo ogni percorso.
Ne saremo capaci?
O faremo franare di nuovo tutto a valle?
Voleremmo liberi, lasceremmo solo la nostra ombra sfuggente sugli occhi di ognuno.
Lasceremmo milioni di braccia con la pelle d'oca.
Lasceremmo sguardi e contorni confusi.
E nessuno capirebbe.
Ma tutti riderebbero di noi. E di loro stessi.
Nessuno capirebbe.
A kilometri di distanza sarebbe comunque tutto uguale a prima. Non ci sarebbe paese che mormora disposto a questo.

Personalmente, sarebbe come se fossi seduto sul tetto del mondo. Sarei il solo a pensarlo.
Ma sarei felice così.

Lascio il tedio per altri giorni. Non ne ho bisogno oggi. Non ne ho bisogno.
Non ne ho bisogno.



Grazie. a voi. e a te.



mercoledì 29 luglio 2009

l'odio procura solo altro odio- Episodio 2: il dubbio

[...]Ahah. macché, mi sono sempre reputato un bravo ragazzo in mezzo a una mandria di scapestrati. E cocainomani, e figli di papà. Un filo di colore diverso su una maglietta tinta unita. Vorrei fare grandi cose, ma mi continuo a tirar giù nel vortice.

Vortice o non vortice dobbiamo lasciar perdere. Io ho sonno e tu sei stanco. Continuiamo un altra volta.

Abbiamo tutto il tempo che vogliamo.[...]


rieccoci qui.

vorremmo fare grandi cose tutti noi, chi non le vorrebbe? dal vincere 100 mila milioni di miliardi di soldi per farci la bella vita. A parte che per la bella vita basterebbe mooolto meno. Io ho poche pretese.

Io no. Io voglio tutto il possibile. Voglio tutte le droghe, voglio tutte le donne, voglio tutte le automobili di lusso, voglio la cocaina, voglio l'alcool e dimenticarmi di avere un fegato, e un cuore. Chi s'accontenta gode così così, A ME PIACE LIGABUE.

ma che cazzo dici. se l'hai sempre odiato.

sono il contrario di te. cerco di convincerti che lo sbagliato è il giusto, capiscimi. è il mio mestiere.

In 1997Fuga Da New York, Iena Plinsky cercava di salvarsi la pelle, e il presidente. Io voglio preservare la mia reputazione e farne conto a me stesso. Credo mi darebbe fastidio se mi piacesse Ligabue. I Luciano che conosco non sono ste granché. A prova di questo.

Non puoi ignorarmi.

Eccome se posso.

E se ti sbagliassi di brutto?

Sbaglio su tanto, quasi tutto, ma non su questo. Avrei perso la ragione evidentemente.

Forse ti adatteresti.

Una persona amica si definiva "felicemente inadeguata". Prendo in prestito e "faccio mio" in qualche modo. E' concesso "altro io"?

Certamente, il Dubbio ci accompagna comunque, non dimenticarlo. S'è spento, riaccendilo, stai perdendo i colpi.

Stavo scrivendo.

Scrivi cazzate, renditi conto anche di questo, te lo dico io che sto sulla spalla sinista.

Ma cosa vai dicendo. Non distogliermi, non è semplice, niente è campato per aria. E' tutto qui dentro. (pum pum cuore che pompa e testa che contiene)

Sei seduto sul mondo e lo sai solo tu. E' indice di autocommiserazione o presunzione o ingenuità?

Tutte e 3, ma con coscienza. E tutto bilanciato in modo che la bicicletta pedali comunque. Anche se a volte il cambio Shimano fa le bizze.

Ricorda. Ogni cosa è relativa, anche tu.

Quanto hai ragione. Come darti torto? Nessuno però è perfetto, anzi la maggioranza fa schifo. Siamo tutti dei mendicanti. Cosa cerchiamo?

Cerchiamo la via più breve. La più facile. La meno trafficata. Quella con meno curve pericolose.

Ma prendiamo la patente A, o perlomeno cerchiamo di farlo. Lungi dall'essere non pericoloso. Ergo la via non è quella più semplice. Ti sbagli di brutto.

IO NON SBAGLIO MAI.

?




martedì 28 luglio 2009

l'odio procura solo altro odio- Episodio 1: vortici.

Mai odiato? Non l'ho mai fatto, di fatto, mi pare.

Come no? Sempre a pensare che comunque ero sempre io a dover aver ragione su certe cose alla fine. Non stiamo parlando di odio razziale, quello non m'ha mai toccato. Uccidetemi se.... - L'odio verso l'odio. Ne vale la pena?

Ne è sempre valsa la pena.

Sicuro? il fatto di stare dove stai tu, dove sto io, ci ha sempre contraddistinto per la personalità diversa, ammaliante, abbagliante, e comprensiva, e a volte anche intransigente.

Intransigente?

Si, intransigente, odiare l'odio. Buffo. Stranissimo, ci pensi? Odiare per l'odio di altri. Mangiarsi il fegato per l'altro, chi te lo fa fare?

Perché è naturale, avere anzi CERCARSI i nemici. Ed è giusto.

No credo sia giusto accettare e curare e cullare e coltivare, ma credo sia una stronzata farsi abbindolare da inutili giochi di parole tra giochidipersone. Tutto attaccato. Persone che sono solo involucri e niente più. Involucri di carta di pessima qualità. Involtini di cocaina e pseudorazzismoignorante. Arrivare, toccarli, capirli, delinearli, e molto probabilmente perderli per via di un ingresso che non porta in altro dove se non ad una uscita. Questo credo, indifferenza. Non odio. Indifferenza.

[state assistendo ad uno scontro tra personalità? Naaaa, è solamente un analisi attenta dei 2 angioletti, uno sta sulla spalla destra e predica il bene, l'altro è quello cattivo, destra e sinistra è puramente casuale. Ho sentito di gente che li ha presti sul serio]
[poi però alla fine si perdono anche loro, partite coi presupposti giusti]

Questo è comunque un confondersi nella melma, non è quello che hai sempre cercato di evitare?

Eccome, e continuo a farlo. Però non mi perdo il ruolo di Testimone, sempre. Per ridere di ogni gioco di parole e giocodipersone. Per vedere ed avere la sottolineata presunzione dell'omniscienza. E riderne all'occorrenza.

Che sbruffone.

Ahah. macché, mi sono sempre reputato un bravo ragazzo in mezzo a una mandria di scapestrati. E cocainomani, e figli di papà. Un filo di colore diverso su una maglietta tinta unita. Vorrei fare grandi cose, ma mi continuo a tirar giù nel vortice.

Vortice o non vortice dobbiamo lasciar perdere. Io ho sonno e tu sei stanco. Continuiamo un altra volta.

