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S01 E04 - Fuoco arriverà anche per voi

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Coi le sinapsi a volte ancora balorde, ho  ancora così tanto da capire e da imparare e ogni giorno mi presenta il conto di quanto io debba indietro, anche senza fare il 730. Ma ammetto anche che ogni giorno mi regali comunque qualcosa e anche il solo rendermi conto di non pensare più soltanto al peggio già da un po’, mi concede un nuovo mattoncino di ciò che sono, da aggiungere al mio personale e nuovissimo muro. È incredibile cosa si riesca a fare e decidere, come cambia ciò che desidero e come grazie a questo io impari a camminare di nuovo ogni volta; s enza gli spettri a svegliarmi nella notte per spaventarmi con il "BUH!" della mancanza. Non mi avrete di nuovo, demoni che state nell'armadio da non aprire mai più, quello della merda.  Vaffanculo, voi e ogni cosa che rappresentate, perché non mi rappresentate più. E mi raccomando, f ate attenzione alla coda di paglia  il giorno che appiccherete un'altro incendio. Fuoco, lo so perché all'inferno mi ci avete manda...

S01 E03 - Assertivo con me stesso, riscrivo il mio contorno

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Ero perso nei garbugli della memoria delle cose da dire pensandoci bene o non pensandoci affatto, o nei rami della falsità non vista, o peggio, di quella vista e permessa. È un lavoro ogni giorno che mi tocca fare, perché a volte mi manca e me lo sogno ancora, come stavo chiuso tra le gambe o avvinghiato alle dita, alle dita in bocca, alla lingua, ai fluidi corporei, perso negli occhi o nei sorrisi camminando con le dita sulla pelle. Ma fuggire, divorare, calpestare, sostituire, minacciare, mentire, non sono i miei infiniti. R estare, rialzarmi, camminare, asserire, pensare, costruire, bruciare, aggiungere, togliere, misurare, osservare, ricordare, cambiare, invece sì.  Farò di questi infiniti un tesoro preziosissimo, e se servirà picchierò il naso ogni momento di ogni giorno, per indovarmi e rendermi una volta per tutte consustanziale alla stessa materia su cui poggio i piedi. Un me stesso steso in distese distanti anni luce da ciò che non c'è più, che urla il più grande "VAF...

S01 E02 - Ciao mamma, ci sentiamo domani quando sei sveglia.

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Sento la tua voce chiamarmi, dalla cucina. Io, da davanti alla tv a giocare a Final Fantasy VII, metto in pausa: "Stefano vai in giardino a prendermi salvia e rosmarino per favore?" Con uno sbuffo, vado. "Quanti rametti ti servono?". La domanda è inutile perché la risposta è sempre "Boh, un po'!" So che ti fa piacere li sciacqui e asciughi già, prima di usarli, e poi resto un po' a guardarti, sedendomi sulla cassapanca. Hanno un buon profumo, da lavati. È colpa della mia curiosità ma anche del ripieno dei ravioli pronto nella ciotolona, se te ne rubo sempre un sacco di cucchiaiate. Ricordo ancora il sapore inconfondibile della tua ricetta, insieme alla tue lamentele a forma di "Dai basta, che mi serve!". In tutti gli oggi come oggi, la mancanza tira tanto verso di te. Lo sento nei sogni che ancora faccio,  che mi fanno svegliare con la mancanza dei volti e delle mani  e di cui vorrei parlarti, nei mesi passati e di quelli in corso in cui ...

S01 E01 - Tacitare la belligeranza.

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Ancora un po' confuso - lo ammetto - tra gli effetti Zeigarnik e Ovsiankin, sono proprio contento del sole in questi giorni. Sarà Guccini riesumato per caso, sarà il giubbetto con le toppe nuove e che vuol dire primavera, sarà stata la cena con papà o gli amici o il weekend in giro insieme a Lola, ma mi sento vada bene così per ora. Faccio strade diverse, mangio cose diverse, "calpesto aiuole nuove", vado via ogni weekend, mantengo un appuntamento mensile dal tatuatore e forse mi farò un piercing. Che sommando tutto so non sia granché in realtà, ma è bello guardarsi i piedi senza per forza far caso a quanto sia affollato il cielo. Il distacco altroché se è possibile, identificare le emozioni è obbligatorio, discernerle è necessario. Magari la ricezione di quella frequenza sibilante di fondo continuerà per un po', ma così riesco ad ingannare i miei circuiti neurali, insieme agli amici Amigdala e Ippocampo. Rimanete con me però, la vostra compagnia mi serve comunque. S...

