Tutte le parti di me, anche quella morta, hanno capito tutto. Ma c'è sempre un'altra parte di me che vorrebbe non muoversi dall'angolo all'uscita della metro di S. Agostino, o al massimo fare la spoletta con Tolstoj. Vorrebbe viverti, vederti stanca morta ma col sorriso che avevi quando venivo a sorpresa da te a lavoro, perché bastava vederci e basta. Lo ricordo come fosse ieri, quel sorriso enorme per la sorpresa di avermi visto arrivare. Bastava così poco. Avevi i capelli raccolti e che bella che eri, che bella che sei, saltavi dalla gioia coi pugnetti chiusi o gli applausini ed eri piena di primavera. Muscoli facciali, occhi, sorrisi, tutto ti rende stupenda.
Quella parte di me è su una nave, ma non sa quale cima prendere per prima in mano. Magari è quella sbagliata? E' drizza o scotta? E' quella di ormeggio? Cosa devo fare? Qualcuno mi spiega?
Quella parte di me è in mezzo ad una flotta di altre mille navi che va in una direzione, ma su questa, ignorando ogni precedenza nautica, è in corso una manovra improbabile solo per restare lì in attesa che un giorno, "qualcosa, qualcuno".
Ma poi conto fino a 3 e mi ricordo che non solo sono io il comandante - a volte non ci penso - ma sono anche primo ufficiale, sono timoniere, sono navigatore, sono il cuoco e cambusiere, sono vedetta, sono il prigioniero sulla passerella, sono l'uomo in mare, sono anche lo squalo che affila le fauci.
Sono il buio del mare di notte che fa paura e interrompe il sonno, ma mai come il giorno che pur così illuminato ci nega e nasconde tutto.
Il comandante ha delle responsabilità, verso il suo equipaggio e verso se stesso.
Il comandante lo sa che ha fatto il suo meglio, che il vento cambia e a volte c'è da aspettare, altre volte è sufficiente impostare la vela correttamente e che a volte le cartine non segnalano tutto. Il comandante sa che se il vento finisce, bisogna tornare al porto, trovare un posto sicuro, ricalcolare la rotta.
Ci ho creduto senza forzature, ci ho creduto tanto in quel sole del presente e in quei lampi di futuro, in quella cima lasca che sto tenendo in mano da solo. Una cima che mi tiene incollato lì ancahe quando non c'è vento, in attesa di cosa?
Non posso trattenere le lacrime, né chi non vuole restare. Non tutto vuole aggiustarsi, magari non subito o magari proprio mai. La vera cosa splendida per me stesso ora è essere me stesso.
Ci sono momenti in cui non serve fare proprio niente ma solo lasciare che il silenzio sia cura. La fa bene spesso quella cosa che porta le risposte anche quando non ha nessun dizionario e nemmeno mezza domanda nello zaino.
Davanti a me il mare, dentro di me è pieno di cime aggrovigliate. Spero stia tirando quella giusta, penso di sì.
White, silicon eyes, watching storms, sitting quiet.
Reading books in the heat of city lights, bored. Everyone's bored.
When I'm restless, put me under the night stars, and I'll feel grounded.
I know, I'm just a girl, but can I change lives?