Abbiamo tutto il tempo che vogliamo.


venerdì 24 luglio 2009

STOP SMOKING!

già già. non che mi senta Dio ora, però un po' si.
E no, non sto diventando straight edge, adoro troppo la carne. Ora più di prima.
Smettendo di fumare scattano milioni di altre molle. Altri milioni di sorrisi a dente storto, altri milioni di post it dove segnarmi milioni di cose che ora posso fare.
Tipo mettermi in regola. In ogni senso.
Razionalizzare tutto.
Perdio, non voglio prevedere il futuro, semplicemente correggere ciò che deve essere corretto. Ora o mai più. approfitto dell'occasione e della botta di vita.
Sistemeremo tutto quanto.
Ogni giorno un pezzettino, costruiamo castelli, altre torri, altre cunicoli, altri mattoni, a ruota libera e naturalmente. Vivace. Voglioso. Valido.
VVV.

Per carità, ho smesso di fumare da 4 giorni, ma sono così carico di questo che non credo ricomincerò mai più. Ed ora me lo chiedo: perché ho fumato 6 anni? non che sia un'eternità di tabagismo, caspita, in fin dei conti è roba che brucia in bocca, e pure senza sapore di fatto. se si trucca, la faccenda è ben diversa e la tabaccanza è irrilevante rispetto al contenuto energetico della barretta.

ma la sigaretta sola nuda cruda incartata? nulla ha, per dirlo sardo. se non il diavolo dentro che te ne fa fumare un altri migliaio prima di accorgerti che forse sarebbe più figo lasciar perdere.

Devo perderne altri 7, di chili. Poi, forse le cose saranno a posto. Fegato, sangue, lingua gonfia, apparecchioaidenti, e tutto il resto. Forse potrò iniziare di nuovo alcune cose, e iniziarle col piede giusto. Così come sarebbero veramente.

Come siamo veramente?
il brutto è che non lo capiamo finché non ci accorgiamo di aver sbagliato fino a quel momento.

No?


giovedì 16 luglio 2009

Scriviamo e viviamo emozioni, una al giorno, come medicine.
E non c'accorgiamo che ci stanno dominando.
E saremo succubi, un giorno, di noi stessi e delle nostre pastigliette.
Dormiamo sonno tranquilli, l'uomo nero non ci prenderà stanotte.

Saremo succubi di ogni semplice colpo al petto, di ogni parola.
Diagnosticheremo tutto, una malattia per volta.

Posso solo guarire.
E smettere di far grattare i miei dischi, spegnendomi ogni sera più tardi.
E rifiorire ogni nuovo giorno.
Fiero di essere al mondo.
Con tanti buchi ma senza chiodi a cui appendermi.

Sapienza. e nient'altro.

lunedì 29 giugno 2009

riaccendiamo le candeline

devo approfittare del sonno.
e quindi della ragione, per esprimemermi appieno. al pieno delle mie capacità, appena possibile. furbo e distaccato e lesto nel cogliere l'occasione. l'occassione fa l'uomo ladro ma i ladri ce la sanno lunga, mica ci si improvvisa ladri. che se ci si può improvvisare ladri ci si potrebbe anche improvvisare guardia. e giocare ma con le pistole vere. sono appiccicato a guardare film, polizieschi e non, con tanta cocaina in ballo o con tante armi in ballo, figli di puttana e bla bla bla e sbirri e bla bla bla, quindi perdonate eventuali scurrilità hollywodiane. sono spostato nel ritmo di vita, e non ho, pare, più niente da dire. sono sotto a troppe coperte, sotto ad una routine sbagliata. la cassa integrazione mi sta spaccando. a parte fare, anzi improvvisarmi, imbianchino la mia vita è un susseguirsi di emozioni pari a -3, a parte la vicina che ci prova, credo, niente è motivo di dire yeah. tranne che credo approfitterò del volo per berlino a 10€. e tutto dura sempre meno. e mi duole ammetterlo ma è principalmente per scarse disponibilità monetarie. I SOLDI SONO FINITI!. e se lo dicono i Ministri, checcazzo.
insomma pare abbiamo ragione i Ministri.

non credete?


frase del giorno: canta che ti passa, paisà.

lunedì 18 maggio 2009

mi sento di ridere

DENTRO di me sento di ridere. Perché alla fine sono ancora vivo. Perché fin'ora ce l'ho fatta egregiamente. Perché sono cresciuto in un posto di merda senza diventarlo una cosa fatta di merda. Perché posso permettermi di sentirmi seduto sul mondo, e mi va bene che lo sappia solo io. Non me ne frega un cazzo di nient'altro.
So che ho degli amici. E me li tengo così stretti che forse a volte si vede e traspare che li amo come fratelli. Nonostante qualunque cosa.
E mi sento di ridere di tutto il resto. Di due tette più grosse della mia testa, ognuna. Del fatto che ho deciso di diventare una rockstar. Ma di quelle imboscate. Di quelle furbe. Di quelle che non sputtanano tutto in cocaina e fighe. Di quelle che vivono di musica, di passione. Di quelle che raccontano l'amore per la terra, l'amore per gli amici, per la propria famiglia. Nonostante si sentano d'essere stati inseriti erroneamente.
Cosa e come sono veramente? Sono sfere? sono bolle? sono fiato? sono saliva? sono vivo? sono morto? imparerò davvero a suonare il pianoforte? sarò capace di meritarmi una donna? diventerò mai così inutile da non meritarmi nemmeno la vita? sarò all'altezza?

sono fiero d'esserci arrivato qui e di aver capito che nella vita bisogna controsterzare.
Senò il tuo culo se ne va.
E io ci tengo tuttosommato.
A ridere ancora.
Sono stufo di bruciare lento. A piccolissime dosi. Si sa mai che poi mi piaccia.
Fatto sta che certa gente non può aver certe tette.

lunedì 11 maggio 2009

santiddio



24

fanno 24.
senza infamia e senza lode.
ce l'avevo in testa da un po' questa.
sono le 2.42 e non mi va di dormire. come non m'andrà di svegliarmi poi.