Io sono la grondaia.

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"Un veliero che venga a trovarsi sull’Oceano in un momento di tempesta, ammaina le vele per non essere trascinato nei gorghi del vento e distrutto. Ritornata la calma, riprenderà la sua rotta e raggiungerà egualmente la meta. Non facciamo quindi di noi stessi l’equipaggio del veliero che s’abbandona alla paura e compromette così le sorti della sua nave, ammainiamo anche noi le vele delle nostre attività e premiamo ogni forza nostra sul timone. Il sereno vien sempre dopo ogni bufera e nel sereno ci rifaremo del tempo perduto." A livello biologico un pugno in faccia o diventare invisibili sono la stessa cosa. L'empatia apparente, quando viene consapevolmente contingentata e oltrepassa la maleducazione, raccontando una normalità già segnata, invade dove solo la manipolazione mette le dita. È una questione di dignità mancante nel trattare se stessi e le persone intorno? Cosa penserà chi capisce ritrovandosi le valige piene di veleno? Restare anche quando le parole cadono nel ...

Alene

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  Ci sono tante maniere per sentirsi soli.  Si può essere immersi in un passato in cui non si è più inclusi, circondati dal mondo intero, in una città qualunque piena di gente, in un bar affollato o in un museo. Camminando per strada, mangiandone l’asfalto come fosse cibo, respirandone l’aria a tenere vivo il sangue. Calpestando mozziconi di sigarette fumati da chissà chi chissà quando, nel bagno di un locale mettendo i piedi nel piscio di maschi senza la mira, o bevendo un caffè americano del cazzo aspettando nessuno.  Ci sono anche tante maniere per non sentirsi soli.  Emergendo dal passato in cui non si è più inclusi, salutando qualcuno che entra in ascensore e chiedendo a che piano stia andando per premere il tasto al posto suo, facendo sedere qualcuno vicino a me mentre bevo il mio caffè americano del cazzo, sorridendo a un* qualunque sconosciut* mi si ponga davanti su un marciapiede stretto, rispondendo "Tusen takk" a chiunque faccia qualcosa per me. Posso sent...

Ste, non dimenticarti di guardare dietro ogni tanto.

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  Di nuovo nel labirinto da decifrare, torno sulle solite nostalgie. Forse però sono loro ad inseguirmi.  Anche capire diventa un inseguire una cosa che non mi compete. Non c'è nessun megafono a urlarmi ordini né una stella a guidarmi, c'è sig. Cuore da maneggiare, ci sono connessioni da saldare. Sig. Cervello con la sig.ra Mente avranno il loro bel da fare per dire a loro figlio, Corpo, di stare tranquillo. Oslo mi sta insegnando un pochino il freddo e che con le scarpe giuste si può non scivolare sul ghiaccio. Anche se la lezione durerà pochi giorni, tornerò con lo zaino un po’ più gonfio. Di me, delle mie paure un poco domate e di quelle nuove, della mia voglia di amare, della mia necessità di pensare ad altro, e di tutte quelle cose che in questi giorni mi hanno fatto finalmente pensare ad altro. Una strada da trovare, con uno sguardo dietro a vedere cosa mi insegue, ma senza paura che possa raggiungermi, perché finalmente potrei affrontarne le unghie affilate. "Counti...

Il silenzio non chiude mai la porta quando entra.

