giovedì 8 gennaio 2026

Journaling: 2 - In mare aperto

Tutte le parti di me, anche quella morta, hanno capito tutto. Ma c'è sempre un'altra parte di me che vorrebbe non muoversi dall'angolo all'uscita della metro di S. Agostino. Vorrebbe viverti, vederti tornare a casa distrutta ma col sorriso che avevi quando venivo a trovarti a sorpresa a lavoro, perché bastava vederci perché cambiasse tutto. Lo ricordo come fosse ieri, quel sorriso enorme per la sorpresa di avermi visto arrivare. Bastava così poco. Avevi i capelli raccolti e che bella che eri, che bella che sei, saltavi dalla gioia ed eri piena di primavera, eri piena di sorriso, eravamo pieni ma mai sazi.

Quella parte di me è su una nave, ma non sa quale cima prendere per prima in mano. Magari è quella sbagliata? E' drizza o scotta? E' quella di ormeggio? Cosa devo fare? Qualcuno mi spiega?
Quella parte di me è in mezzo ad una flotta di altre mille navi che va in una direzione, ma su questa, ignorando ogni procedura nautica, è in corso una manovra improbabile per uscirne comunque indenne, solo per restare lì in attesa che un giorno, "qualcosa, qualcuno".

Ma poi conto fino a 3 e mi ricordo che sono io il comandante, sono io quel cretino. A volte non ci penso ma sono anche primo ufficiale, sono timoniere, sono navigatore, sono il cuoco, sono vedetta, sono il prigioniero sulla passerella, sono l'uomo in mare, sono anche lo squalo che affila le fauci.
Sono il buio della notte che fa paura e interrompe il sonno, ma mai come il giorno che pur così illuminato ci nega e nasconde tutto. 

Il comandante ha delle responsabilità, verso il suo equipaggio, verso il mezzo e verso se stesso.
Il comandante lo sa che ha fatto il suo vero meglio, che il vento cambia e a volte c'è da aspettare, altre volte è sufficiente impostare la vela correttamente e che a volte le cartine non segnalano tutto. Il comandante sa che se il vento finisce, bisogna tornare al porto, trovare un posto sicuro.

Ci ho creduto con aspettative ma senza forzature, ci ho creduto tanto in quel sole del presente e in quei lampi di futuro, in una cima lenta che sto tenendo in mano da solo. Una cima che mi tiene incollato allo schermo anche quando lo spettacolo è concluso, in attesa di chi? In attesa di cosa? Di un finale alternativo che mi meriterei? 
Non posso trattenere le lacrime, né chi non vuole restare. Non tutto vuole aggiustarsi, non tutto accoglie l'oro nelle sue crepe, magari non subito o magari proprio mai. La vera cosa splendida per me stesso è lasciar andare. Ciò che tornerà doveva tornare, e se non torna beh, è così che deve andare.
Smettere di cercare di capire mi farà fidare di nuovo di me stesso, perché ci sono momenti in cui non serve fare proprio niente ma solo lasciare che il silenzio sia cura. La fa bene quella cosa che porta le risposte anche quando non ha nessuna parola e nemmeno mezza domanda nello zaino.

Davanti a me il mare, dentro di me è pieno di cime aggrovigliate. Spero stia tirando quella giusta, penso di sì.

White, silicon eyes, watching storms, sitting quiet.
Reading books in the heat of city lights, bored. Everyone's bored. 
When I'm restless, put me under the night stars, and I'll feel grounded.
I know, I'm just a girl, but can I change lives?

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