24 anni fa esatti e non accorgersi di nulla che possa cambiare la vita.
il colore viola.
la mia di vita in questo caso. nulla è cambiato come alla stessa maniera tutto è cambiato.
iniziare a vivere è abituarsi e adattarsi a capire. e che capire è accettare. vivere spero sia tutt'altro. lo credo con tutta la forza che vivere sia altro. e vorrei avere la voce blues per cantarlo. ed essere nero magari. beh chiedo troppo a questo punto della mia vita.
24.
A voler avere rigore starei mesi.anni.una vita.o pochi minuti a pensarci. non importa. il rigore e la retta via sono perse.
non voglio precisione nelle cose.
voglio le cose.
anche i dannati hanno un anima. non credo troppo alla dannazione e, se esistesse, sarebbe tollerabile all'inferno.
ingurgito after eightS.
e io che me ne resto tra cavi usb e film su quanto sia figo scoprire che esiste ancora ciò per cui sempre hai vissuto. viviamo per sperare di fatto. quindi mi sta bene tutto. vivere è accettare lo ripeto.
24.
il bacio di mia sorella.
24.
un buon bicchiere di vino con la mia famiglia.
24.
le margherite che ho raccolto con la creatura pià significativa della mia vita.Camilla.Ha 2 anni e mezzo e la amo più d'ogni altra cosa.
Affronterò un altro anno come un altra cosa sbagliata a priori?
probabilmente si.
anche se ho toccato un pochino del mio cuore con le mie dita.
se speri.
vivi.

domenica 3 maggio 2009

ciuffetti nel duodeno

buonasera.
torno dopo tempo. e ne sono successe di cose.
una sopra le altre.

inizio infondendo una bustina VanigliaLampone in una scodella d'acqua bollente.
sono passati 3 minuti?
rimuovete la bustina.
e bevete questo nettare di felicità.
aspettare prima di bere.
scotta.


Infondo me stesso
in fondo a me stesso.
per evitare di affogare bevo.
così da assomigliare a qualcosa che allora forse potrebbe lasciarmi stare. lasciarmi vivo.
ci provo.
anche se non so quanto potrò sfruttarla.
non so per quanto durerà.
non so so se sarà.
raggiungere lo stato liquido.
sarebbe geniale farlo a piacimento. on demand.
per evitare tutto.
essere fuoco. e bagnare. e asciugare. e assorbere.
fuoco. acqua. aria. terra.
essere tutto.
essere uno.

e rimanere tale che niente mi possa intaccare, contagiare.
le vie aeree non esisterebbero.
non esisterebbe malattia. non ci sarebbero inutili allarmismi e fobie da pandemia.
cambiare stato. e farlo al silenzio.
per paura.
per difesa.
per vergogna.
per necessità.
sparire senza proferire parola. nessuna parola. milioni di antenne ti ascoltano.
ed emettono aria malata. ci scoreggiano nell'aria e non ce ne accorgiamo.
e respiriamo. sempre. altra aria malata. e la paghiamo. e la pagheremo.

l'ho visto da lontano com'è l'orizzonte che sparisce.
l'orizzonte sparire.
desiderarlo. e non averlo mai.

ne accendo ancora una. perché non è mai abbastanza.
lampade. e sigarette.
illumino
appago
annebbio
e sento rumori dei quali non capisco la sorgente.
come non avere l'equilibrio.
di nuovo sparire. per evitare di saperlo. per evitare di tangerlo questo orizzonte che cerco.
Willy il cojote quando ha ucciso BeepBeep, perché pochi lo sanno ma alla fine ce la fa, ha smesso di vivere.
Parto con questo pressupposto.

sorseggio e cambio sapori.e odori di questa camera che racchiude ogni cosa, per ora per me.
non cerco altro. voglio solo infonderne altro di questo nettare.
e sperare che qualcuno recepisca.
in fondo.
siamo nati per sperare.

venerdì 10 aprile 2009

sono le 1.56

e fuori c'è una luna, che vista da dentro sembrano le 7 del pomeriggio, o le 7 di sera, come preferite, ma di quando c'era l'ora a -1.
nella stanza accanto russano. probabile dormano bene. i miei.
sembra che la terza età gli abbia portato un grande giovamento.
sarà l'essere nonni.
o sarà che santiddio non uso più le maiuscole quando vado a capo.
Sarà che la pensione porta tranquillità-Soprattutto gli arretrati. Ai miei.

Sono 1.56. No cazzo ora sono 1.59.
E io c'ho una finale da giocare. A PES-

E 2 stipendi da recuperare.

venerdì 3 aprile 2009

scriverei

scrivere che ho molto da raccontare, ma non un finale con cui concludere.
Scriverei che stasera ho bevuto forse troppo.
E scriverei che forse è per quello che scriverei.
Scriverei di quanta pioggia sta piovendo.
E scriverei di come tutto questo plachi il cuore di tutti, che invece di venire a bere stanno a casa. A piovere come piove fuori.
Scriverei che ho tanti bisogni.
Fisiologici e soprattutto non fisiologici.
Direi fisici.
E direi mentali.
Scriverei che mi voglio dar da fare. ORa lo farei, ma domani?
Che sarà del "me" ora. Tra 2 ore dormirò. Forse anche tra meno. E questo sarà sparito. E domani avrò voglia di fare altr, come al solito.
Scriverei che vorrei imparare a fregarmene di tutti i problemi, anche dei più semplici.
Scriverei che bevo meno caffè.
E lo scriverei per dire che basta così.
Scriverei che però fumo di più. Ma scriverei anche che bevo meno.
E alla fine si bilancerebbe alla stessa maniera, tutto sarebbe comunque a bolla. Bello dritto. No svergolo. Dritto.

Scriverei che ogni cosa che bevi te ne regalo una uguale è tanto figo quanto pericolosissimo. Prendo uno mi date due. Cioè è troppo innovativo. Mossa perfetta per vedere la gente star male. O tornare a casa e aver bisogno di tisana, tipo.
Scriverei a mano.
Adorerei scrivere a mano, ancora. E lo dico perché è tanto che non do sfogo alla penna. :) non è una metafora.
punto
.

giovedì 2 aprile 2009

fascisti serviti. e riveriti.



spero TUTTI RIUSCIATE A VEDERE E FAR GIRARE.
non esiste.
il fascismo a questi livelli, subdoli e bastardi.

non esiste modo per sottolineare la rabbia che ho addosso.
Mi ha fatto passare il sonno.

Dovete sparire.
A costo di fare a meno di tutto spero di poter aiutare a farlo.
Sparite.
Codardi.
Merde.
Borghezio. Mioddio. Borghezio ma capite? B O R G H E Z I O!
con 3 milioni di italiani la LEga E' IL TERZO PARTITO IN ITALIA! L A L E G A!

sempre peggio.
giuro che potrei davvero fare a meno di tutto pur di vedervi sparire.

Mi sono iscritto al sindacato.
Ora assoldo qualcuno.
Poi parte la lotta armata.
tiè

mercoledì 1 aprile 2009

ecco che inizia

Eccoci, a casa. Obbligatoriamente. Senza vedere un tolino, neanche nella fontana nella quale li ho buttati fino ad ora.
Essere nella merda profumata risulta strano e appagante se vogliamo. Ozio totale. Per ora. Forse mi merito un po' di riposo nonostante tutto.