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  Le case piene del peso che manca.  Il giardino spento che guardo dalla finestra, le tende aperte quanto serve.  I merli cantano della pioggia della notte. Ora è mattino. Le batoste, i rimpianti, i desideri, il silenzio della luce accesa senza una guerra vera da combattere. La porta è rimasta aperta, non so chi deve arrivare. Le emozioni appassite scelgono la via più facile per cercare l'acqua.  Ma non è autunno, non cadranno ora. Aspetto il loro rinascere, aspetto che la luce riempia le crepe. La accoglierò e forse finirà la voglia di camminare all'indietro.  Cambiamento è trasformazione e trasformazione è crescita.  È paura dell'onda che arriva. Ci sono strane maniere per ingannarmi e ci sono strane maniere per uccidermi.  L'amore non salva. L'amore scava. E io sono nessuno. " The wayward marks, the waves of pain and pleasure. The hallowed dark, the hollow grin. The fallow fields, the golden grain. The tower fell, the star remains. The token sc...

Viaggiatore stanco, calloso e dolorante, il tempo e la gravità ti hanno seguito fin qui.

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  È il coraggio o la paura che serve? È l'orgoglio o l'umiltà che mi insegue? O che pretendo? È davvero tutto ciò che voglio la serenità che inseguo? È il peso di una montagna o di un oceano o quello di una piuma, che devo lasciarmi dietro? O la loro bellezza? Finiranno mai queste domande? Forse è l'unica cosa di cui sono sicuro, insieme al fatto di non tradire nessun me stesso se rido o vivo, o se vedo il fondale quando l'onda si ritrae per un attimo, anche se so che tornerà. Ed è tutto così chiaro, cosa deve importarmi davvero. Sono io il viaggiatore stanco? " [...]  Spoils and troubles, they burden you more. Pay them no mind, they matter no more. Leave them behind and show me all about the ocean. Deep in your eyes,  I've never seen the ocean, n ot like this one. Show me your eyes,  I've never seen the ocean, n ot like this one. Look in your eyes,  I've never seen the ocean, n ot like this one"

Curami, avvelenami, con gli occhioni grigi.

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Un'altra domenica da attraversare, tutta da capo. Accoglimi Nebbia, nascondimi l’orlo su cui mi porterà il sole.  Accompagnami tu Lola, proteggimi anche oggi dalle tristezze liquide.  Coccolami tu Lain, vibra insieme a me.    "Una medicina che nuoce, un veleno che cura" , ancora una volta nella speranza di una pioggia impetuosa che lavi davvero. "[...] Denial, business as usual.  So roll your eyes, shake your head, turn away and call me names.  I'm okay with that, too proud. Unable to listen, we keep speaking.  Moted by blood, unable to notice ourselves. Unable to stop and unwilling to learn."

Og ég fæ blóðnasir, en ég stend alltaf upp. Cronache dalla pozzanghera.

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Ci casco sempre nei giorni stanchi, umidi. Proprio io che parlo, scrivo, paro, schivo, ma inciampo ancora nei giorni che iniziano senza sonno, proseguono sbilenchi e finiscono a deflagrare nel torbido della non lucidità e dei rumori di ufficio.  Ci vede lungo la mia razionalità ed è cieca la tristezza dei momenti sbrodoloni. Quante volte si è rotta il naso contro l'asfalto, la mia rabbia quando si veste da incertezza. Il merito e il non merito, il rispetto e la sua mancanza, la delusione immensa, il dire la mia ma senza l'ascolto, le ferite, l'inconsapevolezza che 'spetta n'attimo , l'essere stronzi, i "tanto per", il sentirmi squoiato, le briciole dei pasti degli altri e le emozioni in prestito finché va bene, ma poi diventa una merda. Sono nudo, le provo tutte a non pensarci ma mi sento come un entanglement quantistico che non sempre reagisce nella sua controparte; e va bene se mi vedono tutti. Lo sfido tutti i giorni lo spazio e il tempo, ho affinat...

Ho un sacco pieno di parole e non so cosa farmene...Indifferenziata?

