martedì 20 gennaio 2026

Il vicario di me stesso


Non so quali siano o se siano buoni o cattivi questi fardelli che sto portando.

Esiste un momento per dei tentativi anche da parte mia, di non essere me. Chiudo i discorsi con le stesse dinamiche con le quali mi sono visto chiudere i miei, con la stesso jolly che ho imparato ad usare anche io.

Vicario di me stesso, non so cosa stia portando, ma so che dovrò consegnarmi il messaggio al posto mio, senza guardarmi indietro e, da buon messaggero, senza mai volerne portare altra di pena. Senza sapere quale sia il messaggio né se ci sia un messaggio. Senza sapere cosa succederà poi, una volta ricevuto. Senza colpe, senza sentimenti, senza coraggio, senza paura, senza aspettative ma ancora col piatto pieno di avanzi da finire.

Sono tutto sporco, lercio e slabrato dalla fitta sassaiola, ebbro di dubbi, vacuo di parole ma ahimé ancora pieno di volontà di trovarne. 

Dalla consegna in poi vorrò solo essere spettatore, sempre l'unico che sta pagando per tutti, nell'abisso.

E chissà che il messaggio arrivi a destinazione integro, non confutabile, non rinnegabile, solo accettabile. E chissà che riesca a guardare il mio mondo esplodere in mille pezzi, purtroppo, o finalmente, con tutta la serenità che posso. Che in fondo è l'unica cosa che ho sempre voluto inseguire.


"Vicariously, I live while the whole world dies. You all feel the same, so why can't we just admit it?"

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