Il cd è praticamente finito. E le prove non ricominceranno fin a settimana prossima. Quindi ho ogni sera libera. Devo trovarmi una donna con cui uscire la sera. Anche solo per farmi compagnia. Non a pagamento magari. :) Voi donne disposte?

Essere nella merda e sentirle l'odore un pochino alla volta.
E continuare a far finta di niente. Tiè al sistema.

Niente musica.
Silenzio in aula.
Devo deliberare.

Giudice santi (muschi e..) licheri. (n)

giovedì 26 marzo 2009

tutto insieme

finalmente so cosa significa avere tutto, e averlo subito.
c'è voluto un film, un capolavoro.
il favoloso mondo di amelie.

e a volte capire che davvero, accompagnando con Yann Tiersen, le cose possono essere più facili e allo stesso così complicate.

Ci sono più connessioni possibili nel cervello che atomi nell'universo.
E chi lo sapeva.

Parte il fiume.

Quante coppie in questo momento stanno avendo un orgasmo?
E vi giuro che me lo sono chiesto davvero, e parecchie volte.
Non per desiderio, ma per pura e semplice (per quanto lo possa essere) curiosità.
Spingersi.
In la.
Dove l'amore esiste davvero.

a volte credo mi piacerebbe vedere le cose così.
E non pensarci. E così facendo cercare di risolvere le cose. Non pensare che domani tolgo un altro dente del giudizio, e Dio solo sa se è l'ultimo. 3/4 e domani facciamo 4/4. Poi basta.

Yann Tiersen.
Di nuovo.
Capire come si possano spalancare tutte le possibili vedute.
Ora so.
Di dover sfruttare ogni movimento, ogni sguardo, ogni mano che mi tocca, Ogni sorriso, ogni non sorriso, ogni chiacchiera, ogni momento, ogni stretta di mano, ogni sms, ogni messaggio di apprezzamento, ogni porcone contro questo cane di mondo cane, ogni lettera, ogni mania, ogni ossessione, ogni volta che dico buongiorno a mia mamma e buonanotte a mio papà, ogni tocco sul pulsante che alza il volume, ogni film che ho visto fin ora, ogni volta che potrei venirvi a trovare, ogni regalo, ogni natale, ogni parente, ogni amico, ogni sigaretta, ogni tazza di tè, ogni infuso alla menta con il miele, ogni bicchiere d'acqua, ogni volta che non mi ci sono perso, ogni volta che invece mi ci sono perso, ogni problema di matematica, ogni cd masterizzato, ogni cd prodotto, autoprodotto, ogni risata, ogni abbraccio, ogni concerto, ogni prova, ogni sala prova, ogni fratello, ogni sorella, ogni parola, ogni banconota toccata, ridata, piegata, unita con lo scotch, ogni posacenere dove ho spento una sigaretta finita, ogni pieno alla macchina, ogni sclero, ogni amore vero, ogni amore finto, ogni volta che penso al fatto che ho voglia di fare l'amore, ogni volta che mi chiedo ogni perché di ogni cosa del quale uno possa chiedersi il perché, ogni mattina al lavoro e di come mi addormento sempre, ogni caffè bevuto, e offerto, ogni birra, ogni scazzo, ogni cavillo, ogni fotografia, ogni pagina del moleskine, ogni giorno che non ci scrivo, ogni volta che uso il filo interdentale, ogni chiacchierata, ogni volta che sono felice perché il giorno dopo potrò dormire un poco di più ma andando sempre a dormire più tardi, ogni canzone e disco ascoltati, ogni film visto al cinema, ogni singolo download, ogni volta che ho detto di no a facebook (tranne ieri, ma non completamente), ogni pensiero triste, o meno triste, ogni volta che penso che dovrei smettere di fumare, o di scrivere, ogni volta che voglio prendere appunti perché so che mi dimenticherò, ogni cosa che ho tagliato con le forbici, e di come ora dovrei unire con lo scotch (come le banconote) parecchi pezzi di vita, e di pensieri, e di parole, e di opere, e di omissioni, e ammissioni.
Non è un caso.
Nulla.

Non ho mai smesso di credere in Dio. Ho solo smesso di frequentare l'ambiente.
Se esisti, per piacere, non scambiarmi le pantofole con un paio più piccole.
Non farmi esplodere le lampadine, o invertirmi le maniglie delle porte.

Ti prego di non fare nulla di tutto questo.
Ho solo bisogno di altro tempo. Solo un altro po'.
Altro tempo, altro spazio.
Di nuovo, non per desiderio, ma per volontà d'amore. Per scovarti. Non è un errore di battitura dove la V di scovarti possa essere confusa con una P.
No. Nessun errore.
Scovarti.
Quant'è vero che ho scritto così tanto in così poco tempo.
Quant'è vero che voglio scrivere la mia anima nella tua (questa l'ho già scritta da qualche parte).
Quant'è vero il bruciore di stomaco ogni giorno e ogni volta che ci penso. Ma anche se non ci penso.

Solo ho bisogno di fondermi ancora, prima di impazzire, prima della fine, prima che sapere l'inglese non servirà a un cazzo, prima che mi accorga di altro che possa distrarmi, prima di lasciare il mio spazio, prima che arrivino le cavallette ad invaderci.

Prima di tutto quanto.
Esistere.


E iniziare a collezionare fototessere.

giovedì 19 marzo 2009

mondocane

19 marzo. -2 alla primavera. e non sentirla.
fa così caldo che sto a maniche corte ora.
e la sera fa comunque e sempre così freddo.
naturalmente il sole se ne va. e lascia spazio alla non luce. che buio non è.
perché quello sta qui, con me.
e non mi lascia. nonostante il periodo sia di quelli "felici". perché le cose tuttosommato vanno. lisce addirittura, a volte.
però la vita sul filo ha parecchi contro. e pochi pro.
e i contro sono una merda. perché non ti aspetti le cose quando capitano.
e c'è da dire che questo accade sia nel bene che nel male. sia nei pro che nei contro.

sono in preda alle peggiori visioni. alle peggiori prospettive. al peggior futuro.
e la cosa drammatica è il non poterci far niente. se non farsi da parte e lottare segretamente. senza che mi vedano, senza che sappiano, senza che immaginino.
No, non spaccio cocaina. La lascio tutta per gli altri. Fottetevi il cervello voialtri. Io continuo a strisciare al bordo della strada. A sporcarmi le mani.
A dormire poco e a svegliarmi presto. Quando non mi addormento.
Continuo a non girarmi indietro. Continuo a non voler aspettare troppo. Se non quando devo decidere.

Cerco solo serenità, trovo soltanto cose che mi lasciano davanti una fotografia scattata anni prima, e mi dico che effettivamente eravamo ed eravate diversi da ora.
i pro e i contro di diventare diversi. di cambiare. di crescere. o di regredire.