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Sto riordinando tutto quanto, nei miei archivi. Trovo un sacco di cose, e sto cercando di capire cosa buttare, cosa regalare, cosa dimenticare, cosa tenere, cosa lasciare andare. Trovo una marea di cose e tantissime parole lì a metà, volatili, volanti, inespresse e anche espresse. Ispirato da una cosa che ho letto questa mattina: "Le parole non sono aria che esce dalla bocca e che il vento porta via: sono neurobiologia, memoria, legame. Entrano in noi dalla porta più vulnerabile e ci restano addosso come una seconda pelle". Una parola non muore dopo che qualcuno la dice, inizia lì a vivere. E' come se vedessi tutte le scie che ogni cosa detta ha lasciato, non ne ho dimenticata quasi nessuna. Sono solchi a volte, più o meno profondi e me li ritrovo un po' ovunque. Aprendo il frigorifero, facendo colazione da solo, mentre mi asciugo dopo aver fatto la doccia, mentre mi lavo la faccia, mentre guido in autostrada, o mentre passo davanti alla stazione di Chiari. Sono in tu...

Le strategie dell'ambiguità hanno strade infinite

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La responsabilità causerebbe sofferenza dove non c'è maturità emotiva, o dove c'è abitudine alla confusione emotiva.  Fare finta di starci dentro diventa impossibile, eppure a volte sembra sia tutto così reale, così chiaro e libero, vivo e vero. Tutto diventa segnali agli antipodi l'uno dall'altro, e l'ambiguità diventa strategia inconsapevole per prendere tempo con le proprie responsabilità. Come andarsene lasciando un percorso di briciole e di porte aperte, con fuori la tempesta. È il pensare di smettere di accettare il minimo per noi stessi, che ci incasina. Crescere senza l'attitudine a farlo è comprensibile renda tutto difficile. Crescere è distruttivo quando esiste un trasvestimento da comfort. Sparire è conveniente, non dire tutta la verità è volere un comfort disfunzionale.  Evitare, sentirsi inadeguati e impreparati sono solo paura travestita da "decisione", ma la dignità della responsabilità verso i nostri sogni o sforzi fatti dov'è?  Ser...

Sorgi, lancia di cristallo, vola sopra di me.

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A volte ammiro come certe persone così piene di vita non lascino mai che le evidenze interferiscano con le proprie opinioni. Capiranno prima o poi, non ho nessun dubbio, che sono tutte pentole senza nemmeno un coperchio.  Ci sarà bisogno di avere un righello bello dritto e seriamente calibrato. "Senza un righello con cui farlo, non si può raddrizzare ciò che è storto." (Seneca). Comunque, per quanto valga, non è mai né troppo presto né troppo tardi, per essere ciò che vogliamo essere davvero. Possiamo iniziare oggi, possiamo aver iniziato ieri, o potremmo iniziare domani. Possiamo vivere tutto al meglio o al peggio, è solo nelle nostre mani la scelta della pillola blu o di quella rossa, o di quella verde, o di quella viola.  Vogliamo vivere?  E allora affrontiamo la vita, le scelte, le loro conseguenze, le persone scegliendole anche sbagliando e affrontando il legittimo, ma troppo spesso non pensato, cambiare idea nostro e degli altri. Ma soprattutto, affronteremo il fatt...

Walkie Talkie col domani che splende

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  "Non ci si illumina immaginando la luce, ma diventando consapevoli del buio" (C.G. Jung) Brucia il giorno, bruciano le epidermidi. Brucia di vita , la mia vita. Scotta di calore continuamente dissipato e continuamente prodotto, un ciclo perpetuo che non ha bisogno di raffreddamento.  Il corpo cerca quello a cui è abituato, a chiudere gli occhi, quando è l'unica cosa che conosce. Lo sento che c'è qualcosa dentro che mi confonde sempre. Non ha una forma definita, non è un oggetto. E' qualcosa che contemporaneamente mi guida e mi confonde, mi prende per il culo. Non capisco il senso a volte. Guidare e confondere non sono verbi opposti. Sono un insegnare a me stesso che dopo il buio viene sempre la luce prima o poi, come una guida forzatamente lineare, che coi suoi tempi ciclo mi fa passare attraverso le emozioni di ieri, mi invita ad avere il coraggio di attraversare quelle di oggi, per guardare sempre al domani, con meno paura ogni giorno che vedo nascere e morire...