Sento davvero tutto, sento troppo. Leggo che la sensibilità di questo tipo sia un dono, ed è vero. E' preziosa ma pesa, pesa davvero tanto.
Ho messo via tutto in una scatola di latta e dentro ho scritto che mi manchi, ho scritto che il dolore finirà, ho scritto che ti amo, ho scritto che il cielo non ha più il colore dei tuoi capelli, col pennarello indelebile. In quella scatola c'è parecchio di ciò che sei per me, e forse è proprio lì la chiave. "Per me". Cosa vuol dire?
Dentro ci ho messo tutto, il pupazzo di Unravel, un tuo capello blu dei mille che continuo a trovare, due fotografie, la fontanella meneghina, le manette rosa, la tua vignetta e tutti i sorrisi e i pianti che ho potuto farci stare.
Ho proiettato tutto io?
Ti ho idealizzato io?
Mi hai idealizzato tu?
No.
No.
Sì.
Ho buco enorme dentro, potrei contenere 3 afriche intere. Tratterrò il respiro per provare a non torturarmi ancora chissà quanto, butta dentro 4 butta fuori 8, butta dentro 4 butta fuori 8, e chissà che magari un giorno smetterò di doverci provare e riprovare.
Non so più nemmeno perché piango in certi momenti, se per le incongruenze e la mancanza di rispetto, se perché non posso farci proprio niente, se perché la tua lotta per liberarti è già catena, se per l'amore che ancora sento, se sia quella nostra sincronicità che non tornerà, se è perché non ti sei data la possibilità di amarci e basta ma ti sei data quella di essere questo surrogato di te stessa con la confusione del mondo e delle ombre che hai intorno e dentro di te, o forse perché non mi sono sentito solo abbandonato, ma anche sostituito da un giorno con l'altro. Io riguardo le foto e trovo solo il viso e il sorriso più belli del cosmo e l'animo gentile di chi è fuoco ma non lo ha mai capito.
D'altro canto c'è poco da capire e tutto da essere vissuto e di sicuro vedo quale e dove sia il mio valore, in tutto questo. Si attorcigliano le viscere a pensare di non poter fare nulla, e di essere l'unico spettatore pagante in tutto l'abisso, ma va così.
Anzi, vai, vai, tu vai. La morte di questo me è un attimo, tra poco passa, due curve e siamo arrivati.
Action without movement, desire without heart [...] These are the outer symptoms of inner detonation.
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