23 anni, quasi 24, e un futuro da 14enne in vista. apparecchio trasparente.
così forse riuscirò a continuare a fare tutto di nascosto lo stesso.

23 anni, e come al solito, non sentirli.
invito TUTTI a leggere QUI.
Forse ora le cose, forse ripeto, saranno più chiare a tutti.

pezzidimmerda.

martedì 17 marzo 2009

i soldi sono finiti

Come dicono i Ministri.
Ma stavolta sono io a dirlo. Anzi che ve lo urlerei in faccia se potessi, a voi stronzi. Fatto sta che io se Dio vuole domani mi sale lo stipendio di GENNAIO (!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!). Si, Gennaio. e si, ora è il 17 Marzo.
Strano direte voi, gli stipendi, beh di solito arrivano. Invece no. Non qui. Non dove l'essere un po' pezzettini di merda è di casa, dove c'è merda c'è casa.

E tutto questo mi fa solo venire voglia di starmene a casa. A finire la copertina del cd nostro. A iniziare a farmi seriamente i cazzi miei. Senza capi, senza capetti, senza stronzetti che ronzano, e fanno sempre la parte del più forte (anche se l'unico col quale non è veramente nulla di strano è proprio il mio capo, bene così). Non importa se non pigliamo i soldi, io mi devo tutelare e si vengo ai sindacati, no anzi spetta, poi magari perdo il posto perché se chiudono la ditta e la riaprono mandano via prima i rompicoglioni, io no non me la sento, no a me va bene così, e ma tu stai coi tuoi ancora, vedrai cosa significa avere una famiglia da mantenere, il lavoro ti serve per forza, non puoi rischiarlo mettendoci la faccia in queste storiacce.

MA ANDATE A CAGARE.

Cioè, non venitemelo nemmeno a dire. Voi proprio voi che predicavate che fosse tutto solo ed eslusivamente un nostro diritto come lavoratori di percepire uno stipendio e di rompere i coglioni in caso questo non arrivi. E non arriva, quindi bisogna rompere i coglioni.
Forse non serve a niente, forse il sindacato è tutta una merdata, però è l'unico sistema di tutela che ci sia venuto in mente...quindi, santiddio, perché?
Perché avete paura. Di metterci la faccia. Di dire le cose come stanno, e di dimostrarlo, senza paura di restarne fuori, perché se resto fuori vi spacco la faccia. Senza paura. E a testa alta.
Perché io non lavoro gratis per nessuno (a parte qualcuno si ok).
E io di farmi il culo e di arrivare a 24 anniquasi, senza un lavoro, senza un euro per fare gasolio, senza una base solida, non c'ho voglia. E come me credo nessuno.

Nessuno credo e spero abbia così voglia di fare qualunque cosa sapendo già di partenza che non servirà ad un cazzo. Ma non che sia un'intuizione, che sia proprio un dato di fatto, che io arrivo in ufficio e so di non avere niente da fare. Ed è frustrante saperlo in anticipo, perché è come un po' come sapere quando e di cosa morirò, e dove probabilmente. Dico io lasciateci a casa in cassa integrazione almeno, forse 2 tolini almeno li prendiamo.

Credeteci poco.
Impegnatevi di meno.
Crescete consapevoli.
Che tutto fa schifo.
E che chi fa i proprio interessi nella maniera peggiore, è sempre quello che ci guadagna.
A scapito di un onestà che non esiste più.
A scapito di una lotta che nemmeno esiste più.
A scapito di una vita da vivere che non si basa sull'impegno nelle cose, ma nel maggior rendimento economico che queste possano dare.
Sono sempre soldi.

E stanno finendo.

mercoledì 11 marzo 2009

che sia la volta buona che smettiamo di fare i cretini?

Il proibizionismo compie un secolo: appello-provocazione di 500 studiosi
A Vienna il summit Unodc. Il direttore: "Nessun paese sostiene questa posizione"

"Droga libera, potrebbe convenire"
la sfida degli economisti all'Onu

di DANIELE MASTROGIACOMO


ROMA - Rischiamo di perdere la guerra contro il traffico della droga. Forse è già persa. Lo pensano in molti. Adesso un rapporto della Brookings Institution, supportato da uno studio dell'economista della Harvard university, Jeffrey Miron, sottoscritto da 500 colleghi, sembra arrendersi alla realtà e invita il mondo a cambiare rotta. E se si liberalizzasse la droga, se si strappasse ai cartelli dei narcos il ricchissimo fatturato e si usassero gli introiti per rafforzare i controlli, le prevenzioni, la lotta alla grande criminalità?

La proposta è una provocazione. Proprio nell'anno in cui il proibizionismo riguardo le sostanze stupefacenti compie cento anni. Ma è una provocazione che nasce sull'amara constatazione che la battaglia condotta negli ultimi dieci anni ha portato a risultati deludenti. C'è sempre più droga in circolazione, è cattiva, è pericolosa per la nostra salute; il fiume di denaro è impressionante.
Se il business dei narcotrafficanti rappresentasse il Pil di uno Stato si piazzerebbe al ventunesimo posto della scala mondiale: subito dopo la Svezia. Parliamo di un fatturato di 320 miliardi di dollari l'anno. Di fronte ad un trend che s'impenna, nella recessione planetaria, esistono i rischi di inquinamenti, interferenze, di condizionamenti delle politiche degli stati e della stessa finanza internazionale. Il caso della Guinea Bissau, ormai diventata il nuovo terminale del traffico internazionale di cocaina, è eloquente. Non si uccidono in meno di 24 ore il capo di Stato maggiore delle Forze armate e un presidente senza la complicità di lobby e cartelli che gestiscono un business miliardario. La proposta dei 500 economisti britannici e statunitensi approda sul tavolo dell'Unodc, l'ufficio della Nazioni unite contro la droga, in un momento delicato. Da stamani per una settimana oltre 50 paesi si riuniranno a Vienna per mettere a punto la strategia del prossimo decennio. Siamo ad un passo da una svolta storica?

"Assolutamente no", nega a Repubblica il direttore generale dell'Unodc, Antonio Maria Costa. "Il tema è stato sollevato, ma non c'è alcun paese che lo sta sostenendo. Sono stato io a sollecitare una presa di posizione. I risultati ottenuti finora non sono sufficienti. Ma pensare alla liberalizzazione delle droghe come una soluzione alternativa sarebbe la fine, verremo sconfitti". In un documento di 22 cartelle, l'Unodc lancia la sua proposta: non si tratta di scegliere tra salute (controllo della droga) e sicurezza (lotta alla criminalità). Bisogna agire su entrambi i fronti. Ma il rischio che la ricchezza prodotta dalla droga finisca per colmare la povertà dell'economia legale è altissimo. Alterando i mercati, condizionando politiche, comprando voti, elezioni. Potere. La sfida è titanica. La posta in gioco decisiva.






da www.repubblica.it






mah che ne dite?
che sia la volta buona?

e che sia buona senò non ha senso. :)

giovedì 5 marzo 2009

ACAB

io giuro che le palle le ho piene di queste stronzate. sbirri di merda. i piedi in testa. i cortei antifascisti a manganellate, quelli fascisti (con tanto di pezzodimerdapretefascio) niente. 57+ arrestati antifa, 0 arrestati dei fasci.
Io giuro che così non ci sto più dentro.
Niente è giusto. Niente è ponderato.
e soprattutto, gli sbirri pippano troppa cocaina.


Corteo antifa 28 febbraio bergamo from armadiettopaciana on Vimeo.


TOTALMENTE ACAB!

mercoledì 4 marzo 2009

looks like we finally made it

this time we finally made iiit!
oooh finalmente direte voi dopo mesi e mesi passati sulla strada, mesi e mesi a dire che ci si scioglie come ghiaccioli d'estate, nelle nostre bocche le parole sono risuonate più e più volte: registriamo, suoniamo e salutiamo.

punto 1 completato. accomplished.

e adesso siamo di nuovo a cavallo. ma non stiamo giocando a cricket o come cazzo si chiama. che poi cricket sembrano delle patatine stracroccanti.
croc croc croc

per te non è cambiato un cazzo invece. Di nuovo, nonostante sapessi moolto bene, non ti sei fatto sentire. Ufficialmente non ti sbatte niente di 9 anni. Ed è stata anche la tua vita. 9 anni della tua vita e dimenticarsene perché il giorno dopo devi lavorare. Io sto lavorando. E a letto c'ero alle 1.57.
1.57, e stamattina 6.45. E neanche una piega. Cioè si piegato a manetta, ma fiero di riuscirci ogni volta.
E non così coniglio.
Così stronzo.
Così che santiddio siamo amici da una vita e questa faccenda mi ha totalmente fatto cambiare idea. La goccia che fa traboccare i miei occhi, e pensa che sei tu ora. E pensa che in tutti questi anni di cantare questo pensavo un po' avessimo capito tutti. Tu no. A te ora frega un cazzo.
Non devi giustificare nulla. Nulla. Niente. Zero.
Mi è stato sufficiente capire che per te non c'è stato nulla da chiarire. E invece si. Si che è da chiarire. Non si può suonare in una band per 9 cazzo di anni (non 9 anni a caso, 9 anni che per me sono stati tutto, e niente evidentemente per te), decidere di registrare per mettere nero su bianco per noi e per tutti, essere gasati e belli lanciati, e non venire in studio; non farsi sentire; non chiedere come sta andando; non essere sinceri e dire che non te la senti; non essere sinceri.

Sincerità. Mi baso sulla sincerità.
Se per te i problemi sono essere PRODUTTIVO (che termine che non vuol dire un cazzo) la mattina dopo, e non riuscire a sacrificare 1 SETTIMANA DELLA TUA VITA, anzi anche meno se vuoi. 4 CAZZO DI GIORNI DELLA TUA VITA; beh se per te i problemi sono questi (e ti becchiamo pure a cazzeggiare in giro, cosa che invece potevi venire con noi) allora son "contento per te", e per me che non continuo così.

Come Mazzarò. morirete te e la tua roba. E io non crederò ai miei occhi (taac, ironia sottile). Che ogni cosa accumulata, poi, non ti servirà a un cazzo. Nemmeno il tuo account facebook. Nemmeno il tuo lavoro esasperato da elettricista YESWECANWORKONSUNDAY,TOO. Nemmeno l'accumulo, e nemmeno come ripeti ogni volta l'ultima parola della frase. Della.

Lavora
Produci
Perdi amici

Non oso pensare se a quell'elenco aggiungessi anche "BIDONARE L'ULTIMO CONCERTO", perché li davvero per la prima volta nella mia vita mi e ti farei del male.

Se mai leggerai, spero tu possa riflettere perché, e tu non l'hai capito, vuoi dire un sacco meno di prima per me.

domenica 22 febbraio 2009

all'origine dell'omicidio forse la gelosia nei confronti del papà

Usa: a 11 anni uccide la fidanzata del padre, che era incinta. Poi va a scuola

Il delitto a Wampum in Pennsylvania. Il bambino ora rischia l'ergastolo

La casa del delitto (Ap)
La casa del delitto (Ap)
WAMPUM (USA) - Ora rischia il carcere a vita. Un bambino di 11 anni ha ucciso la fidanzata del padre, incinta all'ottavo mese. Poi ha preso il pulmino ed è andato a scuola. L'incredibile tragedia è avvenuta venerdì a Wampum, in Pennsylvania. Secondo il procuratore distrettuale della Contea di Lawrence, John Bongivengo, dopo essersi preparato per andare a scuola, il ragazzino ha preso la SUA pistola, un modello disegnato apposta per i bambini, e si è avvicinato al letto della matrigna. La donna, Kenzie Marie Houk, 26 anni, dormiva ancora quando il bimbo le ha sparato alla nuca. Poi, il ragazzino ha riposto la pistola nella sua stanza ed è andato tranquillamente a scuola. A scoprire il corpo della donna è stata la piccola sorellastra, 4 anni, figlia della coppia, che si è messa ad urlare allertando i vicini. La polizia ha prelevato il ragazzino direttamente a scuola e ha riferito che sono in corso ulteriori indagini. Il bambino, incriminato per duplice omicidio, rischia ora il carcere a vita. In Pennsylvania, infatti, le pene per chi abbia compiuto dieci anni d'età e sia giudicato responsabile di un omicidio sono equiparabili a quelle di un adulto. Gli inquirenti ritengono che alla base del terribile gesto vi sia stata la gelosia del ragazzino per il papà.











[ma santoddio, mi dico, ma santoddio]

sottolineo il pezzo che dice, "un modello studiato apposta per i bambini"...ma santoddio.

come si può dare una pistola ad un bambino????????

lunedì 16 febbraio 2009

dannatamente

bello.vederti. ogni dannata volta.
dannata perché passano sempre mesi prima che io vada a cercare il tuo numero in rubrica.
Sarà per paura mia?. Naaa. Ormai ci sono abituato più o meno.
Sarà perché vite complicate nel mio caso e decisamente complicate e sensibilmente più alte per te.
E sei sempre così bella. Che tu invece sostieni, sempre, il contrario. Se passi a legger come dovresti, non arrossire/farti venire uno sbandamento.
Sai che la penso sempre così di te. E come non dirlo apertamente!

E sai che non mi sbaglio. Per una volta, e ne sono sicuro, non mi sbaglio.
Non credo di essermi mai sbagliato con te.
Per qualcunque cosa.
Nemmeno quando t'ho estorto quel paio di baci. eheh. io, ti giuro, che non ci credevo. suvvia, ora posso dirlo, è stato un passo per me quel bacio. e pure importante.
e sapere di averlo dato a te (anzi ricevuto, avessi dovuto fare io eravamo ancora la: io a farti vedere la mia Ibanez viola), mi ha rinfrancato in questi anni di paradossale-poco-variopinta-vitavissutadavveroinfindeiconti.
Nemmeno quando ho considerato bello il tuo profilo (e di nuovo sostenevi il contrario in quella lettera).
Ogni tanto la rileggo, Cip.
Che io ero Ciop. Perché Ciop è onomatopeicamente più grosso di Cip. che onomatopeicamente sembra più piccolo. Cip, piccolo. Ciop, grossissimo (no, però se il nero snellisce, e il nero snellisce, diciamo grossino).

Non posso negare quanto fosse dastarcisecchi il tuo fascino coi rasta.
E non posso non notare quanto quel fascino, nonostante mancanza di dredlock, sia inevitabilmente rimasto intatto. Non intatto, diverso certo, ma per me uguale ad allora.
E quindi, per certi versi, intatto.


Stai bene. E lo sai bene. Che ottieni quello che vuoi ottenere. In ogni caso. Che sia un esame o un uomo, se si chiama Stefano ovvio.
Non siamo vecchi per fare quello che vogliamo.
Solo ancora ci serve tempo per realizzarlo, se mai si realizzerà.
E il bello è vivere senza saperlo. Che forse il momento arriva così.
Forse non arriva. Forse arriva dopo.Forse, pensa, è già arrivato.

E chi siamo noi, in fin dei conti, per capire cosa sarà di noi?
Hai tutto quello che vuoi, tu. E, forse, so di far parte, un pochino pochino, di questo.

sinceramente. grazie.

giovedì 12 febbraio 2009

impressioni piovose

Quel ricordo uccide il mio bisogno oggi
e ogni cosa sale con nuova vita

QUel ricordo mi sbriciola la testa
Ma ignoro il mio motivo e quindi resterò

Resterò nonostante questo odore di pioggia
e nonostante non cambi mai un cazzo

Resto per gli sguardi,
Resto per i momenti,
e un po' per voi.
Ma non per Voi altri, e voialtri sapete.

Sapete tutto dal principio. Prima che fossi.
Prima che tu te ne andassi, prima che stringessi la mano,
Prima che scrivessi.

Inondo la mia testa di acque cattive
per cercare di andarmene. Non chiedetemi nè offritemi compagnia,
preferisco viaggiare da solo.
Mi ci immergo, fin sopra la testa, e fa freddo.
Ho aspettato così tanto che non posso più evitare, ora.

Adesso che ho solo bisogno di un ricordo
ho solo bisogno di un ricordo
ho solo bisogno di un ricordo
ho solo bisogno di un ricordo
ho solo bisogno di un ricordo
ho solo bisogno di un ricordo
ho solo bisogno di un ricordo
ho solo bisogno di un ricordo






[non ci posso credere]

martedì 10 febbraio 2009

e.e.

Quanto a noi, scriviamo ciascuno sul proprio cartello: "Giù le mani da me, per favore".

Un bellissimo articolo, letto di prima mattina, dopo aver già appreso della morte di Eluana Englaro.
Che tra l'altro era bellissima, giuro, era una ragazza stupenda.

E io già l'ho lasciato detto. E credo che ora lo scriverò, visto che sembra possa essere relativo, quindi lo dirò e lo scriverò in più punti e momenti della mia vita, in modo che nemmeno una cazzo di legge me lo impedisca, che GIU LE MANI DA ME, PER ME DECIDO IO. E di "vivere" così, pace davvero pace all'anima sua, io non ce la farei. anzi non vorrei.

Ed è ridicolo che dei politici, che prima di essere uomini sono politici, si mettano in una rissa al Senato, anzi mica ve la meritate la S maiuscola, senato. Siete persone ridicole, mi fate ridere e vomitare, e parlate di sacrifici che non devono essere vani. Ridicolo che in Italia ancora la gente non può decidere per se stessa. e c'è qualcuno che continua a difendere il contrario. Vaticano per primo. Mafia.

Ed è ridicola anche tutta questa cosa mediatica creata. Lasciate stare. Non merita questo supplizio, già che ne sta vivendo uno. Ed è la morte della propria figlia, che è un po' come se fossimo noi. 17 anni dopo un incidente stradale, un padre ha bisogno di calma. e di vecchiaia. e di tranquillità. e forse, con tutto l'amore accumulato e la libertà che s'è guadagnata, forse anche lui, ora, avrà entrambi.
amore.
libertà.

Ha 21 anni quando i suoi sogni si spezzano. Ne ha 38 quando muore. Diciassette li ha passati addormentata in un letto di ospedale.

sempre dalla repubblica, articolo di Ezio Mauro:

"È miserabile sfruttare una morte per trarne un vantaggio politico. È vergognoso trascinare il Capo dello Stato sul terreno della vita e della morte per aver esercitato i suoi doveri di custode della Costituzione. È umiliante assistere a questo degrado della politica. È preoccupante scoprire qual è la vera anima della destra italiana, feroce e crudele nella cupidigia di potere assoluto, incurante di ogni senso dello Stato, aliena rispetto alle istituzioni e allo spirito repubblicano, con l'eccezione ogni giorno più forte e più netta del presidente della Camera Fini.

Con la strumentalizzazione di una tragedia nazionale e familiare, e con gli echi cupi di chi tenta di trasformare la morte in politica, è iniziata ieri sera la fase più pericolosa della nostra storia recente per le sorti della Repubblica."

ora stiamo attenti davvero.

giù le mani da me.
senza per favore.

lunedì 9 febbraio 2009

assòrata

Eccoci.
Back from studio.
Non ancora con in mano le redini della nostra conclusione discografica, ma soddisfatti di come si stia modellando. Manca solo il mixaggio. E l'intro. Che stronzata. Hey biondo lo sai di chi sei figlio tu? Sei il figlio di una grandissima puttanaaaa! wo wo wo...
Il buono
Il brutto
Il cattivo

Poi c'è lo stronzo, il pezzo di merda, il tronista, il figo, il nerd, il fighetto, il fighettodimerda, il punk, il metallaro, l'emo, lo sfigato, il comunista, il fascista, il merda,lo sbirro, e così potrei andare avanti giorni e giorni, roba che Sergio Leone e Ennio Morricone potrebbero avere un infarto (in realtà potrebbe averlo solo uno dei due; vince un frigo a pedali chi mi dice chi).

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Cosa vuol dire soffrire?

Soffrire non è cadere e farsi male. O stare male perché hai bevuto troppo (E magari una cosa schifosa tipo jack e contreau, bleah).
Soffrire è sentirsi dire che non avevi voglia di fare questo. E il fatto che non ti si sia visto. E il doverlo fare noi al posto tuo.
Al posto tuo che preferisci lavorare un pochino più riposato la mattina dopo (che stronzata), piuttosto che suonare e registrare, con quello che per 8 o 9 anni che siano, è stato il tuo gruppo.
Il non vederti, il dirci che tornavi tardi (stronzate), il venire a sapere che fossi da tutt'altra parte quando potevi benissimo venire da noi fa solo e totalmente girare i coglioni.
Anche fartelo notare in te non fa cambiare nessuna idea, continui a non capire, e continui a giustificare con il fatto che DEVI, cazzo no non DEVI, lavorare. Sto cazzo di lavoro. Vivrai e morirari sotto il tuo lavoro. Ti pare una cosa bella?
Preferire la serieB allo studio.
Preferire il divano.
No No. E' sufficiente per riconsiderarti. Per rivoltarti. Péotenzialmente per appenderti. E appendere te stesso.
Ma tanto non capirai. Tanto per te sarà uguale. Basare le proprie priorità sul lavoro è da stupidi.
E pensare che c'hai 24 anni. E non hai ancora capito un cazzo.
Nemmeno gli errori.

Stronzate. Solo stronzate.
Avessi il coraggio di dire come stanno le cose per te.
E' che non hai ancora capito nemmeno questo.

Legata al dito. davvero.
Anche se ancora non è tutto.

mercoledì 4 febbraio 2009

dannata pancetta

dannatissima pancetta.
la madonna.
il signore.
e tutti i santi.
che mi si sono rivoltati contro.

e chi se lo ricordava il cagottone...

arriveranno gli scatti

arriveranno.arriveranno. sto facendo foto a nastro in studio. e presto anche qui forse qualcuno potrà vederle.

intanto i nostri prodi continuano nella loro missione di salvare se stessi.anzi.
meglio.
di salvare 9 anni della loro vita. e inciderli su 150 copie di un disco del quale, forse si forse no, non fregherà un bel cazzo a nessuno.

Intanto, e la cosa mi piace un sacco, noi ci stiamo facendo un culo tantissimo per starci dentro in 35 ore.
E per ora non si può non essere soddisfatti.
I suoni sono favolosi. E pensare sono ancora grezzi.
Stasera si finisce le chitarre, e poi toccherà a me.

E salgono paranoie da tonsille infiammate che fanno male solo a volte.
Boh. E se schiaccio sento il pizzichino.

Forse è vero, forse è come dice mia sorella, che è tutta preoccupazione. Forse no.
Sono "preoccupato" come ero "preoccupato ieri" ma ieri sto fastidio non l'avevo.

Oki.
Actigrip.
Mucosolvan.

Altre medicine. Che mica lo so se fanno qualcosa davvero.
E, ah, miele. E caramelline balsamiche.

Devo essere in forma.
Devo essere in palla.
E spaccargli il culo a tutti.

Di nuovo, sorridente e pacioccone.
Sorridente.
E pacioccone.


Yeah!

venerdì 30 gennaio 2009

reportino

"[..]I've got a book of matches
I've got a can of kerosene
I've got some bad ideas involving you and me
I don't blame you for walking away
I touched myself had thoughts of flames
I shat the bed and laid there in it
Thinking of you wide awake for days
Wide awake for days[...]"

beh. alkaline trio. e troppa poca gente in confronto a quello che sarebbe potuto essere.
però, diomio, questi alkaline trio spaccano il culo. santoddio l'hanno spaccato.
m'avevate sempre detto che non ci stavano dentro dal vivo. e dio forse non ero pronto perché invece hanno fatto vedere come non avere un'attitudine così punkrock ma fare del punkrock come si dovrebbe.
roba che i governi dovrebbero incentivarlo, il punk rock.

iniziamo male. il primo pezzo non lo conosco (dannato il tempo che non ho per ascoltarmi i primi dischi). ma mi rifaccio alla svelta.
sempre ovattato.
tranne che su che This Could Be Love e su Time to Waste.
eh no, li mica potevo permetterli l'ovatta.
tutte le altre si ma su Time To Waste no. no. e poi no.


"There's someone down below blowing you a kiss.
They watch from their windows
as all arms fall to their sides,
and all eyes fix on the death of tomorrow.
And you found everything you need
to make a life complete,
completely revolting and they have safety and relief
For sale down the street.
I see you in line every day

You had time to waste and I'm not sorry,
such a basket case, hide the cutlery.
I had time to kill, it's dead and buried.
You've got guts to spill but no one trustworthy.

These creatures are waking up in these dark trees.
Awaiting like vultures.
Eyes roll back turn white in time to feed
They salivate in hunger.
for you, and everything they need
to make a death complete,
completely unnatural and salvation lies
behind those dead eyes that watch you while you sleep every night, and

You had time to waste and I'm not sorry,
such a basket case, hide the cutlery.
I had time to kill, it's dead and buried.
You've got guts to spill but no one trustworthy.

You had time to waste and I'm not sorry,
such a basket case, hide the cutlery.
I had time to kill, it's dead and buried.
You've got guts to spill but no one trustworthy."

Ne avevo strabisogno.
e parlo di , bisogno, mica voglia, o altro. bisogno. necessità.
fisica, mentale, sensoriale.
avevo bisogno di 200km per i cazzi miei. io e mikepatton all'andata.
io e e i Thrice al ritorno. e pure l'autogrill. "Un Gran Rustico, una coca e un caffè, Grazie!" Un Gran Rustico, che faccio una fatica a dirlo ogni volta, sta erremoscia...
e che era pure bollente madonna.

Non c'era nessuno alla stazione di servizio di Dalmine, solo un fighetto 40enne biondo tinto con un tic stranissimo (ha ordinato: pane col salame e una bottiglietta d'acqua), una coppia piuttosto anziana (lui è andato subito a fare pipì), un altro paio di stronzi, e io. Ma elargivo sorrisi. E gentilezza. Cantavo in autogrill.
Pezzo, mio caro (1, : grazie!), è inutile che mi dici che io non posso essere felice. Perché noi siamo nati per esseri così, hai ragione, ma non oggi. Vitali, ma nel dubbio giustificatissimo che possiamo diventare morenti, ora stai bene - ora no.
Morire è tanto semplice al giorno d'oggi. E non parlo di morte fisica. Quella è conseguenza dell'altra morte. Quella che Ti / Vi / Ci sta portando laggiù.

Dove il punk rock, purtroppo, non c'è.